“Noi in bancarotta? Ma scherziamo? Abbiamo le risorse per onorare tutti gli impegni fino alla fine della stagione. Non solo, abbiamo i soldi per presentare la domanda di ripescaggio, e, in caso di accoglimento, per fare una squadra competitiva con l’obiettivo di centrare i play off. Se malauguratamente non dovessero ripescarci, punteremmo direttamente al ritorno immediato in serie C. Ci piacerebbe che i nostri calciatori fossero il più possibile espressione di questo territorio, così come vorremmo che l’Olbia intesa come squadra esprimesse un calcio moderno, divertente, improntato non sul difensivismo esasperato, ma sulle azioni offensive”.
Il manifesto “politico” di Benno Räber sull’Olbia che è, e soprattutto sull’Olbia che verrà, è sgombro da equivoci. È chiaro, contiene notizie positive: si vede che il manager della Swiss Pro – affiancato dal presidente della società elvetica Klaus Schwerdtfeger e dal presidente dell’Olbia Guido Surace (collegato dall’Argentina, dove si trova) – intende mettere a tacere tutte le illazioni o le notizie circolate in questi ultimi giorni, e rafforzate dalla retrocessione in serie D, sulla inconsistenza finanziaria del gruppo. Räber, che di professione fa l’avvocato, cerca di non lasciarsi andare a polemiche spicciole, ma si vede lontano un miglio che il suo giudizio sull’ex presidente Alessandro Marino è tutt’altro che positivo.
“Sono stati commessi degli errori – ammette -, ma dobbiamo ripartire. Nella conferenza stampa dello scorso autunno abbiamo detto quello si doveva dire in quel momento, e non immaginavamo che la vicenda assumesse questa piega”.
Già, sembrava che con la vecchia dirigenza foste tutto baci e abbracci.
“Abbiamo riscontrato che la società è indebitata e un paio di questi debiti sono rilevanti. Diversi creditori erano convinti di non poter incassare i loro averi e quindi hanno accelerato le procedure. Con loro, con tutti i creditori, stiamo vedendo le cose e stiamo cercando di risolvere tutto, senza dover ricorrere alle vie legali. Comunque, i nostri obiettivi sono due: dell’aspetto sportivo ho già detto che abbiamo i soldi per tutto ciò che occorre, poi c’è quello legato alla costruzione del nuovo stadio. Siamo confortati dall’apertura del sindaco di Olbia che si è detto vicino a noi, però precisiamo che l’impegno finanziario in questo caso è ben più consistente”.
Quando si rilevano le quote di una società, preventivamente si ricorre alla cosiddetta “due diligence”, cioè al controllo dei conti, debiti compresi. I casi sono due: non l’avete fatta, oppure non vi siete accorti di queste esposizioni.
“C’è una terza via. La vecchia dirigenza ci ha indicato alcuni debiti, non tutti. Gli altri sono venuti fuori, quando il passaggio delle quote era già stato perfezionato”.
Fonti vicine al presidente Marino sostengono che a garanzia del vostro impegno c’era un fondo immobiliare americano, che successivamente si sarebbe tirato indietro. Conferma?
“Non era americano, intanto. Eppoi, rilevo che queste sono notizie riservate e non è il caso di discuterne ora”.
Però il fondo c’era. Per caso, aveva sede nelle isole Cayman?
“Sì. Ma ripeto oggi è del tutto fuori luogo approfondire questo aspetto”.
I rapporti con Marino & company come sono?
“Loro sono ancora titolari del 30 per cento delle azioni dell’Olbia, e c’è un’intesa per la cessione anche di queste quote. Ma non siamo d’accordo sul quantum. I rispettivi avvocati stanno trattando”.
Cosa ne sarà degli attuali dipendenti, a partire dai calciatori e dal direttore sportivo?
“Con la retrocessione, si azzera tutto. Quanto ai calciatori, ci parleremo: se qualcuno intende rimanere, affronteremo la questione. A proposito del ds, abbiamo qualche nome in testa: due italiani e uno no”.
Rimarrà, Ninni Corda?
“Corda non ha un contratto con l’Olbia, ma è espressione della Swiss Pro”.
A quando le novità?
“Presto, credo entro giugno si saprà tutto. Io ribadisco: non stiamo scappando, né abbiamo intenzione di farlo, anzi. Affronteremo tutte le questioni aperte con attenzione, senso del dovere e professionalità. Per qualsiasi cosa, per qualsiasi dubbio che la città e i giornalisti possano avere nei nostri confronti, siamo qui pronti a rispondere e a chiarire. Quello che diciamo, facciamo”.
Dite la verità, mr. Räber e mr. Schwerdtfeger, vi siete mai pentiti di aver fatto questa operazione?
“No”.

