Prove tecniche di unità (almeno d’intenti) per il Partito Democratico di Olbia. Il segretario cittadino Pietro Spano infatti ha convocato per venerdì 20 marzo, all’ora del tè, nella sede di via Danimarca, “l’assemblea di circolo”, chiamata a dibattere su un nutrito, complicato e impegnativo ordine del giorno. Sullo sfondo c’è la campagna elettorale per le elezioni amministrative della primavera 2027, un appuntamento decisivo per la politica. Ci sarà da capire se la maggiore città della Gallura sarà ancora governata per altri cinque anni da un centrodestra “acefalo” (il Capo supremo Settimo Nizzi non potrà essere riproposto per una legge che neanche il suo partito vuole cambiare), oppure se ci sarà un’inversione di tendenza dopo il ventennio di un esponente politico che sicuramente vorrà cimentarsi nella lotta per la conquista della Regione (il suo principale competitor potrebbe essere l’imperatore del tennis Angelo Binaghi e in seconda battuta il deputato di FI Pietro Pittalis).

I PRECEDENTI. Lo sguardo è rivolto alle due ultime elezioni che hanno visto l’attuale primo cittadino prevalere su Carlo Careddu nel 2016, e su Augusto Navone nel 2021. In entrambi i casi, Nizzi ha sì vinto, ma non ha stravinto. Dieci anni fa, al primo turno prevalse addirittura l’esponente del Pd (9.873 voti contro gli 8.330 di Nizzi), ma nel ballottaggio ci fu la clamorosa rimonta: 12.698 olbiesi scelsero Nizzi (50,71%), 12.341 consensi andarono invece a Careddu: la differenza fu di soli 357 voti. Nel 2021 invece non fu necessario il ballottaggio per consentire al sindaco uscente di battere Navone per 15.529 (52,3%) a 14.012 (47,7%): la differenza fu di 1517 voti.

LA COALIZIONE DA COSTRUIRE. Sulla base di questi numeri, il Pd – stando all’ordine del giorno dell’assemblea di venerdì – intende fare il punto sul “quadro politico cittadino” in vista dell’”avvio di un percorso programmatico” e della “costruzione della coalizione”. Un cantiere aperto che ovviamente avrà bisogno di un dibattito articolato, decisamente complesso, nel quale il partito cercherà di trovare quell’unità interna che fino a oggi si è vista solo a tratti (ma la diaspora è una “malattia” dei Dem e del centrosinistra diffusa non solo in Gallura: un esempio su tutti, il caso di Tempio che ha deciso di puntare sull’ex sindaco Romeo Frediani, sul quale avremo modo di tornare). Mettere assieme una coalizione compatta e credibile è impresa ardua. Oggi quegli esponenti del centrodestra che cinque anni fa appoggiarono Augusto Navone (un’arma letale per il biologo marino) non solo non ci sono più, ma sono tornati, docili docili all’ovile, nonostante la fortissima avversione (personale più che politica) di qualcuno di loro nei confronti dello stesso Settimo Nizzi (peraltro ricambiata). C’è da sciogliere il nodo Cinquestelle, nel senso che tutto farebbe pensare a una proposizione del Campo Largo anche qui, con vista Tavolara ma in politica non si sa mai.
IL NOME SPETTA AI DEM. Non c’è ombra di dubbio poi che il candidato alla massima carica della città debba essere espresso dal Partito Democratico, salvo che non si trovi un accordo sul nome di qualche “esterno” (non tesserato, insomma) che goda della stima e della fiducia di tutti (o quasi) e che sia in grado di pescare voti negli ambienti moderati che, forse, questa volta stanno pensando di non sostenere una coalizione che, appunto, è “decapitata”, per non dire depotenziata. Riportiamo per puro dovere di cronaca quest’ultima ipotesi, ma l’opinione di chi scrive è che i Dem proporranno un Dem e quindi il resto è fantapolitica.

PAPABILI E SUGGESTIONI. Nomi? Certo, ne circolano un bel po’, ma se ne parla sottovoce, soprattutto nelle lunghe chiacchierate al cellulare tra i maggiorenti del partito, più che nelle sedi ufficiali. Fermo restando che vorranno dire la loro i “senatori” Gian Piero Scanu e Nardino Degortes, circola quello di Ivana Russu, che ha sì chiarito di non volersi più ripresentare per fare la consigliera comunale, ma che invece intende correre per la candidatura a sindaca. Se però la Russu conta di poter far valere il suo peso di vicesegretaria regionale del Pd, sbaglia di grosso. Se vorrà condurre la battaglia, dovrà puntare su altro. Un’altra figura è quella di Gianluca Corda, che ha più volte fatto cartello con la stessa Russu nell’opporsi alla maggioranza con grinta, efficacia e proprietà di linguaggio. Ci tiene, eccome se ci tiene, Rino Piccinnu, il quale confida molto nelle sue virtù di democristianissimo (fino al midollo) per convincere gli scettici che lui sarebbe stato (e sarebbe ancora) la soluzione più adatta per sconfiggere il centrodestra, contro il quale comunque non è che abbia combattuto battaglie epocali. Anzi, l’inciucio alla Provincia, con centrodestra e centrosinistra in un unico raggruppamento) è in gran parte opera sua. C’è infine quella che allo stato attuale potrebbe essere definita una “suggestione“: quella di Giuseppe Meloni, autentica macchina da guerra in campagna elettorale, forte dei 3500 voti presi a Olbia alle ultime regionali. C’è qualcuno che pensa a lui come elemento di sintesi tra le varie anime del partito, ma anche i bambini sanno che sul futuro dell’attuale vicepresidente della Regione affiorano altre strade legate alla sua brillante carriera politica. Perché questa ipotesi vada avanti sono necessari due elementi: 1) che lui si renda disponibile, cosa che al momento non è scontata; 2) che non solo i Dem ma tutta la coalizione di centrosinistra faccia quadrato e trovi la sintesi sul suo nome.
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