Stanotte ho avuto un incubo. Ero nella mia stanza, ma, chissà perché, la casa era affollata da parenti, amici ed anche da qualche faccia sconosciuta. Fuori, le strade erano piene di gente, come neanche nell’alta stagione. Non c’era l’acqua ed era andata via anche la luce. L’ aeroporto e il porto erano chiusi da molti anni, pochi avevano un lavoro, non si poteva emigrare, l’ ospedale era affollatissimo e molti malati stazionavano fuori. Mio nonno ottantenne mi raccontava che 70 anni prima erano arrivate in Sardegna delle strane genti che si autonominavano ichnusiani e dicevano di essere i discendenti di coloro che avevano abitato la nostra isola 3.000 anni addietro. All’inizio erano pochi e vivevano fra di noi, poi poco alla volta, con la forza delle armi si erano presi tutta la Sardegna e a noi ci avevano relegato in qualche paesino dell’interno, e in Gallura, dove si assiepavano quasi due milioni di persone. Certo, si sa, mi diceva il nonno, noi sardi siamo orgogliosi e ci siamo battuti con le unghie e con i denti, ma con le nostre doppiette potevamo fare ben poco contro questi stranieri organizzatissimi e armatissimi, che godevano dell’appoggio di tutte le grandi potenze. Oltretutto, quando ci ribellavamo, ci chiamavano terroristi e per ognuno di loro che perdeva la vita, ammazzavano cento dei nostri. Mentre parlava erano suonate le sirene e gli ichnusiani ci intimarono di lasciare le nostre case ed andarcene tutti sulla costa per poter stanare i terroristi, ma, mentre ci spostavamo, avevano cominciato a bombardarci e ad ammazzare bambini e di donne indiscriminatamente.
Adesso, io e la mia famiglia ci siamo accampati sulla spiaggia di Pittulongu dove perlomeno possiamo lavarci, non abbiamo né cibo, né acqua e non sappiamo come curare le migliaia di feriti e di malati che ci sono attorno a noi. In mezzo alla baraonda si aggirano come anime in pena migliaia di bambini rimasti senza i genitori, con le loro scodelle in mano alla ricerca di qualche briciola degli aiuti che qualche straniero distribuisce ogni tanto, sembra di essere in un girone dantesco. Vorremmo pregare nelle nostre chiese, ma ce le hanno distrutte, vorremmo far conoscere la nostra situazione, ma i nostri giornalisti sono stati uccisi e gli ichnusiani non permettono a nessuno straniero di venire in Gallura.
I cellulari non funzionano più, ci sono rimaste solo alcune vecchie radio dalle quali veniamo a sapere che le grandi potenze raccomandano agli ichnusiani di essere più moderati, anche se ovviamente devono rifornirli di armi perché hanno il diritto di difendersi. Ma, mentre ascolto la radio, un elicottero passa a bassa quota e inizia a sparare sulla folla ed un proiettile colpisce di striscio anche me, facendomi perdere i sensi. Mi sono risvegliato dopo qualche ora in ospedale, ma no, ero di nuovo a casa mia, era stato tutto un brutto sogno. Mi ero addormentato davanti alla TV, mentre Enrico Mentana parlava degli sforzi per la pace di europei e americani, i quali notoriamente sono pacifisti per natura. Meno male, quelle brutte cose non ci riguardano, mi dispiace per i bambini massacrati, ma tant’è, meglio non pensarci, faccio una bella colazione e me ne vado al mare, a crogiolarmi al sole di Pittulongu, anzi no meglio Bados o Cala Sassari.
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“Aiuto, l’invasione degli “ichnusiani” ci ha costretto a rifugiarci a Pittulongu”
Il racconto, tra il serio e il faceto, di un brutto sogno con le popolazioni della Gallura obbligate a difendersi dai nemici che avevano già abitato l’isola tremila anni prima. Poi, il risveglio, grazie a Enrico Mentana che parlava di pace nel mondo. “Ma ora me ne vado a Bados o a Cala Sassari”
2–3 minuti

La splendida spiaggia di Pittulongu
