La scena più emozionante di quest’ultimo tonfo dell’Olbia (4-1 per la Spal) è il dopopartita. Psss, silenzio: parla Daniele Dessena, 37 anni, un addio al calcio giocato dopo 580 presenze tra i professionisti (10 anni a Cagliari, due a Olbia eppoi Parma, Sampdoria, Brescia, Pescara, Entella). Chapeau a quest’uomo – prima che al calciatore – che non si è vergognato per nulla di cedere all’emozione, con le lacrime che solcavano il suo viso, mentre spiegava ai giornalisti i motivi della sua decisione, maturata durante questa stagione disgraziata.
“L’idea di smettere – ha confessato – l’ho maturata piano piano, negli ultimi mesi, e ovviamente speravo che il campionato finisse diversamente. Invece no, siamo retrocessi e la mia non è una resa, ma giuro che avrei annunciato il ritiro anche se ci fossimo salvati all’ultimo secondo dell’ultima partita. Del resto, mi sento di aver dato tutto, di non essermi mai risparmiato e dunque non ho nulla da rimproverarmi
Daniele 2 (Daniele 1 è Ragatzu) ora è un fiume in piena. “Smetto oggi e sono orgoglioso di farla finita con il calcio giocato, qui in Sardegna. Dieci stagioni col Cagliari non si dimenticano, così come è vivo il ricordo di tutte le maglie che ho indossato. Ma questi due anni a Olbia non li dimenticherò mai. Qui mi sono sentito a casa, mi sono sentito uno di voi, la gente mi ha benvoluto, i tifosi (capisco bene la loro rabbia per come è andata a finire) mi sono sempre stati vicini”. Il centrocampista assicura che non lascerà il mondo del pallone, ma nel suo futuro non ci sarà una scrivania da dirigente. “Mi vedo più come allenatore, ho già fatto il corso Uefa B, continuerò a studiare”. C’è spazio anche per la famiglia. “Ringrazio mia moglie, mio figlio Tommaso, l’altro mio figlio nascerà ad agosto e mi dispiace molto che il ricordo di suo padre che corre dietro a un pallone sarà solo… fotografico. Ripensamenti? No, se decido, vado fino in fondo: sono fatto così. Grazie a tutti, dunque. Di tutto”.
Le lacrimucce si sono asciugate. Ora ritorna il sorriso, quando il dirigente Ninni Corda gli mostra la targa ricordo e lui si china con orgoglio verso la maglia bianca con la scritta Per tutto l’amore che mi avete dato. Basta, la scena da libro Cuore termina qui. E fuori, i tifosi sono ancora su tutte le furie, e ripetono i cori contro la società e l’ex presidente Alessandro Marino, paragonato a Schettino e a Ponzio Pilato.
Martedì, nella conferenza stampa della Swiss Pro, si conoscerà il destino di questo glorioso club, ma il disastroso campionato della stagione 2023/2024 sarà impossibile da dimenticare. E le colpe vanno suddivise in più parti, con percentuali diverse.

