(La riflessione sui talenti calcistici ormai rari da trovare ha generato diverse considerazioni : ne abbiamo scelto due. Una del titolare di una catena di negozi, l’altra di un architetto con un passato da… assessore comunale e calciatore)
Ritengo sia indispensabile partire dalle strutture ( che non ci sono o insufficienti ) per poter pensare di far crescere dei possibili talenti. Non solo in ambito calcistico ma anche tutti gli altri sport. Se si aggiunge che sono anche cambiate le necessità e i desideri delle persone (tempo libero in genere ma sopratutto quello di praticare sport), diventa indispensabile creare le condizioni per poter far avvicinare i giovanissimi alle attività sportive. Non sempre le poche società strutturate riescono a sopperire a questa esigenza, aggiungo, anche sociale. La crescita dei nuovi talenti passa da questo altrimenti rimane per pochi fortunati e tra questi qualche bravo talento. Ai “tempi” si giocava con frequenza giornaliera nei campetti e da lì che si coltivava il sogno di diventare “Maradona “.
Pasquale Ambrosio
Negli anni 70/80 i ragazzi venivano reclutati dalle parrocchie, il maestro Piero Spano per l’Olbia, Alberto Giagnoni per il Tavolara. Così si formavano le giovanili, prima i “pulcini” poi gli allievi, juniores e infine la “Beretti”. Il segretario Mimmino Boselli si precipitava a tesserare i più bravi .Ogni settore aveva una rosa che non superava i 20 atleti, si andava in campo in 13 e dopo in 14. Gli allenatori erano: ci davano le divise, la borsa, le scarpette (pantofola d’oro) e per noi era gratificante e motivo di orgoglio far parte dell’Olbia In quegli anni la prima squadra di serie C contava oltre il 50% di Olbiesi ed erano fortissimi. Oggi ci sono una miriade di scuole calcio, centinaia di piccoli calciatori che pagano per frequentare ma in “prima squadra” non arriva nessuno, quest’anno l’eccezione è Luca La Rosa. Sono cambiati i tempi (in peggio).
Giorgio Spano

