Dopo un lungo e travagliato periodo, che durò quasi 20 anni, nel 1882 finalmente la ferrovia arrivò anche a Terranova: allora non aveva più di 5.000 abitanti. Oltre la linea ferroviaria rimaneva l’aperta campagna, ricca di vigne e di orti, dove, per buona parte, regnavano gli acquitrini e le paludi. Per disciplinare la circolazione dei veicoli e non creare intralcio alla circolazione dei treni, furono messe in esercizio delle barriere, in italiano si possono chiamare “sbarre”; gli olbiesi li chiamano sol gancellos (i cancelli). Esistono anche sol gancellos de porto Romano, che proteggono la linea per Golfo Aranci, ma “sol gancellos”, per antonomasia, gli olbiesi chiamano quelli de santu Semprije.
In un lontano passato, per la chiusura e l’apertura al transito dei veicoli, erano impiegati veri e propri cancelli, (jagas) li apriva e li chiudeva un casellante che stazionava nei pressi, alloggiato in una garitta. Furono poi modificati in barriere comandate con tiranti e cavi, manovrate da un verricello a manovella. Col tempo si pensò di dotare il meccanismo di un motore elettrico comandato direttamente dalla stazione.
La stazione ferroviaria venne costruita il più vicino possibile all’abitato ma, per quanto prossima al paese, rimaneva in periferia. Subito dopo la prima guerra mondiale. Terranova si espandeva, oltre la barriera ferroviaria si sviluppava un’intensità attività edilizia: stava nascendo il nuovo quartiere di san Simplicio. Anche il traffico cresceva, il centro del paese era diventato sempre più caotico e sporco di deiezioni animali. Per regolare meglio la circolazione dei veicoli a trazione animale e di quelli a motore era indispensabile spostare la stazione, pertanto nel 1930 Terranova indirizzava alla Provincia una formale richiesta ma non ebbe mai una risposta.
Chi arrivava dai paesi del circondario, per poter raggiungere gli altri paesi della Gallura, doveva transitare per forza al centro della città: non esisteva via G. Mameli e di via G. D’Annunzio solamente il tratto da via Porto Romano in poi. La strada statale 125 passava allora per via Roma, seguiva via Regina Elena, attraversava via porto Romano per
collegarsi all’odierna via Gabriele D’Annunzio e continuare per Palau. La strada statale 127, proveniente da Monti, veniva giù da Corso Vittorio Veneto e si collegava a Corso Umberto che immetteva il traffico nel centro della città e i veicoli in transito, destinati al porto, percorrevano il corso per tutta la sua lunghezza. Vista l’inerzia della Provincia, nel 1935 l’amministrazione comunale devia il traffico dal centro: in entrata dalla SS 125 fu deviato su via Nuoro, dove potevano transitare i veicoli destinati al porto, a sinistra su via Mameli, che metteva in collegamento la strada SS127 per Monti. Dopo l’apertura di queste due nuove vie la circolazione fu più ordinata, il centro più pulito e il traffico diminuito, i pochi veicoli e i pedoni adesso potevano circolare liberamente senza disagi o pericoli.