(Ospitiamo molto volentieri questo intervento sul mondo dell’informazione di Pier Giorgio Pinna, ex caporedattore della Nuova Sardegna ed ex corrispondente di Repubblica. Sono graditi altri contributi su un tema di vitale importanza per la democrazia)
Di chi sei? Era la domanda che i dottorandi e gli aspiranti tali si sentivano rivolgere sino a qualche anno fa dai colleghi all’università, come esigenza di presentazione. Il riferimento era al barone di sostegno. Oggi nessuno lo dice allo stesso modo. Eppure, nel mondo nazionale dei media questa sudditanza sotto traccia è altrettanto diffusa. E non ci sono soltanto i baroni-non editori che hanno il centro dei loro affari altrove: dalla produzione di mezzi militari e ordigni bellici, sino a petrolio, mattone, concessioni pubbliche e poi sino ad arrivare direttamente al cuore di alcuni partiti politici.
No, su tutti dominano altri nobili individui. Per esempio, diversi registi nelle intelligence dietro le quinte dell’Alleanza atlantica che alimentano la costruzione del nemico e le propagande di morte. O i boss di company para mafiose pronte a diffondere fake e notizie distorte per questioni di business. O i manager della grande finanza che controllano mercati e borse per speculare su consumi indotti e futures. Oppure le reti di vigilanza al soldo di super potenze incaricate di scegliere che cos’è la democrazia del web e che cosa non lo è.
Ecco, allora. Fare giornalismo indipendente non è mai stato semplice. Ma oggi, di fronte a questi condizionamenti sistematici, sembra diventato quasi impossibile. Ogni giorno si contano decine di esempi negativi. Dai pianeti del gossip al complottismo e all’anticomplottismo, le menzogne virali proliferano all’infinito. Con un effetto perverso, da gatto che si morde la coda: la politica delle attese dei fruitori d’informazione fa trasformare in notizie solamente fatti “commestibili”, mentre altri avvenimenti vengono scartati a priori dalle piattaforme mediatiche perché considerati indigeribili rispetto a opinioni pre-individuate come maggioritarie.
Ecco, ancora: a questo punto nemmeno la risposta alla domanda “Di chi sei?” pare più avere molta ragione d’essere. Almeno per chi voglia mantenere il senso critico. Solo una consapevolezza può consentire d’invertire rotta: l’idea che una informazione a dal basso, con network multimediali, non è in definitiva così insostenibile economicamente come molti sedicenti imprenditori s’affannano a sostenere da anni. Immaginare un modo diverso di fare informazione forse ci potrebbe cominciare a salvare.

