È guerra aperta tra l’Alta Gallura e l’Asl guidata da Marcello Acciaro. Otto sindaci di altrettanti Comuni del distretto sanitario, a partire da quello di Tempio, non vogliono più avere a che fare con il direttore generale, ma pretendono di confrontarsi direttamente con il nuovo assessore regionale alla Sanità Armando Bartolazzi. L’esponente della giunta capeggiata da Alessandra Todde ha ascoltato solo una parte dell’elenco delle forti criticità provenienti dal territorio, e in particolare la grave situazione im cui versa l’ospedale “Paolo Dettori” di Tempio, ma ha poi dovuto interrompere la videoconferenza senza aver potuto replicare agli interventi, al punto che altri – come lo stesso primo cittadino di Tempio Gianni Addis – hanno rinunciato a intervenire proprio per l’assenza dell’unico interlocutore che essi riconoscono.
“Disconosciamo la gestione fatta finora della sanità in Gallura e non siamo più disposti ad interloquire con i manager aziendali, perché li riteniamo incapaci di gestire questa situazione – così hanno sostenuto gli otto sindaci, all’indomani della conferenza socio sanitaria tenutasi a Olbia -, per cui d’ora in avanti vorremmo avere un confronto diretto con Cagliari”, escludendo palesemente Acciaro. “Il nostro disappunto è conseguente alle aspettative che avevamo di parlare con il nuovo assessore – afferma Gianni Addis -. Non abbiamo nessun pregiudizio nei suoi confronti, ma gli chiediamo di incontrarci al più presto. Non saremo noi ad armare le piazze, ma sicuramente saremo alla testa di manifestazioni che dovessero essere organizzate in maniera civile, ferma e determinata”.
“Il fallimento di questa gestione della sanità è ormai certificato – aggiunge il primo cittadino di Aggius, Nicola Muzzu, il quale ha avanzato la proposta di aprire uno sportello nell’ufficio dell’Unione dei Comuni, dove i cittadini possano denunciare i casi di malasanità. “Da otto anni siamo stai riempiti di grandi promesse dai vari manager che si sono succeduti – afferma il sindaco di Luogosanto Agostino Pirredda – dicevano che avrebbero messo tutto a posto. Forse ora è il caso di costruire un modello della sanità sarda che tenga conto dei piccoli paesi, della loro distanza dai centri più grandi, dell’assenza dei trasporti pubblici e di strade sicure. A Luogosanto tra qualche settimana il medico di medicina generale andrà in pensione, e io sono già terrorizzato perché non posso dare risposte ai miei concittadini, sono disarmato e molto preoccupato”.
Chiede una “mobilitazione generale a tutti i livelli”, il sindaco di Calangianus Fabio Albieri. dopo ave r sentito nel dettaglio l’elenco delle carenze del “Dettori”. Eccole, una per una. Chirurgia: tre chirurghi di cui due lavorano in day surgery tre giorni alla settimana, senza reperibilità; Dialisi: tre medici che lavorano come dannati; Ortopedia: quattro medici. Pediatria: due posti letto e nessuna reperibilità notturna; Otorino: una sola attività ambulatoriale; Cup: una sola unità stabile (non più tre) solo di mattina per cinque giorni alla settimana; Igiene mentale: da quattro unità a una sola. Insomma, un quadro sconsolante per un territorio che non merita questo trattamento.

