È inutile perdersi in un giro di parole: quello del ponte (interrotto) di Monte Pinu è uno scandalo. Un autentico scandalo che pone sul banco degli imputati una classe politica che non ha fatto abbastanza per rimediare a un danno immane (ci sono stati dei morti, non va dimenticato) provocato dall’alluvione del 2013. Da quel 13 novembre, il collegamento tra Olbia e il resto dell’Alta Gallura, che spezza in due questa regione storica della Sardegna, è interrotto: non si tratta di chilometri, ma di poche centinaia di metri. Un lavoro, questo, che, se lo rapportiamo ad altre opere pubbliche realizzate anche in Italia (un solo riferimento: il ponte Morandi di Genova), ha tutti i connotati della vergogna, di un cronico disinteresse che va al di là delle vicissitudini che hanno accompagnato questa assurda vicenda.
Chiamarlo la “classica incompiuta” è riduttivo. A giudizio di chi scrive si sarebbe potuto fare di più, molto di più, con un’azione pressante, a mo’ di martello pneumatico su chi – a partire dall’Anas per continuare con la Provincia – avrebbe potuto e dovuto decidere sull’accelerazione dei lavori per arrivare il più in fretta possibile al completamento del ponte.
La premessa è necessaria per dare la notizia di uno degli ennesimi sopralluoghi che vengono compiuti in quel sito, grazie a eposodiche iniziative di chi si trova a governare la Regione. Oggi, è arrivato il neo assessore regionale ai Lavori pubblici Antonio Piu, dopo il pressing fatto su di lui dal vicepresidente della giunta regionale Giuseppe Meloni e dal presidente della Commissione competente Roberto Li Gioi. Iniziativa encomiabile da parte dei due esponenti della maggioranza di governo (nonché rappresentanti del territorio), ma non altrettanto soddisfacente sul piano operativo. L’assessore, durante e dopo il vertice svoltosi anche alla presenza del comitato che si batte da tempo per pungolare i politici, ha rivelato che “ci sono 14 milioni di euro disponibili” e che lui farà di tutto per “spenderli presto e bene”. Li Gioi, dal canto suo, ha assicurato che ci sarà un continuo monitoraggio sullo stato dei lavori, ma anche tutti questi discorsi somigliano molto ai classici bla bla, e risolvono molto poco i problemi sollevati.
Gli ultimi fatti su questo maledetto ponte riguardano la rescissione del contratto da parte dell’Anas all’impresa Italiana Costruzioni, che dal mese di ottobre del 2021 stava cercando di ricostruire la strada crollata. In precedenza, c’era stata un’altra rescissione del contratto con una diversa impresa, a conferma del fatto che una sorta di maledizione si è abbattuta da tempo su quest’opera. Per conoscere la verità bisogna ascoltare Salvatore Campione, responsabile dell’Anas per il Nord Sardegna. “Dobbiamo procedere a un nuovo appalto – annuncia – e per fortuna (!) abbiamo già indivuduato l’impresa e dunque i tempi si accorceranno”. Già, di quanto si accorceranno. “Contiamo – aggiunge Campione – di consegnare i lavori entro il 2025”. Quindi, ancora un anno e mezzo, un’eternità. Poi, un’altra parte delle competenza appartengono alla Provincia, una sorta di ente fantasma, che paga molto bene chi dirige l’ente, retto da un commissario che ha sempre militato in un partito politico che paragonava le Province con un carrozzone inutile, da sbaraccare in fretta. Se tanto ci dà tanto, aggiungiamoci pure un altro paio di anni. Se va bene.
Se questa non è una vergogna, che cos’é?

