Il Todde pensiero. Chiamata in audizione dalla Commissione per l’insularità, la presidentessa della Regione ha cercato di sintetizzare per punti le priorità dell’esecutivo nell’azione di governo. Ecco i punti toccati dalla governatrice che non ha risparmiato risposte decise a chi ha contestato le recenti iniziative della Regione, a partire dal ricorso alla Corte Costituzionale sull’autonomia differenziata.

Energie rinnovabili. “Entro fine mese porteremo in consiglio regionale la legge sulle aree idonee, non idonee, ordinarie e vincolate per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Entro 6 mesi, invece, il nuovo piano energetico e poi la creazione di una società energetica regionale che rappresenti un produttore grossista e possa incidere sul prezzo della bolletta. Oggi l’energy mix sardo è completamente sbilanciato verso combustibili fossili: l’energia elettrica viene prodotta per il 70 per cento nelle due centrali a carbone e dalla centrale di Sarlux, che brucia gli scarti di raffinazione. L’obiettivo resta ottemperare alla transizione garantendo un energy mix sensato. A fronte dei 6,2 gigawatt di energie rinnovabili che, secondo quanto previsto dal Green New Deal europeo, è chiamata a produrre la Sardegna entro il 2030, nei mesi scorsi, erano arrivate richieste per 58-60 gigawatt, quantitativi 10 volte superiori. Il vuoto normativo sulle aree idonee, inoltre, ha reso idonee anche aree che erano tendenzialmente protette. Di qui la nostra decisione di applicare una sospensiva, fino alla proposta che porteremo entro fine mese in consiglio regionale, con l’obiettivo di non promuovere un ulteriore utilizzo di suolo e dedicare alla produzione delle rinnovabili, su cui la Sardegna può giocarsi la sua competitività, aree industriali e già compromesse. Il governo ha chiesto la sospensiva della misura che noi abbiamo adottato in attesa della legge regionale che regolamenti le aree idonee alla produzione delle rinnovabili. Una richiesta molto pesante e penalizzante per la nostra terra. La Sardegna sta cercando di tutelare il proprio territorio pianificando la transizione laddove è possibile, nei territori accettati dalle nostre comunità. Proprio per questo ho discusso la bozza della nuova legge regionale con tutti i sindaci e ho svolto questa mattina l’ultimo incontro nel Sulcis. Dal governo ci aspetteremmo senz’altro un atteggiamento più collaborativo su questi temi”.

Autonomia differenziata. “La Sardegna continuerà a combattere a testa alta contro l’autonomia differenziata nonostante le lamentele di Fontana o di qualche altro leghista con il dente avvelenato. Abbiamo presentato il nostro ricorso alla Consulta e siamo in prima fila contro chi vuole spaccare l’Italia e indebolire la Sardegna”.

Infrastrutture. “La Sardegna è la Regione con l’indice di infrastrutturazione più basso di Italia: 50,5 punti su 100, contro il 78,8 nel resto del Mezzogiorno. È l’isola europea geograficamente più isolata, con 1.580.000 residenti, dispersi in 68 abitanti per chilometro quadrato. Ciò crea discontinuità, ritardi e debolezza nelle connessioni. L’assenza di investimenti in materia infrastrutturale ha ricadute all’interno e influisce sullo sviluppo dei territori, crea l’effetto isola nell’isola. La Sardegna è l’unica regione a non avere un’autostrada e presenta ancora infrastrutture ferroviarie fatiscenti e non competitive, ma non risulta beneficiaria di alcun intervento infrastrutturale di sistema”.

Agroalimentare. “La promozione delle rinnovabili nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio sarà necessaria per valorizzare la risorsa ambiente e contribuire a rafforzare l’immagine di un’isola che produce prodotti agroalimentari d’eccellenza e in cui la qualità della vita è alta. L’elevato costo dell’energia e il maggior costo della logistica rappresentano freni allo sviluppo e fanno sì che i territori insulari siano meno competitivi”.

Siccità. “Quest’estate è stata una delle più problematiche degli ultimi anni in termini di approvvigionamento idrico e il trend non sembra in miglioramento. È necessario che lo Stato si adoperi. La rete sarda supera il 50% di perdite, con picchi del 70%. In Baronia e in Ogliastra migliaia di cittadini hanno avuto garantito il servizio idrico per sole due ore giornaliere. Questo non è accettabile in una Regione di un Paese membro del G7”.

Trasporti. “Va data priorità massima all’accessibilità aerea e marittima, pretendendo un maggior impegno finanziario da parte dello Stato, almeno paragonabile a quelli di Francia e Spagna. C’è necessità di lavorare sul recupero del gap infrastrutturale, con particolare attenzione al trasporto interno e alle telecomunicazioni. Nuovi investimenti digitali possono ridurre l’effetto dell’isolamento geografico. Necessario ragionare in maniera sistematica e organica, per considerare le Isole risorse che contribuiscono al volano economico e culturale del Paese e non zavorre”.

Scuola e Lavoro. “Bene quanto si sta facendo a Lula, con la Einstein Telescope, dove Stato e Regione lavorano insieme per attrarre forza lavoro specializzata e sviluppo sui territori. Dovrebbe diventare una best practice. Siamo la Regione con il maggior numero di neet, giovani inattvi alla formazione e al lavoro, ma siamo tra i più colpiti dai tagli per il dimensionamento scolastico. Abbiamo una bassa percentuale di nascita e un esponenziale aumento dell’età media. Le pensioni superano gli stipendi. Per anni la Regione e lo Stato hanno programmato in maniera poco efficiente le risorse, che ha portato a una bassissima capacità di spesa. La fotografia attuale della programmazione di sviluppo ci dice che solo il 47 per cento di quanto stanziato è stato speso. Circa 300 milioni di interventi saranno definanziati. Serve un cambio di paradigma che non riduca le Regioni a soggetti attuatori per non condannare le Regioni insulari a un sottosviluppo. L’azienda Glencore ha comunicato la chiusura della linea zinco nello stabilimento di Portovesme, che ieri è stata confermata al Governo: interessati un migliaio di lavoratori tra indotto e dipendenti diretti. È necessario un incontro con il overno per definire una linea comune e le misure di salvaguardia del personale. L’azienda stessa ha dichiarato di voler richiedere la cassa integrazione per un anno, per noi non è sufficiente perché uno stabilimento che chiude difficilmente verrà riaperto.