Il siluro è partito in silenzio, ma il botto sarà enorme. Paolo Tecleme, nato a Sassari nel 1959, conosciutissimo manager della Sanità, già direttore della Struttura Complessa “Area Programmazione, Controllo, Committenza” dell’Asl di Olbia, nello staff dell’ormai disciolta Ats, è stato fatto fuori. La notizia non è ancora ufficiale ma la fonte da cui proviene è solitamente molto ben informata. Tecleme non ce l’ha fatta neanche a festeggiare i suoi tre mesi di permanenza come capo di Gabinetto dell’assessore Armando Bartolazzi, e i motivi della sua rimozione non si conoscono ancora. È certo che invece sarebbe stata la stessa presidente della Regione Alessandra Todde a comunicare una decisione che, secondo una certa scuola di pensiero, era nell’aria, nonostante a suo tempo Tecleme (incerto se accettare o meno l’incarico, visto che era in pensione) fosse stato caldamente invitato a diventare il principale collaboratore di Bartolazzi. Nessuno avrebbe messo in discussione le qualità dell’alto dirigente, ma all’interno della maggioranza di governo regionale ci sarebbero stati diversi malumori per la mancata nomina – in quel delicatissimo ruolo – di un manager cosiddetto “di area”, in grado di guidare l’azione dell’assessore alla Sanità che, in qualche occasione, ha dimostrato di non conoscere bene i meccanismi della politica (tipo la recente gaffe commessa con i sindaci della Gallura, con l’appuntamento disdetto “sine die” con una nota del suo ufficio) e di non essere in grado di fornire risposte rapide e concrete ai mille problemi che attanagliano il settore della Sanità in un’isola tormentata da tante emergenze.

A onor del vero, la presidente aveva già anticipato nei giorni scorsi l’intenzione dell’esecutivo di imprimere una svolta nella composizione della governance delle Asl, a partire dai dirigenti delle varie strutture sanitarie, molti dei quali sono finiti nell’occhio del ciclone da parte di cittadini, e degli stessi sindacati. D’altronde il malumore è piuttosto diffuso e probabilmente la giunta regionale non ha accelerato i tempi della loro sostituzione perché in ogni caso i direttori generali hanno un contratto di cinque anni e dunque sono ben lontani dall’ultimazione del loro mandato.