È bastato un assist della giornalista Caterina De Roberto, che legittimamente voleva sapere quali fossero le ambizioni delle quattro donne che aveva al suo fianco, per chiarire un po’ di cose, a livello politico, per tirar fuori la notizia del giorno (che poi non è neanche tanto clamorosa: non sarà contentissimo il suo collega di partito e di gruppo Gianluca Corda, ma questo è un altro discorso. Tornando a bomba, nel rispondere alla coordinatrice del dibattito, Ivana Russu del Pd si è candidamente e ufficialmente candidata a guidare, come prima sindaca della storia, la città di Olbia. “Se mi dovessero proporre un assessorato regionale, o un posto da consigliere regionale oppure la carica di sindaca della mia città, non avrei alcun dubbio: sindaca senza se e senza ma”. Per la verità, anche la sua vicina di banco, la vicesindaca e assessora alla Cultura Sabrina Serra ha fatto intendere che vuol essere della partita pure lei, ma, con una dichiarazione un po’ democristiana, si è limitata a confermare che la sua “ambizione è quella di voler continuare a far politica, non so come né in quale ruolo, ma questo è”. Anche i bambini sanno, però, che la Serra ogni notte sogna di poter indossare la fascia tricolore, quando arriverà la concitata fase del dopo Nizzi (non è la sola a sperare di prendere il suo posto: per informazioni chiedere a Pietro Carzedda, Angelo Cocciu e Bastianino Monni per non parlare di Marco Balata).

Le altre due partecipanti al convegno organizzato dalla Confcommercio (onore al merito, perché per radunare della gente alle dieci e mezzo del mattino di un giorno feriale e bollente come l’11 luglio occorre del coraggio), sullo storico tema della parità di genere si sono limitate a ipotizzare che “a fine mandato – nel caso di Antonella Debertolo di San Teodoro – manca ancora un anno e mezzo, e dunque c’è tutto il tempo per prendere una decisione”; Cristina Usai, invece, deve fare i conti con il suo doppio incarico di consigliere regionale e di consigliere comunale di Arzachena, ma anche nel suo caso l’apparente indecisione su quello che vorrà fare da grande va interpretata come una gran voglia di continuare a ricoprire un ruolo di rilievo in politica. Quando uno (o una) comincia, del resto, ci prende gusto e smettere viene in salita.

Per il resto, il dibattito ha confermato che è ancora lontano il giorno in cui le donne non faticheranno più a trovar posto in un consesso politico o comunque negli enti he hanno a che fare dalla politica. Così come, molto spesso, trovano difficoltà nel mondo del lavoro. Interessante, da parte di tutte, il parallelo tra questi ostacoli oggettivi da rimuovere e il mondo giovanile, più volte evocato dalle ragazze al tavolo. I giovani hanno poca dimestichezza con i meccanismi della politica, e ne sono lontani, immersi come sono in altre attività. Quindi, occorre che oltre a trovare gli spazi per il gentil sesso, sarà obbligatorio porsi l’obiettivo di conquistare le nuove generazioni e di sconfiggere tutti assieme la piaga dell’assenteismo che continua a essere profonda ogni volta che c’è da votare, e che nessuno riesce a far rimarginare. Evviva le donne.