(lI primo novembre arriverà in libreria “Dio è gratis, il prossimo costa”. Sottotitolo: “Il Vangelo di De André e Pasolini”, scritto da Alfredo Franchini e pubblicato da Arcana (il volume può essere ordinato anche su Amazon, Feltrinelli e in tutte le piattaforme online)
Un libro essenziale per capire l’intreccio tra economia e religione e la politica inaridita di questi tempi. I partiti di destra in tutto il mondo sostengono la propria prospettiva ideologica basata su posizioni “contro”, (l’Islam, i migranti, la modernità), e con un uso spudorato del cristianesimo. I populismi prosperano sulla fede cristiana abusando di rosari, crocifissi. Svuotano di ogni significato il messaggio evangelico per accaparrarsi voti, potere e prestigio. Eppure, la mutazione antropologica che ha riguardato gli italiani era stata ampiamente prevista da Fabrizio De André e Pier Paolo Pasolini, due poeti di diversa formazione ma con un agire culturale identico. Pasolini e De André erano ladri che rubavano le vite degli altri per metterle nelle loro opere dove c’è il buio, la luce, il mistero dell’esistenza, la morte. Una spiritualità laica. Due atei a modo loro che hanno sentito il bisogno di raccontare Cristo come uomo in una visione del mondo di tipo epico-religioso. “Dio è gratis, il prossimo costa” ripercorre in parallelo vita e pensiero dei due grandi poeti del Novecento e, attraverso le loro parole, cerca di rispondere alla domanda su chi è Cristo al giorno d’oggi. Scelte diverse nel racconto della Buona Novella e del Vangelo secondo Matteo. De André si basa sui testi apocrifi, Pasolini su san Matteo ma il messaggio è identico. Quella di De André è una storia femminista: la Buona Novella, infatti, è vista dalla parte di Maria, una bambina a cui è sottratta l’infanzia, emblema del sacrificio delle donne. Dunque, chi è Gesù oggi? Per Pasolini l’immagine è sdoppiata tra una figura estremistica, o vista come tale dai pochi cattolici credenti, e un’altra convenzionale, pura figura di potere. Per De André è quell’uomo che, incontrando gli ultimi della società, si riconosce in loro.

