È vero che il suo sogno nel cassetto era (ed è) quello di diventare presidente dell’Olbia calcio? Prima di rispondere alla domanda a bruciapelo, Giovanni Degortes, classe 1969, di Olbia, con cognome tipicamente olbiese, consulente del lavoro, presidente del Rotary Club, ci pensa qualche secondo: si nota che vuol scegliere le parole, soppesandole una per una. “No, presidente no. Sono piuttosto un connettore: cerco di mettere in contatto persone, aziende, amici, conoscenti, interessati a un progetto da condividere; lo faccio anche nel mio lavoro”.

Lei è stato il promotore del Comitato di supporto all’Olbia. Quando e cosa le è venuto in mente?

“Agosto 2025, il 10 erano arrivati a Olbia Giancarlo Favarin e Riccardo Pecchi. Ecco, abbiamo cominciato da lì”.

Un uomo solo al comando.

“No. Il primo contatto l’ho avuto con Checco Milìa, per i suoi trascorsi da calciatore dell’Olbia e per la sua figura professionale nel mondo del calcio. Poi c’è stata l’adesione di Fabrizio Filigheddu, esperto di AI e di marketing, di Salvatore Campus, collega e amico, e di Romi Fuke, un altro amico, innamorato di Olbia e della Sardegna”. Con noi c’era anche Emiliano Giagnoni, figlio dell’indimenticabile Piero, punto di riferimento dei supporter olbiesi”.

E cos’avete fatto di concreto?

“In quel periodo io operavo esclusivamente nella mia veste di consulente del lavoro dell’Olbia Calcio. Nell’ambito della mia attività professionale ho partecipato alle relazioni industriali e alle interlocuzioni con sindacati e tesserati, supportando il club nel raggiungimento di accordi che hanno consentito a numerosi calciatori di sottoscrivere le liberatorie al 30 giugno. Parallelamente, Romi Fuke, nella sua veste di imprenditore e sponsor interessato al progetto, ha messo a disposizione importanti risorse economiche attraverso il circuito In Lire, una piattaforma che consente l’utilizzo di crediti commerciali con modalità operative assimilabili a quelle di un ordinario conto corrente. Per quanto mi risulta, tali somme furono messe a disposizione dell’Olbia a titolo di sponsorizzazione e poi utilizzate dalla società per far fronte a stipendi, trasferte e altre spese urgenti”.

Iscrizione al campionato. Com’è andata esattamente?

“L’11 luglio 2025 il Comitato non era ancora stato costituito. In quel momento operavo esclusivamente nella mia veste professionale di consulente del lavoro dell’Olbia Calcio e mi sono impegnato nel supportare il mio cliente nel reperimento di risorse economiche indispensabili per consentire l’iscrizione al campionato di Serie D. Ritengo che quel supporto professionale sia stato determinante, poiché senza quell’intervento l’Olbia con ogni probabilità non sarebbe riuscita a iscriversi, rischiando la retrocessione automatica o addirittura la scomparsa dal panorama calcistico”.

Già, però subito dopo il derby col Budoni, lei ha deciso di sciogliere il Comitato. Perché lo ha fatto?

Giuseppe Pistilli, interessato a rilevare l’Olbia, aveva chiesto a Pecchi, anche usando un tono deciso, di leggere a fine gara un comunicato nel quale confermava la sua intenzione di procedere. Per cui ho ritenuto che fosse opportuno sciogliere quel sodalizio, proprio perché c’era un nuovo investitore”.

Che invece si è ritirato in bellezza. Se l’aspettava?

“Il pagamento di un F24 all’Inps, per poco più di 3mila euro, mi aveva indotto a credere nelle sue buone intenzioni”.

Perché è scappato, Pistilli?

“Si è spaventato”.

Lo scioglimento del Comitato in quel momento si è rivelato un errore: perché tanta fretta?

“A mente fredda, concordo: potevamo dimetterci dopo due o tre settimane”.

Romi Fuke

Poi, ecco Romi Fuke: un altro getto della spugna. Si è spavento pure lui?

Romi è un amico, lo conosco dal 2013, quando ha preso casa a Olbia. Aveva un sogno: rilevare la proprietà del club, coinvolgere sponsor e operatori economici per realizzare un progetto che per esempio comprendeva anche la valorizzazione dei giovani”.

A inizio dicembre, sbarcò a Olbia per una conferenza stampa e un incontro con un gruppo di imprenditori e promise che sarebbe arrivato al closing in 7/10 giorni. Cosa che non è mai accaduta: anche in questo caso si è trattato di un errore, tant’è che poi ha desistito.

“Per confermare il suo interesse, Fuke ha pagato un paio di stipendi e si è accollato il costo di quattro trasferte: quindi non si è trattato di un bluff”.

Ok, però poi ha rinunciato: perché?

“Stava valutando alcune possibili soluzioni societarie e organizzative orientate alla sostenibilità futura del progetto sportivo, privilegiando investimenti destinati direttamente all’attività calcistica e alla valorizzazione del territorio, come poi avvenuto nella sua successiva esperienza a Monastir“.

Si disse (e fu anche scritto) a suo tempo che Romi Fuke non volesse rispondere della fornitura di 600 chip, per oltre 2 milioni di euro.

“No comment”.

Non ci ha ancora detto però qual è stata la ragione scatenante della sua resa.

“In Italia la trasparenza spesso non paga: Romi ha un’indole buona, frutto del suo carattere e dei valori familiari. Ecco, la sua indole l’ha penalizzato”.

Appena l’Olbia è passata alla Prosoccer, lei ha presentato una fattura da 140mila euro attirando su di sé critiche dalla società e anche da una parte della tifoseria.

Il difensore Romolo Putzu

“Come professionista, ho lavorato per l’Olbia dall’ottobre del 2024, quando divenni consulente, chiamato dalla Swiss Pro. Non solo non ho mai preso un euro per le mie prestazioni, ma, a parte la sponsorizzazione, grazie anche alla Nexum, società con oltre 50mila clienti, tra cui il Cagliari Calcio e la Roma Calcio, ho fatto risparmiare all’Olbia almeno 800mila euro, recuperando due bandi regionali per 500mila euro, e sbloccando una fidejussione di altri 300mila euro. Aggiungo che non ho mai avviato azioni legali, né ho presentato decreti ingiuntivi: quella parcella non era un capriccio, né una ripicca”.

Le sono piovute addosso molte critiche, soprattutto sui social.

“Sono stato attaccato e con me la società di cui faccio parte, senza che si tenesse conto delle mie azioni a favore e a tutela dei dipendenti e del loro Tfr. Se non fosse esistito Facebook, tutto questo can can non sarebbe avvenuto. Molte operazioni si sarebbero potute concludere felicemente. I social hanno influenzato negativamente molte trattative: la voglia di protagonismo di qualcuno, che con lo sport non ha nulla a che fare, ha causato danni gravissimi”.

La Prosoccer sta lavorando per il ripescaggio. Ma lei ha un progetto credibile per risollevare le sorti dell’Olbia?

“Certo. A suo tempo feci la proposta di trovare 800 aziende (nel territorio operano 14mila imprese) disposte a quotarsi con 1000 euro a testa. La sostenibilità è possibile quanto tanti soggetti impiegano poche risorse, e non quando in pochi promettono molto e poi magari scappano”.

Sì, ma la risposta è mancata. Anche oggi lei insiste?

“Bastano cento tifosi, che s’impegnino a trovare tre euro al giorno (il costo di un paio di caffé) rivolgendosi al loro gommista, al ristoratore, al titolare del loro bar o del supermercato: e dall’effetto moltiplicatore si potrebbe arrivare alla cifra indicata. Se i ‘like‘ sui social si trasformassero in un caffè al giorno, non staremmo qui a parlare di una via d’uscita”.

Ma c’è, una via d’uscita?

“Certo, la situazione attuale è complicata: l’Olbia è retrocessa e deve risollevarsi: tra gli stipendi non pagati, i ritardi, le vertenze, le ingiunzioni e le scadenze future stabilite nel passaggio tra la Swiss Pro e la Prosoccer, non c’è da stare allegri. I nuovi proprietari hanno disatteso le aspettative. Ma credo che le condizioni per ripartire ci possano essere mettendo a frutto ciò che si è fatto di positivo”.

Una visione da sognatore…

“No. Penso a quando, da ragazzino, indossavo la maglia dell’Olbia: un’emozione indescrivibile. Penso ai quattro giocatori di Olbia come Cubeddu, Marrazzo, Putzu e Saggia che hanno onorato la maglia della loro città e segnato gol importanti: non accadeva dalla stagione 2000/2001. Furono 5 i nostri goleador: Siazzu 18 reti, Milia 5, Antonello Muzzoni 3, Piero e Gianni Spanu una rete ciascuno. È passato un quarto di secolo, da allora”.

Amarcord…

“No, l’ho segnalato per affermare che se non ci fossimo stati noi, tutto ciò sarebbe stato impossibile. Penso anche a mister Giancarlo Favarin che oggi guida l’Ilva: forse questa opportunità non gli sarebbe capitata se non fosse passato per Olbia. Penso a Ragatzu e Biancu, due ottimi giocatori oltre che due ragazzi d’oro. Penso a chi è fortemente attaccato alla maglia bianca, a partire dalla tifoseria. Mi piacerebbe andare a mangiare una pizza con tutti coloro che hanno dato un contributo all’Olbia attraverso il Comitato: c’è chi ha versato anche 20 euro, o chi ne ha donato 1000. Olbiesi generosi, un patrimonio da non disperdere”.

Un discorso da presidente, il suo, anche se non lo vuole ammettere.

“No, non punto alla presidenza. Mi piace coltivare un sogno, acquisire emozioni”.