Questo il testo dell’articolo apparso sulla Nuova Sardegna il 17 gennaio 1883
Ci scrivono da Sassari informandoci sul modo con cui procedono i lavori del tronco di ferrovia da Terranova a Golfo Aranci, in corso di esecuzione a cura della Compagnia Reale delle Strade Ferrate Sarde. I movimenti di terra son eseguiti sia pei riempimenti che pegli sterri, nella misura di circa il quarto del loro cubo totale. Delle 63 opere d’arte progettate lungo il tronco, 26 trovansi già ultimate e 12 sono in corso di avanzata costruzione. Delle case cantoniere pel personale di guardia, previste in numero di 15, 7 sono già compiute. Anche i fabbricati per le Stazioni sono iniziati, e l’armamento trovasi posato per circa due chilometri e mezzo a partire da Terranova. Tutto il materiale per armare la strada è già provvisto per cui anche questo lavoro potrà seguire sollecitamente il compimento della piattaforma stradale. Finora la compagnia ha erogato, nella costruzione del suddetto tronco, che ha la lunghezza di chilometri 22, la somma di 1.700.000. Il numero medio degli operai impiegati sui cantieri è di circa 2200.
La storia delle ferrovie in Sardegna è una storia costellata di imprevisti e fallimenti nei quasi vent’anni impiegati per arrivare da Cagliari a Terranova. In proposito c’è una storia che si racconta da tanto tempo, una leggenda metropolitana, alla quale molta gente ancora oggi crede. Si dice che, giunta la linea ferroviaria a Terranova, erano avanzate migliaia di traversine, che la società ferroviaria non sapeva cosa farne, come impiegarle. Propose allora al governo di prolungare la linea fino “al Golfo degli Aranci”. Il governo approvò. Velocemente l’impresa incominciò la posa dei binari, il cantiere aveva avanzato di poche centinaia di metri, quando una notte i terranovesi fecero saltare in aria i ponti dei canali Zozzò e San Nicola, posti alla periferia del paese, bloccando per pochi giorni l’avanzamento della linea. Ripristinati i ponti, i binari ripresero ad avanzare verso Golfo Aranci. Non passò molto tempo che poche settimane dopo fu fatto saltare un tratto di binario nei pressi della frazione di Rudalza, ma anche questa dimostrazione di forza non fermò la Compagnia delle ferrovie dal proposito di raggiungere Golfo degli Aranci.
La storia dell’impiego delle traversine avanzate per la costruzione della linea è molto diffusa, ma è solamente una leggenda, non ha fondamento, è sfatata dalla legge istitutiva delle ferrovie la N°1105 del 4 gennaio 1863 e dalla convenzione in essa contenuta dove all’articolo 13 recita: “Ove nel termine fissato al compimento dei lavori della sezione di strada di cui al numero cinque dell’articolo 1 non fosse reso praticabile, a cura e spese dello Stato, ai bastimenti di forte tonnellaggio il porto di Terranova, la Società dovrà spingere la linea fino al Golfo degli Aranci, dove sarà stabilito uno sbarcatoio per viaggiatori e merci”.
C’è invece un perché, un grosso perché, che ha bisogno di una risposta. Perché non fu reso praticabile il porto di Terranova, come recitava l’articolo 13, affinché all’arrivo della linea ferroviaria fosse pronto a ricevere “i bastimenti di forte tonnellaggio”? Fu davvero carenza organizzativa o fu, piuttosto, una scelta politica? Perché si frapponevano ostacoli all’attracco del vapore postale a Terranova? Chi si batteva così accanitamente? A distanza di quasi un secolo pare non sia cambiato molto da allora. Ancora oggi taluni politici poco lungimiranti non nutrono particolare simpatia per Olbia.
C’è ancora molto da scrivere e chiarire il perché dei comportamenti ostili tenuti da politici sardi, salvo poi scoprire che erano in combutta con industriali che a Golfo Aranci avevano a corposi interessi economici da difendere.

