Erano anni che politici, scienziati e cittadini comuni si interrogavano sull’origine e sulla causa di tanti provvedimenti, talvolta bizzarri, spesso incomodi, ma sempre incomprensibili del sindaco di Olbia, Settimo Nizzi. Basti pensare alla rimozione delle panchine, ai divieti di sosta per frenare la delinquenza, alle mille rotatorie, al rifacimento dei marciapiedi (quelli buoni), ai mille progetti che la sua febbrile fantasia sforna ogni giorno, non ultimo il nuovo regolamento per il conferimento dei rifiuti appena entrato in vigore, ordinamento che prevede un impegno diario dei cittadini e una salutare, ma incomoda levataccia un giorno alla settimana. E proprio in concomitanza con l’entrata in vigore delle nuove regole, si è tenuto al Museo di Olbia un importante simposio internazionale sul tema “Il nizzianesimo, una risorsa per il terzo millennio”. Al meeting hanno partecipato scienziati e studiosi provenienti dalle più prestigiose università europee, tra i quali sociologi, psicologi, storici e persino teologi.
Sono state sviscerate tutte le varianti e le caratteristiche di quella che alcuni hanno definito l’ideologia nizziana, si è scavato nella sua infanzia, si è scomodato Freud e persino Nietzsche, qualcuno ha parlato di mania di grandezza, altri, soprattutto fra gli storici, lo hanno paragonato a Pericle di Atene o a quei grandi legislatori, come Montesquieu o Robespeierre, uomini che talvolta furono avversati dai contemporanei, ma che hanno gettato le basi di una nuova maniera di intendere il rapporto tra governanti e governati. Un illustre medico cardiologo ha voluto evidenziare come molte delle iniziative nizziane, siano semplicemente volte a stimolare l’attività fisico-motoria dei cittadini, mentre un famoso esponente del movimento ecologista ha interpretato alcune misure del regolamento della nettezza urbana come un segnale di attenzione verso la fauna locale.
Ma ciò che ha veramente fatto sensazione è stata la riflessione di un illustre teologo rumeno, Monsignor Novicredumancueu, secondo il quale ci sarebbero prove del fatto che già in alcuni vangeli si fa menzione del futuro avvento di un uomo nuovo che sarà spesso incompreso, ma che cambierà il nostro modo di vivere in comunità. Il nizzianesimo, ha affermato Monsignore, non può essere spiegato con i meccanismi della ragione, ma deve essere accettato con la fede. Noi non abbiamo prove dell’esistenza dell’anima, ma buona parte dell’umanità crede alla vita nell’aldilà. Noi possiamo anche dubitare della giustezza di talune scelte e decisioni, ma non v’è dubbio che esse rispondono a un disegno la cui comprensione è preclusa agli umani Com’ è facilmente immaginabile queste affermazioni sono state accolte con diffuse, anche se educate, manifestazioni di dissenso, alle quali l’alto prelato, ormai infastidito, ha risposto “S’idderami stati tonti tutti com’a voi, erami stati tutti molti”.