Immaginate di dover raccontare i tratti comuni e le identità culturali degli italiani di oggi. Riuscireste a fare sintesi? Sapreste indicare che cosa li distingue esattamente in modo omogeneo riunendoli in una sola casa, sotto un unico cielo? Giuseppe Conte con Giorgia Meloni, Sinner con Malagò, Vespa con Pubble l’Imbannabile, Vasco Rossi con Arisa, Mattarella con Travaglio, Baricco con Zalone, Gianrico Carofiglio con Claudia Conte, Bianca Berlinguer con Wanna Marchi…
Non avete torto: è un’impresa disperata in un paese dai mille contrasti e milioni di sfaccettature, di fronte a un caos di contesti impresentabili in maniera compatta. Nessuno se la sentirebbe di condividere gli screenshoot su singole italiane e singoli italiani inquadrabili in foto di gruppo esclusive. Proprio per questo, da qualche decennio, gli editori si limitano a guide turistiche rinunciando a pubblicare riviste sui caratteri-tipo degli italiani. Hanno invece lasciato a istituti specializzati come Istat, Censis o Eurispes il compito di rappresentarli nelle loro contraddizioni, tra diversità locali , differenze generazionali, involuzioni/evoluzioni e quant’altro appaia significativo sotto il profilo storico, sociale, antropologico.
Non succede però lo stesso per i “SARDI”, che da parte di più d’uno si vorrebbero comunque intruppare in un esercito con mostrine rese sempre riconoscibili da stereotipi. Così, all’inizio di ogni estate, le iniziative per dare conto di questa terra “esotica” a mezz’ora di volo da Roma e Milano si ripetono. Immutabili. Dalle periodiche cartoline riemerge, di volta in volta, l’isola che non c’è. Naturalmente, tutto ciò è comprensibile sul piano divulgativo/commerciale: quando insomma ci si muove per fare più clic, animare il web con like o produrre incassi in edicole e librerie in un quadro di genere informativo su luoghi, incontri, storie. Diventa invece meno comprensibile se ci si affanna a condensare in post onnicomprensivi e in ricerche banalizzanti la complessità di tanti affreschi e l’articolazione di situazioni sociali antitetiche. In breve: le numerose ragioni per cui la Sardegna – né più che meno altre isole – è popolata da persone qualsiasi non riconducibili a un modello unico. Nel frattempo dobbiamo però sorbirci una quantità di pubblicazioni con analisi su chi siano esattamente oggi gli abitanti dell’antica Ichnusa, su come vivono, che cosa mangiano, in che cosa credono e quali siano i fattori che, indubitabilmente, li contrassegnano. Si assiste cioè a tentativi di spiegare, sminuzzare, giudicare con colpi a effetto l’esistenza di un milione e 600mila residenti tutti individuati in segni distintivi unificati attraverso statue fatte con la schiuma da barba. In definitiva, questo genere di lavoro a cui partecipano anche intellettuali e donne di cultura conserva risvolti misteriosi: sia nel progetto sia negli sviluppi sia nei risultati. E non si capisce davvero come mai una ricerca vana in altri luoghi e per altri popoli debba essere coronata da successo esclusivamente per “I SARDI”. Ma… chissà.

