L’ex maresciallo di Marina Mario Ornano, per tutti i maddalenini Pietro, divenne sindaco della Maddalena il 21 novembre 1953. Restò in carica per circa quattro anni. Fu uno di quei sindaci eletti con il benestare di don Salvatore Capula. Anzi, a essere sinceri, il nome dell’ex uomo di punta della Lista Cittadina – di estrazione liberale e massonica – che aveva sconfitto la Dc, con l’ausilio del PCI e del PSI, alle elezioni tenutesi un anno prima- il parroco dovette ingoiarlo. Perché Ornano era quello che aveva, se non provocato, almeno sostenuto la “rivoluzione di palazzo” che aveva determinato la caduta di Salvatore Vincentelli, sindaco di cui era assessore anziano, e che aveva portato alla fine della prima esperienza amministrativa senza i democristiani e con le sinistre al potere. La componente cattolica della politica isolana, rimasta fuori dalla gestione del Comune, appunto, dopo avere perduto le elezioni del 26 maggio 1952, fece in modo di rimuovere quell’ imprevista presa di possesso da parte dei laici, che avevano indicato in un primo momento, ed eletto, quale primo cittadino, una figura “d’eccellenza”, il giornalista e scrittore Renzo Larco. I consiglieri della DC, che costituivano la minoranza, il 27 dicembre di quell’anno, presentarono tutti le dimissioni. Insieme a loro, cinque colleghi della lista cittadina – Renzo Larco, Marco Antonio Bargone, Giovannino Farese, Natalino Berretta e Pietro Ornano – gli uomini di spessore.
Le dimissioni furono presentate in un orario insolito, le 3 del mattino. Il segretario cittadino del partito, Battista Vico, molto vicino spiritualmente a don Capula, partì con una barchetta dalla Maddalena, raggiunse il porto di Palau, dove lo aspettava un’automobile per arrivare a Sassari e per presentare le lettere di dimissioni al Prefetto, che sciolse il Consiglio Comunale. Qualcuno dei frondisti chiese ed ottenne un premio per il “voltafaccia”: la candidatura nelle liste democristiane, con elezione sicura, alle comunali del 1953, svoltesi dopo l’interregno breve del commissario prefettizio Salvatore Castellana.
Si disse che Pietro Ornano si fosse fatto promettere da don Capula la carica di sindaco. La ottenne, ma dovette attendere qualche mese, dopo che l’avvocato Antonio Carbini, eletto primo cittadino a marzo, dopo soli otto mesi, si fosse, anch’egli, dimesso. Appena ottenuta la carica, nel Consiglio Comunale del 23 novembre, Ornano fece la seguente dichiarazione: “Ringrazio tutti coloro che mi hanno dato il suffragio. Ai consiglieri di maggioranza, militanti nella DC, ritengo poi doveroso rivolgere, in particolare, i sensi della mia stima e considerazione: essi, facendo cadere la scelta su di me, un indipendente, hanno dimostrato di non essere animati da faziosità”. Si dichiarava indipendente, Ornano, equidistante dalle correnti che animavano la vita della sezione democristiana, e del gruppo consiliare. Lasciava intendere che avrebbe comandato lui: nessuna interferenza esterna al palazzo comunale. La sua amministrazione durò abbastanza a lungo, anche se fu pur vero che il parroco, cammin facendo, più di un’intromissione se la permise. Era lui, fino a prova contraria l’interlocutore privilegiato di tutti quei “begli amici” sui quali La Maddalena poteva contare in ambito governativo. Non si poteva fare a meno dell’appoggio di don Capula. I due uomini forti dell’Isola, pur non amandosi, si sostenevano. Forse si rispettavano. La DC aveva la maggioranza assoluta in Consiglio comunale. Lo strapotere della “balena bianca” non poteva essere scalfito dagli attacchi che le sinistre portavano su Ornano e sulla sua giunta.
Il sindaco, nel 1955, fu coinvolto in una vicenda giudiziaria. Le minoranze presentarono una mozione di sfiducia che fu respinta dal Consiglio. Per qualche tempo la funzione di sindaco fu assicurata dal vice di Ornano, Donato Pedroni. Il Prefetto invitò Ornano a dimettersi, ma questi rispose che il sindaco e il Consiglio comunale avrebbero cessato il loro mandato soltanto l’8 marzo 1957. La vicenda suscito grande impressione, il primo cittadino e altre otto persone, fra politici e funzionari del Comune, furono processati, condannati in primo grado, ma assolti con formula piena in appello. Pietro Ornano fu un sindaco autoritario, decisionista. I nemici lo definivano un accentratore supponente, al limite dell’arroganza. Gli amici, un leader carismatico. La stragrande maggioranza degli amministrati non amava i suoi modi, il resto rispettava la sua figura. Gli si rimproverava di non tenere in considerazione le critiche, i suggerimenti e i rilievi, che giungevano dall’ opposizione. Ma questo sindaco pratico e determinato, che in quattro anni convocò l’assemblea civica solo nove volte, quasi sempre alle otto del mattino, in orario di lavoro, si diceva con il preciso intento di evitare l’afflusso del pubblico, per raggiungere un suo obiettivo, che sempre coincideva con l’interesse collettivo, non guardava in faccia a nessuno. Neanche ai “pezzi grossi” del governo nazionale che sbarcavano alla Maddalena a ridosso delle elezioni, con il loro fagotto di promesse e di parole da gettare al vento.
Non fu risparmiata neppure un’illustrissima personalità come Antonio Segni. Il futuro Presidente della Repubblica, in visita nella nostra città, dopo un incontro con i rappresentanti della comunità, si apprestava ad affacciarsi dal balcone del Palazzo Municipale per pronunciare il suo discorso di rito. Fece per uscire, ma Ornano lo trattenne per il bavero della giacca. “Prima di parlare, giurami che ti impegnerai, anzi lo dirai pubblicamente e in forma ufficiale, a istituire il liceo alla Maddalena …” Il parlamentare sassarese sembrerebbe che abbia risposto: “Ma sai, per il momento non andiamo aldilà di una promessa. Vi è un sottosegretario originario di Borgomanero, che desidererebbe la stessa scuola superiore per la sua città. Il ministro della Pubblica Istruzione glielo ha fatto sperare …”. E Ornano. “Se non dici che sarà istituito il liceo qui da noi, non ti permetterò di parlare ai maddalenini. Essi, infatti, aspettano che tu dica loro questo: avrete il liceo e non sarete più costretti a compiere sacrifici per fare studiare i vostri figli, a mandarli a Tempio o a Sassari! “. Segni fece quello che gli aveva, diciamo, imposto il sindaco della Maddalena: di lì a qualche mese, nell’aprile del 1954 l’inaugurazione nella vecchia caserma dell’Artiglieria, ove trovarono ospitalità gli allievi della IV Ginnasio del Liceo Classico “Giuseppe Garibaldi”. Era la seconda scuola secondaria superiore a beneficio dei giovani isolani, dopo le Magistrali, gestite direttamente dal Comune. Ornano andava a Roma a discutere con il Presidente del Consiglio, che era sempre Antonio Segni, o in Regione, a Cagliari, per fornire spunti alla Commissione speciale per la Rinascita della Maddalena, ma non informava l’assemblea municipale sui motivi dei suoi viaggi. L’importante era rientrare a casa con la valigia carica di doni, poco importava se le minoranze consiliari non erano messe al corrente degli impegni che assumeva la Giunta, se le sinistre o Aldo Chirico protestavano pubblicamente. Ogni strumento era adatto per raggiungere il risultato desiderato. Da ex militare, Pietro Ornano, fu uno dei primi a rendersi conto che lo Stato, venendo gradualmente a esaurirsi le ragioni per le quali la piazzaforte avrebbe dovuto essere fondamentale per la difesa nazionale, sarebbe stata una fonte di lavoro e di prosperità sempre più arida. Per questo si adoperò per individuarne
delle alternative. Con l’aiuto di altri personaggi di spicco dell’epoca, come, appunto, il medico, giornalista e uomo politico Aldo Chirico (le volte che collaborava) e il farmacista e preside dell’istituto Magistrale Antonio Gana, favorì la diffusione di proposte e di idee al servizio della cultura dell’ospitalità, sfruttata per finalità di carattere economico, attraverso la fondazione della “Pro Loco”.
La ricettività alberghiera era praticamente inesistente. L’anno chiave per la costruzione degli alberghi fu il 1955. In quell’anno furono inaugurati il Village Magique di Caprera e l’Hotel il Gabbiano di proprietà dell’E.S.I.T. (Ente Sardo Industrie Turistiche). L’anno successivo l’Hotel Excelsior. Il Gabbiano, fu aperto il 27 giugno, poteva accogliere ottanta turisti, e fu costruito con le risorse finanziarie erogate dalla Regione. Confinava con il mattatoio civico, e da questa condizione scaturì una polemica, per lungo tempo. Pietro Ornano si impegnò anche ad assecondare le richieste di un tale monsieur Jacques Giovannoni, architetto italo francese, plenipotenziario del Club Village Magique, che aveva inoltrato al sindaco una richiesta formale di concessione, per la durata di venti anni, rinnovabili, delle aree a settentrione di Caprera, denominate Cala Garibaldi e i Chiusi, per farci un villaggio vacanze, coinvolgendo l’Ente Provinciale per il Turismo, il ministero della Difesa – presso la cui giurisdizione ricadevano i terreni interessati dall’iniziativa – e non ultima la Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso i buoni auspici di Mario Ferrari Aggradi, maddalenino di origine e parente del sindaco, nonché “enfant prodige” della Dc e stretto collaboratore di Alcide de Gasperi. Il sindaco dovette fare fronte pure agli attacchi di Ezio Garibaldi, figlio di Ricciotti, che aveva scatenato mezzo parlaento italiano contro il progetto dei francesi nella terra “garibaldina”, ignorando il fatto che l’Eroe, quando nacque a Nizza, nel 1807, era suddito dell’impero francese. Per fortuna sua zia, donna Clelia, che risiedeva a Caprera, grazie ai buoni uffici del dottor Chirico, attribuì il proprio consenso. Il villaggio sorse, e per favorire l’arrivo dei turisti francesi, anzi per incentivarlo, fu firmata alla Maddalena, il 7 maggio, la “Carta di Frontiera”, nel salone consiliare del Comune. Erano presenti, il prefetto di Ajaccio Marcel Savreux e quello di Sassari Casimiro De Magistris che siglarono lo storico protocollo. Da quel momento i turisti italiani che si sarebbero voluti recare dalla Sardegna in Corsica, e quelli francesi che dall’”isola della bellezza” sarebbero voluti arrivare da noi, lo avrebbero potuto fare esibendo la sola carta d’identità. Partecipò alla cerimonia anche FerrariAggradi, che era Sottosegretario al Bilancio e che fu salutato con striscioni appesi per le vie della città, con su scritto “La Maddalena saluta il suo figlio migliore”. Un anno dopo, il 2 giugno del 1956, fu inaugurato l’hotel Excelsior. Costruito sull’ area dell’antica Piazza Indipendenza. A ridosso del palazzo comunale e di fronte al mare. La stessa area che il Comune aveva ceduto al prezzo simbolico di una lira all’ingegnere Franco Tamburrini. La struttura avrebbe dovuto reggere il confronto con gli alberghi lussuosi di Capri o della riviera ligure, nelle intenzioni del suo realizzatore, e creare occupazione. Ma i fatti dimostrarono che le buone intenzioni del proprietario dell’Excelsior, e degli amministratori pubblici che lo avevano incoraggiato nel suo progetto, restarono tali. I maddalenini parlano oggi dell’Excelsior come dell’albergo che non si sarebbe mai dovuto costruire.
Cultura dell’accoglienza significava anche adeguatezza di vie di comunicazione interne. La strada panoramica, si disse, che fosse stata progettata, dopo un incontro tra il sindaco Ornano e don Capula, a cui si aprivano facilmente le porte della Regione o dei ministeri e che aveva sempre da dare un “consiglio giusto nel momento giusto”. I lavori iniziarono nel maggio del 1958, quando Ornano non era più sindaco. Si devono al sindaco Ornano e alla sua amministrazione anche la strada che collega da un capo all’altro, che taglia longitudinalmente, l’isola di Santo Stefano: la realizzò con i contributi regionali e provinciali e doveva essere posta al servizio del collegamento fisso con Palau. Il ponte non si realizzò mai. Però, quella via di comunicazione, all’interno dell’isola che avrebbe ospitato anche una base americana e un villaggio turistico, resta oggi fondamentale.
Non bisogna dimenticare, gli alloggi popolari Gescal o la casa del pescatore di Padule, le famose “tre caravelle”: furono opere progettate e realizzate durante l’amministrazione del sindaco “impopolare” Pietro Ornano. Ancora. Ornano andò a ricevere il ministro della Difesa Paolo Emilio Taviani, il 3 aprile del 1956, insieme all’ammiraglio di Marisardegna Ernesto Sforza. Taviani arrivò a bordo del cacciatorpediniere San Marco, sbarcò alla banchina dell’ammiragliato, visitò le scuole C.E.M.M., l’arsenale, la tomba di Garibaldi, e partecipò a una riunione in municipio con alcuni deputati sardi. Il sindaco riuscì a spuntare alcune promesse riguardo agli aiuti che sarebbero dovuti arrivare dal governo, in termini di potenziamento del cantiere navale di Moneta e delle strutture militari che impiegavano personale civile. Il 15 ottobre riaprì la Scuola Allievi Operai, inaugurata dal futuro presidente della Repubblica Antonio Segni: la frequentarono venticinque ragazzi che avevano conseguito la licenza media.
Nel settore culturale, nel periodo del sindaco “decisionista”, vi fu da registrare la missione compiuta dall’quipe di ricercatori della Società Geografica, un gruppo di lavoro composto di scienziati di chiara fama, guidato da Osvaldo Baldacci.
Insieme a lui, Giovanni Lilliu, Celso Guareschi, Luigi Desole, Silvio e Silvana Vardabasso. Il lavoro svolto fu di altissimo valore e diede risultati eccellenti, non solo per la pubblicazione delle ricerche, svolte in un volume che ancora oggi è considerato una sorta di Bibbia da tutti coloro che, con finalità di studio, si interessano dell’arcipelago della Maddalena, ma anche per un’importantissima scoperta che fu fatta dall’archeologo Giovanni Lilliu, accompagnato dai giovani studiosi maddalenini Mattia Sorba e Pietro Muntoni: in un riparo sotto roccia di Cala Villa Marina, nell’ isola di Santo Stefano, furono rinvenuti alcuni reperti risalenti al 2600 a. C. , catalogati come appartenenti al Neolitico recente.
(continua)

