La difficoltà maggiore, se si decide di intervistare Gavino Murrighile, è quella di definirne bene i tratti per farlo conoscere al lettore che magari non sa tutto di lui, del suo multiforme ingegno, del suo iperattivismo. Uomo facoltoso, presidente dell’Avis (“nel primo anno di attività, la raccolta di sangue è aumentata dell’80%”), ma anche fustigatore di quello (o quelli) che secondo lui sono i responsabili dello sfascio della sanità. Appassionato di calcio (ha un passato da portiere, con l’Olbia), ha cercato di dare una mano alla cordata svizzera che aveva acquistato le quote dalla vecchia dirigenza, prima che gli elvetici della Swiss Pro inciampassero nell’infortunio della domanda di iscrizione alla D priva dei pagamenti essenziali. È il boss del Delta, un’imponente struttura nell’agglomerato industriale di Olbia, che ospita bar, scuole, ristoranti, albergo, attività commerciali, studi medici. Opera nel campo del turismo con resort sul mare, usa i social spesso e volentieri, dice la sua quando sente di doverlo fare senza badare troppo alle reazioni di chi (eventualmente) se la prende a male. Ama farsi fotografare, e vestirsi in modo originale, usando spesso accostamenti cromatici non proprio comuni. Per molti, questa sua particolare frenesia nell’affrontare temi sociali e intervenire su temi che spesso hanno a che fare con la politica, significa che vorrebbe correre (lo fa per hobby) per diventare sindaco. Potrebbe essere paragonato a una sorta di “difensore civico” che spazia tra i temi più disparati della vita.

Dove vuole parare? Qual è il suo campo d’atterraggio?

“Non ho intenzione di candidarmi, sia chiaro. Sono dottore commercialista dal 1991 (il più giovane d’Italia), e dunque questo faccio”.

Lo racconti ai bambini…

“Certo, mi occupo anche delle mie attività, del sociale, cerco di rendermi utile per il territorio. Mi ritengo fortunato per ciò che ho ricevuto, e dunque m’impegno a far sì che la mia città, la mia terra migliorino con il mio contributo”.

È nota la sua posisione contro il direttore generale dell’Asl Marcello Acciaro: perché ce l’ha tanto con lui?

“Chiarisco che non è una questione personale. Osservo ogni giorno le dimensioni di un’incapacità assoluta, peraltro diffusa, di gestire un settore vitale come la sanità. Noto con un senso anche di rabbia una dannosa contiguità con la politica che rende impossibile una sana gestione della sanità. Anziché perdere del tempo a stilare comunicati dai toni trionfalistici sulla creazione di nuovi (!) servizi (un infermiere al Pronto Soccorso è l’ultimo esempio), o a dare l’ordine di cambiare insegne nei reparti, o a fare annunci roboanti, il management e dunque anche il dottor Acciaro dovrebbero trarre le conclusioni per questa situazione insostenibile. Questi signori sono stati capaci di un’impresa storica, quella di scontentare tutti: utenza, medici, lavoratori, associazioni”.

Troppo facile muovere critiche senza indicare soluzioni.

La Asl Gallura ha necessità di una riorganizzazione radicale. Gli ospedali periferici devono essere deputati alla gestione della bassa complessità attraverso gli ospedali di comunità. Gli attuali reparti di Medicina non garantiscono più la gestione della patologia acuta e di fatto sia a Tempio che alla Maddalena vengono impegnati dirigenti medici che potrebbero benissimo, in quanto internisti, garantire prestazioni sanitarie nei Pronto Soccorso invece in mano ai medici gettonisti (1200 euro a turno) che possono gestire solo codici verdi e gialli . Ovvero, se arriva un codice rosso (emergenza) tipo un infarto, un arresto cardiaco, loro non lo possono gestire in quanto non hanno le competenze per farlo. Fino a quando i bilanci della Asl potranno sopperire a questa gestione miope che non sa leggere i problemi e adottare soluzioni adeguate? Serve un cambio di passo e un potenziamento delle strutture territoriali come le Case di Comunità che diano risposte direttamente nei comuni in cui risiedono i cittadini. La regione Emilia Romagna ha sperimentato i Cau strutture deputate alla gestione dei codici verdi e gialli che decongestionano i Pronto Soccorso degli ospedali riducendo i tempi di attesa.

La sanità è un’emergenza dappertutto.

“Sì, ma noi abbiamo toccato il fondo: in Sardegna è necessario istituire subito una Costituente regionale per far fronte a una situazione insostenibile che riguarda i pronto soccorso di Olbia, Cagliari e Sassari; gli ospedali cosiddetti minori, la creazione di centri di eccellenza, le sinergie tra pubblico e privato”.

Sembra che da parte dell’amministrazione comunale sia calato il silenzio sulla sanità.

“È deludente che il sindaco tolleri una Asl Gallura così disastrata e che rappresenti un freno alla sviluppo sociale ed economico del territorio. Settimo Nizzi sbaglia a non occuparsene, anche se capisco che è difficile combattere e disarcionare un management che lui stesso ha contribuito a indicare. Quelli della Asl comunque mi sembra che abbiano giusto il tempo di un gatto in tangenziale”.

A Olbia c’è l’ospedale pubblico ma c’è anche il “Mater”.

“Già, c’è il Mater Olbia, una struttura importante, alla quale l’Avis deve molto. Tutte le volte che li tiriamo in ballo per qualche donazione, ci facilitano il compito e non finiremo mai di ringraziarli. Ciò premesso, però, ricordiamo che è nato con altri obiettivi: quelli di completare l’offerta sanitaria rispetto all’esistente nell’ospedale pubblico. I duplicati dei reparti sono un’assurdità, vanno eliminati: le patologie non presenti in uno dei due luoghi cura dovevano essere garantite nell’altro. Non è andata così”.

Questo è il compito che potrebbe svolgere Gian Piero Scanu, nominato dalla Todde come rappresentante della Regione.

“La scelta non poteva essere migliore: Scanu è stato il primo a favorire la nascita del Mater. Ma il suo compito e le sue azioni non saranno semplici. Ecco, uno degli obiettivi potrebbe essere quello di ottenere il Pronto Soccorso, in considerazione del fatto che soprattutto in estate la situazione è esplosiva”.

Poco tempo fa ha incontrato il nuovo assessore regionale alla Sanità: che idea si è fatto?

“Che è una persona cordiale, uno che accetta il dialogo e il confronto. Ma anche lui, come molta parte della classe politica, non sembra rapidissimo nell’agire. L’assessore Armando Bartolazzi e la Todde debbono mettersi in testa che, in Sardegna, due sono le priorità: la sanità e i trasporti. E invece si è varata la legge sulle province: non mi sembra proprio che questa sia un tema urgente e fondamentale per la Sardegna”.

Passiamo a Settimo Nizzi, personaggio chiave della politica di questa fetta di Sardegna.

“Nizzi è un autentico fuoriclasse della politica: la sa fare, ha imparato a farla bene. Aggiungo che è lui il vero leader della sinistra”.

Ma che dice? È impazzito?

“No, no. Ne sono davvero convinto. Governa Olbia con i temi più cari alla sinistra: il limite dei 30 chilometri all’ora, lo spirito ecologista, la sensibilità per la difesa dell’ambiente, le zone a traffico limitato, il no alla plastica, al fumo. Il sindaco ha tolto gli argomenti ai suoi avversari, ha tarpato loro le ali, e questi molto spesso non sanno come fare per muovergli critiche o attaccarlo. Il centrosinistra, invece di incalzarlo sulle questioni politiche che presentano dei vulnus, lo attacca sul terreno nel quale è più forte: l’operatività, l’eccessivo interventismo, il pragmatismo, tutti temi cari alla gente e che lo rendono popolare”.

Parole degne di un nizziano di ferro.

“Ma no: io sono sempre più convinto che Nizzi ami la città; il problema è che, il più delle volte, confonde la stessa per il giardino di casa propria, utilizzando, nel merito e nella forma, scorciatoie tipiche di un’azienda privata. Per esempio, sul centro storico ha toppato. Il palazzo dello Scolastico ospita tanti uffici comunali, ed è un peccato: avrebbe potuto rappresentare un’eccellenza sul piano sociale e culturale nel cuore di Olbia. Così come è stato un errore della politica quello di gravare di costi le imprese con decisioni incomprensibili su insegne e tasse varie. Così come è un errore progettare la costruzione di un altro tunnel, rovinando così l golfo più bello del mondo”.

Ok, oltre al sindaco però ci sono la giunta e il consiglio comunale.

“La democrazia è lenta ed inefficace, ma non hanno ancora inventato un metodo migliore per tutelare la libertà. Questo attivismo in solitario di Nizzi, questo vizio italico dell’uomo solo al comando, ha di fatto esautorato la giunta, ridotta a un manipolo di figuranti acritici che non lo aiutano neppure nell’evitare incidenti di percorso. Quanto al consiglio comunale, è confinato ad essere uno strumento obsoleto e certificatore di decisioni prese altrove.”.

È cominciata da un po’ la corsa, con tanti cavalli che scalpitano, a raccogliere il suo testimone: ha qualche idea?

“Il fatto che aspirino in molti a prendere il suo posto è la dimostrazione che Settimo Nizzi vive e governa suo piacimento applicando il detto latino del divide et impera. Ovvio che tutto questo non aiuti all’individuazione di una figura autorevole per la successione, stante il ruolo di comparsa da parte di chi punta a prendere il suo posto”.

Insomma, non si salva nessunoMa lei è di destra o di sinistra?

“Sono un uomo libero che esprime la sua opinione e la motiva senza infingimenti o remore”.

Ma ci sarà pure qualcuno che le piace?

“L’unica vera novità sta nel Pd ed è Giuseppe Meloni, che è riuscito a fare sintesi fra le diverse anime del partito in loco e proiettarsi cosi in una dimensione regionale. Ma ora è quello che rischia di più perché è quasi impossibile governare e coltivare gli elettori per eccesso di generosità, perché rischia di essere fagocitato dalle solite logiche di partito e dagli appetiti di correnti e spifferi vari, in attesa di riscuotere il credito elettorale. Per evitarlo deve ritornare a fare il “sindaco”: lui è capace di decisioni immediate, adatte al bisogno della gente e rispetto degli impegni presi, senza tentennamenti e, se serve, sbattendo i pugni sul tavolo”.

Eolico, si o no?

“Decisamente contrario alle pale”.

Lei crede molto nella famiglia: lo si deduce dai suoi messaggi sui social.

“Non c’è decisione o passo nella mia vita che non sia scaturita da un confronto con i miei genitori, i miei figli e mio fratello”.

Lei è un uomo ricco?

“Ricchissimo. Perché ho la fortuna di avere in vita mio padre e mia madre”.

Visto che non vuole correre in politica per fare il sindaco o altro, come si immagina tra cinque anni?

“Ecco, tra cinque anni vorrei avere il tempo di leggere tutti i libri che possiedo e che non ho ancora letto”.