Nel 1882, portata a termine la linea ferroviaria Cagliari-Terranova, i terranovesi erano fiduciosi che l’attracco del postale non sarebbe stato trasferito a Golfo Aranci, come era nelle intenzioni del governo. Fu mal riposta quella fiducia perché la decisione fu presa e fu irrevocabile. Cominciò allora in Parlamento una battaglia ìmpari sostenuta dall’onorevole Giacomo Pala che come un leone si battè contro l’ingiustizia subìta dalla città. La scusa della improvvida decisione era la pericolosità della navigazione all’interno del porto: a sentire i denigratori erano troppi gli scogli, non era facile raggiungere la banchina di attracco del “porto vecchio”. I capitani delle navi non si avventuravano nel canale anche se adeguatamente segnalato da fanali, boe e mede. Le insidiose secche dell’Isola Bianca; gli scogli dell’isola di Mezzo; la secca della Torraccia; i bassi fondali de
“Su Siccu” erano pericoli silenti ma potenzialmente mortali. Nel 1901 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici approvò un progetto per lavori da eseguire nel porto, per un ammontare di 600.000 lire. Il popolo di Terranova era fiducioso che questo potesse essere il primo passo perché il “postale” potesse ritornare al suo naturale approdo. Intanto vapori e velieri, per caricare e scaricare le merci, gettavano le ancore dirimpetto agli scogli dell’Isola Bianca, dove l’acqua era più profonda. Da terra le merci erano caricate su “bette”, piccole zattere che, rimorchiate da un natante con motore a vapore, erano portate sottobordo alle navi e con i bighi imbarcate e stivate. Questa maniera di trasportare le merci causava perdita di tempo e danni per l’eccessivo numero di movimentazioni, anche il bestiame era trasportato con le bette, purtroppo gli incidenti e le perdite erano all’ordine del giorno.
Per rimediare ai continui inconvenienti, la Provincia di Sassari mise a bilancio la somma di 30.000 lire per costruire nell’antico Porto Romano, in quella superficie dove oggi sorge la sede della Lega Navale, un pontile in legno destinato all’imbarco del bestiame. Di parere contrario era il rappresentante del genio militare, il quae dichiarò che la somma era insufficiente perché oltre al pontile era necessario dragare il fondo per almeno un centinaio di metri quadrati, per rendere più facili le manovre dei vapori impiegati nel trasporto del bestiame. Nel 1903, dopo un lungo dibattito, il consiglio superiore dei Lavori pubblici ne approvò la costruzione: la commissione deliberò una spesa di 90.000 lire da impiegare una parte per il pontile in legno, l’altra per iniziare la costruzione in muratura di un porto all’Isola Bianca, spendendo un tanto ogni anno.
Dopo diversi anni dall’inizio lavori, la costruzione dell’Isola Bianca fu portata a termine: ora alla spaziosa banchina potevano attraccare più navi contemporaneamente, di qualsiasi tonnellaggio. Il governo non aveva più scuse: il postale che attraccava a Golfo Aranci doveva ritornare a Terranova. Ma il governo faceva orecchie di mercante con l’appoggio di alcuni parlamentari sardi che avevano interessi economici da salvaguardare a Golfo Aranci. Grazie all’onorevole Pala (non a caso chiamato anche “onorevole Terranova”), il quale non abbandonò mai la lotta in Parlamento, e la ferrea volontà dei terranovesi, la lunga battaglia fu vinta dopo 37 anni 6 mesi e 23 giorni. Il 29 gennaio del 1920, il piroscafo Città di Cagliari imboccava la canaletta d’ingresso al porto e attraccava al nuovo molo dell’Isola Bianca dove sulla banchina lo attendeva la banda musicale e una folla in tripudio.

