Cominciamo dai nomi: Sebastiana Brundu, Bruno Fiore, Maria Loriga, Patrizia Corona, Morgana Giagoni, Maria Massa, Enrico Mazzoccu, Francesco Mazzoccu e Anna Ragnedda. A queste vittime se ne aggiungano altre quattro, nel territorio di Arzachena (commemorate nel centro smeraldino): Isael Passoni, Cleide Mara Rodriguez, Weriston Isael Passoni e Leine Kellen Passoni.
Tredici vite spezzate da un ciclone, un evento naturale, un dolore lungo undici anni che fa fatica ad attenuarsi. Non c’era una folla oceanica, oggi pomeriggio a Olbia, per ricordare quell’immane tragedia: non mancavano le autorità, compresi questore, prefetto e procuratore della Repubblica, tutte (o quasi) schierate di fronte al palco dove don Gianni Sini ha celebrato la messa con don Andrea Raffatellu, ma i cittadini comuni – forse per motivi di lavoro – hanno preferito riflettere a casa loro, lontani dai riflettori. “Quel giorno – ha tuonato il parroco della Salette – , la natura, da alleata, si è trasformata in nemica e oggi ci troviamo qui per ricordare i nostri fratelli, ma anche per protestare in maniera civile, con la speranza che qualcuno ci ascolti. Ognuno di noi ha delle responsabilità, ma c’è qualcuno che ne ha di più: leggevo che in Giappone, per riparare un ponte, hanno impiegato sei giorni. Quello di Monte Pinu è ancora interrotto, dal 18 novembre del 2013″.

La cerimonia, sul lungomare San Josemaria Escrivà de Balaguer, a pochi passi dalle nove opere di granito realizzate da Nicola Filìa, è stata accompagnata dal coro diretto (bene) da Maria Grazia Garau e, prima della proiezione di un filmato, è toccato al sindaco Settimo Nizzi illustrare lo stato dell’arte del piano di messa in sicurezza della città. “Uno step – ha rimarcato – è stato superato alcuni giorni fa e ora aspettiamo il prossimo passaggio: a quel punto potremo procedere con la realizzazione di un’opera che solleverà la città da quello che undici anni fa è stato un incubo per la popolazione”.


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