Il terzo mandato dei sindaci torna a dividere il centrodestra. E questa volta a manifestare perplessità è un esponente di primo piano di Fratelli d’Italia: Galeazzo Bignami, capogruppo del partito alla Camera dei deputati. La sua presa di posizione è arrivata a Vasto, in Abruzzo, il 3 novembre, durante un appuntamento elettorale a sostegno del candidato del centrodestra Mario Colantonio. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Bignami ha affrontato il tema dell’estensione del terzo mandato anche ai sindaci dei Comuni con più di 15 mila abitanti. «Una persona che decide di fare il sindaco compie sicuramente un gesto di eroismo civico», ha premesso. Ma entrando nel merito della riforma ha aggiunto: «È più complesso alzare la soglia per i Comuni sopra i 15 mila abitanti perché significa dare una continuità nella rappresentatività territoriale che non sempre è foriera di buoni auspici».

Una dichiarazione che non equivale a una bocciatura ufficiale della riforma da parte di Fratelli d’Italia, ma che introduce un elemento di riflessione nel confronto interno alla maggioranza di governo. Sostenuta soprattutto dalla Lega, ma non esclusa poi da Forza Italia, la riforma della legge è contenuta in una proposta presentata al Senato da una forzista siciliana, ma è praticamente certo che non verrà calendarizzata nei lavori di Palazzo Madama. Anche perché, da un sondaggio nazionale è emerso che a trarre vantaggio dalla modifica della legge sarebbe soprattutto il centrosinistra. E anche questo è un motivo non secondario che ha portato all’innesto del freno a mano.

IL NODO DELLA NORMATIVA

Attualmente i sindaci dei Comuni con più di 15 mila abitanti non possono ricandidarsi dopo due mandati consecutivi. La possibilità del terzo mandato è invece prevista per i Comuni tra 5.001 e 15 mila abitanti, mentre sotto i 5 mila abitanti non esiste un limite. La Lega e l’Anci sostengono da tempo la necessità di estendere questa possibilità anche alle città più grandi. La modifica potrebbe essere inserita nella revisione del Testo unico degli enti locali, insieme ad altri interventi sul funzionamento delle amministrazioni comunali. La partita politica è ancora aperta e l’eventuale riforma potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. Ma le parole di Bignami dimostrano che il consenso nella maggioranza non è scontato.

IL RIFLESSO SU OLBIA

La questione interessa direttamente Olbia e crea fibrillazioni, oltre a una diffusa inquietudine: nelk centrodestra, ma anche nello schieramento opposto. Settimo Nizzi, eletto nel 2016 e riconfermato nel 2021, con la normativa attuale non potrebbe presentarsi alle comunali del 2027 per un terzo mandato consecutivo. Un’eventuale modifica della legge è considerata ormai quasi impossibile anche negli ambienti del centrodestra sardo. Lo stesso Maurizio Gasparri, responsabile nazionale di Fi degli enti locali, in occasione di un recente convegno sulla sicurezza a Olbia, ha glissato sull’argomento, sottolineando che “Settimo Nizzi è un esponente di rilievo di Forza Italia e sicuramente avrà il ruolo che merita”.

Ma a questo punto si apre un interrogativo politico che riguarda soprattutto Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni, che a Olbia punta a un ruolo importante nella costruzione della prossima coalizione di centrodestra, quale posizione assumerà? “Abbiamo incontrato di recente il sindaco Nizzi – dichiara il coordinatore cittadino Marco Piro – e ovviamente dovremo approfondire la questione del terzo mandato nel momento in cui ci sarà la certezza sulla modifica o meno della norma in vigore. A me risulta che comunque questa non sia una priorità del governo”. Piro in ogni caso ribadisce il forte impegno del suo partito nell’ambito del centrodestra per le amministrative del 2027 (il partito nel 2021 appoggiò il candidato del centrosinistra). “Al tavolo – osserva – ci saremo anche noi, e diremo la nostra insieme con gli altri partiti per trovare la soluzione più appropriata e condivisa. Puntiamo a scegliere un uomo o una donna, e sottolineo una donna, che raccolga il maggior numero di consensi”.

Le parole di Bignami non possono essere automaticamente interpretate come una direttiva nazionale, né come una presa di posizione del gruppo dirigente locale, come ha fatto intendere Marco Piro. Tuttavia, rappresentano un elemento da non sottovalutare nel momento in cui si comincia a ragionare sulla successione a Palazzo comunale. Il confronto, dunque, non è soltanto giuridico. È anche una questione di equilibri, alleanze e prospettive politiche.