Un cazzotto in faccia a un portiere, colpevole di un’uscita da kamikaze per anticipare il figlio, pronto a raddoppiare per la sua squadra. Alex Shpendi, padre di Christian, è il protagonista in negativo della domenica calcistica. Di lui si sono occupati tutti i media nazionali (e non solo), giustamente pronti a condannare il gesto violento che avrebbe potuto creare maggiori danni all’estremo difensore dell’Olbia Filippo Rinaldi, risultato alla fine della partita (vinta dai romagnoli per 1-0) il migliore dei galluresi.

Stupisce non poco la dichiarazione dello stesso aggressore alle tv nazionali, Rai in primis: “Chiedo scusa a tutti – ha detto Alex Shpendi – per questo gesto che è veramente brutto. Però è successo”.

Insomma, un pentimento solo a metà che non mette fine per niente alla piaga della violenza negli stadi e nei luoghi in cui si fa sport. Questo fenomeno è quanto meno sottovalutato da chi dovrebbe lavorare per prevenire episodi di intolleranza che con lo sport non hanno nulla a che fare. Ora di questo fatto si parlerà per qualche altro giorno, poi nulla, calerà il silenzio. No, non va bene.