Nonostante da anni io non guardi TG e talk show, ho fatto una scoperta importante che vorrei condividere con i miei amici del Centrosinistra. Cari amici, il Popolo Italiano non esiste. Esistono invece tanti gruppi sociali differenti, con gusti e stili di vita diversi, e con interessi spesso in aperto contrasto fra di loro. In effetti qualcosa del genere, mi pare, l’aveva già detta nell’800 un vecchietto con la barba, ormai non più di moda.
Grossolanamente si potrebbe dire che in Italia esistono due categorie principali: da un lato i lavoratori dipendenti e i pensionati che rappresentano, credo, più dell’ 80 % della popolazione adulta, e dall’altra i cosiddetti autonomi, e cioè imprenditori, esercenti, professionisti.
Ora è sotto gli occhi di tutti che da decenni c’è un graduale spostamento della ricchezza dal basso verso l’alto. Basti pensare che dal 2010 ad oggi i salari reali sono calati di circa l’8%, mentre i profitti delle imprese sono aumentati sensibilmente. In molte regioni dipendenti e pensionati si sono visti privare persino dell’assistenza sanitaria, e chi non può permettersi di pagare di tasca propria non ha accesso a tutta una serie di servizi, una volta gratuiti o a basso costo. E non parliamo dei milioni di giovani spesso pagati in nero e con lavori stagionali. Né si intravede all’orizzonte una inversione di tendenza, anche perché alcuni ritengono che sia più importante spendere per armamenti che non per lo stato sociale.
Ora, bene, il Centrodestra che, a onor del vero, pesca anche tra settori sociali svantaggiati (come nelle periferie urbane), ha scelto da sempre di difendere gli interessi di chi sta più in alto nella scala sociale e quindi può contare su un patrimonio di voti abbastanza stabile; dall’altro lato, invece, il Centrosinistra stenta a concepire un programma che metta al primo piano, in maniera inequivocabile, gli interessi di lavoratori dipendenti e pensionati, che, spesso, non si sentono rappresentati e disertano le urne. Forse non c’è bisogno di invocare il socialismo o la rivoluzione, magari basterebbe fare una scelta di campo chiara e inequivocabile a favore dei gruppi sociali meno avvantaggiati con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti. Poiché non sono né un politico, né un politologo, a molti la mia analisi apparirà grossolana, ma come me la pensano in molti e forse coloro che ci rappresentano potrebbero giovarsi anche delle opinioni della gente comune.