Breve storia triste: l’ipocrisia delle cozze e la memoria corta della politica locale. Per noi olbiesi, San Simplicio non è una semplice festa patronale: è l’essenza stessa della nostra identità. È il momento in cui la città si ritrova intorno alle sue radici e ai suoi simboli più veri. Tra questi c’è il nostro “oro nero“, le cozze, spina dorsale della nostra tradizione economica, storica e gastronomica. Ed è proprio qui che la festa, per un cittadino che osserva con attenzione, si trasforma nella “sagra del controsenso“. In questi giorni abbiamo assistito alla solita sfilata di politici locali e amministratori, pronti a fare a gomitate per farsi fotografare sorridenti mentre girano i pentoloni della sagra. Bellissimo, se non fosse per un dettaglio che la memoria della città non può cancellare. La breve storia triste è questa: in questi anni, di fronte a ripetuti progetti di espansione e industriali nel Golfo – a partire dal tentativo di insediare un deposito di gas liquido che rischiava di compromettere l’intero ecosistema e il futuro della mitilicoltura – c’è stato uno scontro durissimo. Da una parte i mitilicoltori e i cittadini a difesa del mare, dall’altra un’amministrazione comunale che spalancava le porte dell’aula a questi progetti trattandoli come “interesse pubblico”. In tutto questo tempo, nessuno nella maggioranza ha mosso un dito o speso una parola per tutelare davvero chi il nostro mare lo vive e ci lavora. Oggi, quegli stessi sorrisi di circostanza girano le cozze a favore di flash, dopo aver progressivamente abbandonato tutto ciò che è identitario a Olbia (basti pensare alle piccole imbarcazioni storiche, fatte sparire dal golfo per privilegiare altri tipi di interessi).
Vedere tanta ipocrisia fa sorridere, ma fa anche riflettere. Viene da dire: “San Simplicio, perdona loro perché non sanno quello che fanno“. O forse, per un pugno di selfie, lo sanno fin troppo bene. Amen