Nel giugno del 1914 un bambino di sei anni sbarca nel porto di Marsiglia. Fuggiva dalla fame e dalla miseria della Sardegna. Cercava il riscatto. L’emigrazione rappresentava il passaggio dalla indigenza più nera alla sopravvivenza.
Si commuoveva, il pittore Antonio Serra, ogni volta che calpestava la terra sarda. Si commuoveva fino alle lacrime. Le radici spezzate in tenera età, la permanenza e la formazione artistica e umana in Francia, la celebrità oltralpe: passaggi di vita senza anima. Perchè quella, l’anima, era ben ferma sulla terra natia. “La pittura è la mia scrittura – sussurrava Antonio – la tela, finita o abbozzata, sono le pagine del mio giornale. L’avvenire sceglierà”.
L’Antonio Serra artista riscuoteva riconoscimenti accademici e testimoniava, con pennello e colori su tela, il suo amore viscerale, schietto autentico per la cultura e per le tradizioni ataviche.
L’artista sardo nacque alla Maddalena, il 6 marzo 1908 in una casa nel centro storico, da Raffaele, fu Antonio, muratore, e da Maria Rosa Spano, fu Giò Luca “fèmina de domo”, originari di Terranova, ma domiciliati alla Maddalena. Fu registrato dal Cav. Luigi Alibertini, sindaco della città, alle ore 16 dello stesso giorno in cui la signora Serra partorì. Si presentò davanti all’Ufficio di Stato Civile una tale Maria Vignali, fu Alessandro, di anni 49, la levatrice che aveva aiutato Maria Rosa Spano a partorire. Raffaele Serra risultava essere assente dall’isola per motivi di lavoro. Ufficialmente. (Di fatto si omette la vera ragione per rispetto suo e dei suoi parenti).
Antonio arrivò in Francia insieme alla madre e alle sue tre sorelle, trovando dimora presso una zia materna. A undici anni scopre la pittura e frequenta corsi di disegno, lui, che disponeva di mezzi economici modesti, si rivelerà da subito un artista nato. Frequentò l’Accademia di Belle Arti. Nel 1926 realizzò la sua prima esposizione riscuotendo un brillante successo. Il suo mentore fu “monsieur” Ricard, il produttore del famoso aperitivo “pastis de Marseille”. Nel 1933 fonda, insieme ad altri artisti, il gruppo dei “Pittori Proletari”. Qualche anno dopo si trasferì a Aix en Provence; nel 1948 espone a Marsiglia, insieme a Pablo Picasso.
Per almeno sessanta anni Antonio non fece mai ritorno in Sardegna. Tuttavia, tenne i contatti con alcuni parenti che abitavano a Olbia, appartenenti alle note famiglie Spano, Degortes, Cervo. Si rifece vivo proprio a Olbia, nel 1958, per la prima volta dal giorno della sua emigrazione in Francia.
Antonio morì il 6 maggio 1995.
(tratto dal libro “Un porto di terza classe e altre cronache scombinate” di Tore Abate. Edizioni Taphros)

