“Sì, sono un giornalista schierato, non sono né di destra né di sinistra, ma ho sempre scelto il partito della Sardegna, terra per la quale mi sono sempre battuto”. Mauro Pili oggi fa il caporedattore dell’Unione Sarda, dopo un passato che lo ha visto governare il comune di Iglesias, per poi continuare a guidare la Regione e a fare il deputato. E, come si è notato dal dibattito organizzato dal Comitato Spontaneo Olbiese contro la speculazione eolica e fotovoltaica, svoltosi a Olbia nella sede dell’associazione culturale Suentu Lab, grinta, passione e puntigliosa ricerca delle fonti di informazione su argomenti delicati per l’isola e i suoi abitanti, non sono venuti meno.

L’assalto. Si parlava dell’assalto eolico e fotovoltaico ai danni della Sardegna e il protagonista dell’incontro, fortemente voluto dal coordinamento Gallura contro la speculazione green, e la scelta degli organizzatori non poteva che essere quella di invitare il sanguigno giornalisti. Davanti a una sala gremita di uomini e donne di ogni età, Pili – stimolato dalle domande del direttore di Moroseduto Augusto Ditel – ha ricordato che “dal 2020 conduco una battaglia per combattere il pericolo che la Sardegna possa essere terra di conquista da parte di chi vorrebbe installare centinaia di impianti eolici e fotovoltaici”. E, nel rispondere all’obiezione del suo interlocutore sui toni troppo allarmistici della sua campagna e sulle pesanti accuse alla giunta regionale e alla sua presidentessa di voler favorire gli speculatori – Pili ha negato con forza su tutta la linea. “Anzi, forse siamo partiti in ritardo, sottovalutando il pericolo. C’è uno sproporzionato numero di progetti per la transizione ecologica presentati ufficialmente in Sardegna, la quale diverrebbe, se anche e solo la metà di questi venissero approvati, un Hub energetico per tutta l’Italia. Dunque lo scenario che ipoteticamente potrebbe verificarsi è che l’economia della regione, fino ad oggi basata sul settore terziario, che costituisce l’80% del Pil, passerebbe al settore secondario, ovvero ad attività prevalentemente industriale, considerando che il settore primario (agricoltura, pesca) costituisce oggi, poco più del 5%, e verrebbe anch’esso inevitabilmente intaccato. E dunque non esiste discrasia tra il ruolo che ricopro e lo schierarmi a protezione della nostra regione”.
Gli investimenti. “Per la transizione ecologica, ovvero, per gli investimenti pubblici nel settore privato ci sono a disposizione 194,4 miliardi di euro. I paesi del nord Europa inizialmente non erano d’accordo sull’elargizione di tutti quei denari all’Italia, ma solo fino momento in cui è stato stabilito che il 50% di questi sarebbe stato impegnato per la transizione ecologica. Questo cambio di rotta avrebbe avuto solo una motivazione proprio in quei paesi in cui si fabbricano le pale eoliche, mentre per quanto riguarda il fotovoltaico questo sarebbe appannaggio della Cina . Da qui l’obbligo di scelta delle zone nazionali di posizionamento dei futuri impianti eolici e fotovoltaici”.
Il carbone. “La Sardegna partiva ovviamente svantaggiata essendo la regione, non solo d’Italia ma anche d’Europa ad avere uno dei tassi più alti di carbonizzazione (il 75%) per cui con il governo Draghi sono stati emanati 2 decreti: uno per la Sardegna ed uno per il resto d’Italia. Quello per la Sardegna indica la regione come la più sacrificabile in termini di numero di neoimpianti green, essendo non più rimandabile la decarbonizzazione. A oggi, in Sardegna, sono stati presentati progetti di energia rinnovabile per 57 mila Megawatt che corrispondono all’energia necessaria per 52 milioni di abitanti , in una terra che ne ha solo
ha 1 milione e 600 mila…alla faccia della prossimità richiesta per l’utilizzo di energia”.
Lo scontro mediatico. Per quanto riguarda lo scontro mediatico tra la testata giornalistica cagliaritana e la Presidente della regione, Mauro Pili ha rimarcato: “Non si tratta di scontri legati a motivazioni ideologiche, considerato inoltre che le sue inchieste sull’energia green sono datate al 2020, e che solo grazie alla spinta mediatica di queste, la giunta Solinas sarebbe stata costretta ad impugnare il decreto Draghi”.

Le aree idonee. Questa battaglia con il governo regionale attuale – ha osservato il moderatore – sembra abbia superato i limiti di una normale disputa ideologico-ambientale. Ecco Pili che ovviamente nega. “La Todde ha firmato il decreto aree idonee e si è data la zappa sui piedi. Oggi quel decreto non si può più impugnare e la Sardegna sarebbe quasi tutta da considerarsi area idonea, anche perché il 75% della propria energia proviene dal carbone. Per la Sardegna l’obiettivo minimo di energia rinnovabile stabilito dal Governo sarebbe 6.2 gigawatt, il triplo di quello che serve per auto sostenersi, ma in quei 6.2 GW non sarebbe compresa tutta l’energia prodotta dall’eolico Off shore, come se il mare, per l’isola, fosse una parte marginale dell’ambiente. Quindi ci sono delle responsabilità che sarebbe giusto che venissero palesate facendo un mea culpa. E nessun compromesso si potrebbe fare con chi, pur avendo palesi conflitti d’interesse, siede ugualmente sul tavolo delle scelte delle aree donee nella cabina di regia recentemente istituita”.

Il conflitto di interessi. “Sarebbe bene – a giudizio del giornalista, che per esempio ha fatto il nome di un assessore regionale – che chi ha interessi sulla realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici o sulla proprietà dei terreni destinati a questo scopo, li rendesse noti, con visure catastali”. E se non lo facessero? “Lo farei io”, ha replicato Pili strappando un applauso.
La moratoria. Un altro argomento di disputa Unione Sarda/governo regionale sarebbe l’ attuazione della normativa transitoria della moratoria, rispetto alla scelta logica di mettere in atto una strategia definitiva come l’utilizzo della legge urbanistica, visto che la regione, sul tema, ha la competenza primaria e l’autonomia decisionale. La proposta di legge ad iniziativa popolare Pratobello 24 indicherebbe l’unica strada giusta da percorrere, quella urbanistica. E’ di 20 giorni fa il Decreto del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni attraverso il quale si è stabilita la rilevanza e la predominanza delle rinnovabili sia sul paesaggio che sui beni culturali. Dunque, per Pili , “percorrere la strada del piano paesaggistico sarebbe una inutile perdita di tempo”.
L’idrogeno. “L’alternativa sarebbe la pianificazione di centrali a idrogeno, come già succede in Australia, Austria e Germania, così da trasformare finalmente l’Italia in una nazione non più “inseguitrice” ma apripista sulla scena europea”.
La serata si è conclusa con la partecipazione del pubblico che ha posto alcune domande al giornalista.