L’arrivo dell’aviazione a Olbia non è il caso che io lo riscriva perché è già noto a tutti gli olbiesi che amano le piccole storie della nostra città. Ma, per capire meglio che cosa è accaduto in passato nella nostra Terranova, bisogna conoscere gli antefatti o almeno i principali avvenimenti che hanno interessato l’aviazione. Le prime macchine volanti apparsi nei cieli di Olbia, allora era Terranova, furono i dirigibili nei primissimi anni del Novecento. La loro base era la superficie che fu poi convertita in deposito artiglieria. Negli anni Venti, dove in passato c’era una palude, una volta risanata la superficie, diventò un campo per atterraggi di fortuna intestato al pilota sardo Fausto Noce. Pochi anni dopo fu costruito l’idroscalo Anfossi munito di hangar, officine, centrale elettrica, una potente stazione radio, casermaggi e cucine per la truppa. Ma, ancora prima che tutto questo si avverasse, durante la prima guerra mondiale, alcuni idrovolanti erano stati destinati a Terranova dove furono impiegati nella perlustrazione del Mar Tirreno alla caccia di sommergibili nemici. Nonostante la guerra in corso, si pensò di istituire una linea aerea tra Civitavecchia e Terranova da svolgersi con idrovolanti, vista la disponibilità dell’ideale specchio d’acqua che offriva Terranova, l’antico Porto Romano, protetto dai venti o altre interferenze che potevano disturbare o addirittura impedire l’ammaraggio o il decollo dei velivoli. Il 27 giugno 1917 il tempo era alquanto incostante, il cielo era coperto, con i primi raggi del sole però si era rischiarato. L’hangar, imbandierato di tricolori e addobbato di fiori, rallegrava lo spirito patriottico del pubblico giunto per assistere all’importante evento. Una grande folla si era assiepata sulla banchina per la partenza del primo idrovolante, impiegato per il trasporto della posta, che collegava la Sardegna con il continente. Erano le otto del mattino quando l’idrovolante uscì dall’hangar per poi essere calato in mare. Il pilota sottotenente Alcide Fusconi, dopo essersi sistemato ai comandi del mezzo, salutato da una folla acclamante, avviò i motori e un rombo rintronò nell’aria. Il velivolo, dopo aver flottato per circa quattrocento metri sul mare, al traverso della stazione marittima dell’Isola Bianca, staccò gli “scarponi” (1) dall’acqua, si portò in alto nel cielo, e alla quota di mille/milleduecento metri scomparve tra le nuvole, dirigendosi verso Civitavecchia con la corrispondenza partita da Terranova. Intanto a Civitavecchia si facevano i preparativi per la partenza di altri due idrovolanti. Malgrado l’ora mattutina, c’erano tutte le autorità: militari di ogni grado, politici, commendatori, avvocati, segretari di ministeri, numerosi militari di terra e di mare. Alle 6 decollò l primo apparecchio, poco dopo anche il secondo. A bordo dei due aeromobili erano stati imbarcati, a cura dell’ufficio postale, dei sacchi con circa 200 kg. di corrispondenza. Mentre i due idrovolanti facevano evoluzioni sulla città, si alzarono in volo altri apparecchi che, per festeggiare l’avvenimento, scortavano i due idrovolanti che lentamente scomparivano confusi tra le nuvole, in direzione della Sardegna. Il nuovo servizio garantiva la consegna di un espresso in 4/5 ore dall’Isola a Roma. Dopo due ore di volo, ecco l’ammaraggio dei due apparecchi, avvenuto senza difficoltà alcuna nel sereno braccio di mare dell’antico Porto Romano, accolti dai cittadini di Terranova con entusiastiche ovazioni. I due piloti furono salutati dalle autorità e dai cittadini, fra indescrivibile entusiasmo, alla presenza di numerose autorità civili e militari giunte a Terranova dal giorno prima per controllare di persona i preparativi per la inaugurazione. Il servizio aereo si svolgeva con questo orario: partenza da Civitavecchia alle sei del mattino: arrivo a Terranova Pausania alle otto e viceversa.

(1) Scarponi erano detti in gergo aeronautico i due scafi che permettevano all’aereo di navigare sul mare.