Per fatto personale. Approfitto della carineria di Emiliano Giagnoni (che mi ha citato nel suo post su Facebook) che ho paragonato a unassist, utile per far capire come la penso. Come ho sottolineato ad altri interlocutori, che hanno scambiato la mia libertà di pensiero per dipendenza da qualcuno dei (tanti) protagonisti di questa estenuante vicenda dell’Olbia (che onestamente mi ha provato e amareggiato), io cerco di privilegiare le notizie, a qualsiasi altro elemento: “i fatti distinti dalle opinioni“, sosteneva con saggezza uno dei maestri di giornalismo che ho conosciuto. Per tutta una vita ho fatto il giornalista dopo aver capito che quella era la mia strada. Ho fatto la gavetta: da collaboratore “abusivo” e sottopagato, fino alla direzione di un giornale lontano dalla Sardegna, passando per altri incarichi gratificanti come ad esempio i dieci anni trascorsi alla guida della redazione di Olbia e Gallura della Nuova Sardegna, di cui vado fiero e conservo un ricordo indelebile. La professione (che considero la più bella del mondo) mi ha consentito di vivere con dignità e di non far mancare nulla a me e alla mia famiglia. Poi, mi ha anche permesso di andare in pensione che fortunatamente considero adeguata ai (tanti) contributi versati. La mia bussola dunque è: dare notizie. Cosa che ho fatto quando lavoravo a tempo pieno nelle redazioni dei giornali e che mi sforzo di continuare a fare nel mio piccolo sito del quale sono responsabile dalla prima all’ultima virgola. Un “lavoro” quest’ultimo, che non è un lavoro ma lo svolgimento di una passione, senza pensare a chissà quali tornaconti o a gratificazioni economiche, un obiettivo che non perseguo. Mi piace scrivere di diversi argomenti, ma di recente mi sono visto quasi “costretto” a occuparmi dell’Olbia per tutto le turbolenze degli ultimi mesi. Tutti, nella vita, sbagliamo, e dunque anch’io mi accollo la mia parte di errori (l’autocritica non è molto diffusa, però), che però sono frutto di… notizie ricevute da fonti autorevoli e qualificate. Persone che si fidavano (e si fidano) di me, peraltro ricambiate. Non è mai successo però che io abbia dato notizie per favorire Tizio o Caio: spesso, ma fortunatamente non sempre, chi aveva (e ha) un’opinione diversa dalla mia ha preferito offendere, alludere, qualche volta ricorrere addirittura a minacce più o meno esplicite, anziché confutare le impressioni e le rispettive opinioni. Io ho tanti amici e conoscenti che la pensano diversamente dal sottoscritto nei settori più disparati, a partire dalla politica (mia altra grande passione), ma nessuno di loro ipotizza che le mie posizioni siano ispirate o, peggio, generate e propalate da manipolatori di professione o dalla malafede allo stato puro. Nessuno è autorizzato a pensare che il sottoscritto sia stato usato (una delle accuse più infamanti è proprio questa) da Tizio o da Caio, chissà poi per quali interessi o vantaggi personali. Per oltre vent’anni, ho seguito l’Olbia (gestione Putzu-Selleri-Balata-Sotgiu) raccontando le gesta di una stagione esaltante e irripetibile, scrivendo le cronache delle partite casalinghe e di quelle in trasferta, spesso trascurando affetti e altro, “costretto” com’ero a lavorare tutte le domeniche (giorno di riposo per antonomasia), per anni e anni, con pochissime eccezioni dovute a causa di forza maggiore. Ho conosciuto centinaia di calciatori, decine e decine di allenatori, direttori sportivi, gente perbene ma anche soggetti non proprio irreprensibili. Anche oggi, con tutti (non molti) i capelli bianchi che mi affollano (si fa per dire) la testa, mi occupo dell’Olbia e diOlbia (città che amo, al netto di qualche eliminabile difettuccio ), privilegiando – visto che non devo rendere conto a nessuno, se non alla mia coscienza – l’aspetto del sostenitore delle maglie bianche rispetto a tanti altri valori per me secondari. Quelle maglie che ho conosciuto e amato da quando ero un bimbetto, e frequentavo il “Nespoli” (prima che si chiamasse così, quando era un campaccio in terra battuta, disseminato da… scogli che erano il terrore degli avversari e delle loro gambe spesso sfracellate). Tutto questo grazie alla mia povera madre, che fino all’età di poco meno di novant’anni si è seduta sugli spalti del “Nespoli”, finché ce l’ha fatta a salire le scale, con in tasca la tessera di abbonamento all’Olbia. Mi scuso davvero se mi sono dilungato. Giuro che non lo farò più.
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PER FATTO PERSONALE
Chiedo scusa per questa articolata riflessione ispirata da un post su Facebook (che mi è sembrato un “assist”) che consente al sottoscritto di esporre il suo pensiero sulla vicenda della tribolatissima Olbia, alla luce di quanto è stato detto e mormorato negli ultimi mesi
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