(Completiamo il ritratto di Pietro Ornano, il sindaco decisionista della Maddalena )

Da ricordare, inoltre, che nei primi giorni di ottobre del 1956, il consiglio regionale della Sardegna approvò un ordine del giorno in cui si operava una sintesi delle idee e dei progetti che avrebbero dovuto essere attuati per consentire la rinascita e lo sviluppo della Maddalena. Le indicazioni per la Commissione consiliare speciale per La Maddalena, insediata presso la Regione, arrivarono dall’amministrazione comunale dell’Isola. Riguardavano: lo sviluppo dell’industria della pesca e di quella del granito, la realizzazione, con il concorso della Marina Militare, di un cantiere navale progettato dalla società Navisarde, con annesso bacino d carenaggio, la creazione delle condizioni ambientali idonee per lo sviluppo del turismo, l’intervento, presso il governo nazionale, affinché fosse potenziata la Scuola Allievi Operai dell’Arsenale militare, la predisposizione di un disegno di legge nazionale per l’istituzione, nell’ambito delle isole della Maddalena e di Caprera, di una zona franca, o quantomeno la concessione di agevolazioni fiscali, come la franchigia doganale, di cui beneficiavano altre zone della repubblica italiana trans frontaliere, sussistendo le condizioni ambientali che giustificavano quel provvedimento. E ancora, l’istituzione di un servizio marittimo di collegamenti tra La Maddalena e la costa sarda, con navi traghetto e l’approfondimento degli studi sulla possibilità di realizzare una diga-ponte che avrebbe dovuto collegare La Maddalena alla Sardegna.

Il 29 novembre dello stesso anno, il Presidente della Regione, Giuseppe Brotzu, accompagnato dall’assessore alla Pubblica Istruzione, Assistenza e Beneficenza Francesco Deriu e dal consigliere regionale gallurese Giovanni Filigheddu arrivò in visita alla Maddalena. Il sindaco, insieme al consigliere provinciale maddalenino Sebastiano Asara e alla giunta comunale al completo andò a riceverlo a Palau.
Brotzu visitò alcune delle opere in cantiere nell’Isola e, successivamente si intrattenne con gli amministratori, nella sala consiliare del Comune, a discutere sui problemi della rinascita maddalenina. I problemi riguardavano: la costruzione di navi traghetto per la linea La Maddalena-Palau e La Maddalena-Santa Teresa Gallura-Bonifacio (lo studio particolareggiato per l’istituzione del servizio che comprendeva il trasporto d persone e di automezzi era già pronto presso la Regione e sarebbe stato attuato nel 1957, cioè dopo che la Tirrenia, società armatrice del postalino Limbara, avrebbe lasciato quella linea), la costruzione di una diga ponte tra La Maddalena e Santo Stefano ( occorrevano 450 milioni di lire e il progetto doveva essere incluso nel piano generale di Rinascita della Sardegna e finanziato dalla Regione stessa), la costruzione di un filtro per l’acquedotto comunale per potenziare il rifornimento idrico della città (la potenzialità giornaliera dell’acquedotto, con quell’accorgimento, sarebbe dovuta salire dai 1000 ai 1800 metri cubi giornalieri e ci sarebbe stata la possibilità di erogare acqua alla popolazione giorno e notte), la pavimentazione in asfalto di via Cairoli, partendo dalle case popolari, fino a raggiungere il cimitero, la costruzione di un edificio da adibire a cronicario e poliambulatorio, di un villaggio per i pescatori che sarebbe sorto, come accennato, a Padule, su un’area concessa dalla Marina Militare, di un cantiere navale per costruzioni civili, la sistemazione delle strade dell’Isola di Caprera per consentire un maggiore afflusso di visitatori.
Alcune di queste opere furono realizzate, alcune rimasero sogni nel cassetto di Pietro Ornano. Al quale, oggi, con la nostra visione del mondo forse meno manichea di quella dei suoi tempi, una condotta ci sentiremmo di rimproverare, decontestualizzando da un periodo in cui il mondo, e l’Italia, erano divisi tra buoni e cattivi. Riguarda il mancato attestato di solidarietà e il sostegno nei confronti degli operai socialisti e comunisti licenziati dall’Arsenale, nei giorni a ridosso del Natale 1956. Nella seduta del Consiglio Comunale del 18 gennaio dell’anno successivo, la vicenda dei dipendenti civili del Ministero della Difesa sarebbe stata liquidata come un dettaglio trascurabile, senza nessun rilievo politico, e senza alcuna implicazione di carattere sociale, se un esponente della minoranza, Gavino Demuro, indipendente di sinistra, non avesse presentato una mozione d’ordine in Consiglio e preteso che fosse discussa e votata. Ma quel documento, con cui sisuggeriva di offrire sostegno a cittadini e a padri di famiglia, prima che ad avversari politici, che lo meritavano tutto, fu respinto inesorabilmente e senza imbarazzo dalla maggioranza dei consiglieri comunali. In quel momento fu scritta una delle pagine più tristi della storia della Maddalena. A parziale attenuazione della gravità dell’episodio furono le parole del sindaco, pronunciate subito dopo il voto: “Affermo che da parte dell’amministrazione vi è stato tutto l’interessamento che il caso comportava… Degli undici operai licenziati, tre sono stati subito riassunti. Ai fini dell’economia cittadina, è da rilevare che altre cinque persone sono state assunte … Rimprovero al gruppo di minoranza di avere avuto il torto di fare affiggere subito un manifesto contro il governo, quando proprio da parte del governo, tramite il tempestivo interessamento di questa amministrazione, si stanno prendendo i necessari provvedimenti. Una siffatta azione è dispiaciuta, ovviamente, a questa amministrazione, la quale piaccia o no, è con il governo”. Il sindaco fu di una chiarezza disarmante. Preoccupazione, ma con giudizio, perché La Maddalena non poteva porsi contro il governo che elargiva benefici. Il mandato di un sindaco e di un’amministrazione che erano espressione di un’egemonia assoluta della Democrazia Cristiana, si concluse l’8 marzo del 1957. Non prima, come avrebbero desiderato i nemici di Mario Ornano, per tutti, anche per i pochi amici che gli erano rimasti una volta conclusa l’esperienza alla guida della comunità, Pietro.