A che serve piantare una pallottola in fronte all’uomo col cappello se anche ai nostri vicini va bene che ci affoghino?” Questo è uno dei dialoghi delle ultime pagine del libro di Marco Balzano dal titolo “Resto qui”, pubblicato nel 2018 e classificatosi al secondo posto al premio Strega.
LA STORIA DI UNA TERRA DI CONFINE
Il romanzo è ambientato negli anni della II Guerra Mondiale, in Alto Adige nella Val Venosta. Curon è un paesino diventato italiano, insieme al Passo di Resia nel 1919 dopo la fine della I Guerra Mondiale. Paese di poche migliaia di umili anime, quasi tutte dedite alla pastorizia e all’agricoltura prevalentemente per autosussistenza. L’italianizzazione forzata non venne mai accettata di buon grado da quella popolazione che aveva da sempre radici, tradizioni, cultura e lingua tedesca. Con l’avvento del fascismo, Mussolini fece un patto con Hitler, stabilendo di lasciare alla popolazione la decisione di rimanere nella loro terra, con l’obbligatorietà di spogliarsi totalmente della cultura, tradizione e lingua tedesca per sposare l’italianità, oppure lasciare quella terra per raggiungere la Germania. In pochissimi scelsero di andare via da Curon, nessuno voleva allontanarsi dal proprio paese, dai propri animali, dalla propria vita. Soltanto nel 1939 all’Alto Adige fu riconosciuta la possibilità di decidere completa autonomia. Nel 1939, all’inizio della II Guerra Mondiale l’azienda Montecatini di Milano (futura Montedison) presentò il progetto per la costruzione di una diga per l’aumento della produzione nazionale di energia elettrica. Questa si sarebbe realizzata nella zona dei laghi di Curon e Resia. La popolazione, pur contraria, non ostacolò più di tanto il progetto, in quanto fu rassicurata che il livello delle acque avrebbe avuto un’altezza massima di 5 metri, senza alcuna ripercussione sul territorio. Appena il progetto fu approvato, l’azienda chiese ed ebbe dallo Stato l’autorizzazione a innalzare il livello della diga a 22 metri, con la consapevolezza del fatto che questo avrebbe comportato la sommersione totale di Curon. La maggior parte degli abitanti del paese furono tenuti all’oscuro di questa modifica a causa della mancanza di una vera e propria rappresentanza politica. Qualcuno appese in un unico punto del paese un comunicato scritto in italiano. Nessuno degli abitanti conosceva quella lingua, per cui il silenzio della gente venne, in malafede, interpretato come consenso. Si legge che successivamente fu interpellato il Papa Pio XII , ma neanche lui riuscì a salvare le terre di quei contadini. Nel 1949 le chiuse vennero serrate e il livello delle acque arrivò alle abitazioni. Nel 1950 Curon e parte di Resia vennero cancellate per sempre dalla faccia della terra. Quella zona era considerata terra improduttiva, povera e a bassissima densità di popolazione per cui sacrificabile. Agli abitanti furono corrisposti compensi irrisori per abbandonare il territorio, corrisposti materialmente in una sede di Merano. Da ciò che si legge, quei compensi non furono sufficienti neanche per ripagare il viaggio per andare a riscuoterli. Ciò che oggi resta di Curon è il fotografatissimo campanile della chiesa romanica del 14° secolo di Santa Caterina d’Alessandria che emerge dalle acque sotto le quali si cela quello che fu Curon. Il borgo non fu distrutto dalla Guerra Mondiale ma lo fu dagli interessi economici. Si approfittarono della semplicità, della povertà e della esiguità di numero di quella gente, alla quale è stata portata via non solo la casa, ma le radici della propria vita.
L’ATTUALITA’ DI UNA TERRA SENZA CONFINI
So già che state pensando che vi ho spoilerato il romanzo. State tranquilli, non l’ho fatto, mi sono limitata solo a fare un resoconto sulle vicende storiche, realmente accadute in quei luoghi. Il fine di questa lunga ma necessaria premessa è uno. Dopo aver letto il bellissimo romanzo di Marco Balzano (che vi consiglio), mi è venuta in mente una cosa che ci riguarda, che riguarda la Sardegna, la nostra preziosa terra attualmente divenuta terra di conquista nel nome delle energie rinnovabili, una terra con similitudini di eventi con le vicende storiche della Val Venosta, a bassa densità di popolazione e poca se non nulla autonomia decisionale davanti all’urgenza mondiale del “verde”. La parte di dialogo che ho inserito all’inizio dell’articolo non è a caso. Nel racconto, come nella nostra realtà odierna , ci sono gli attivisti, quelli che lottano fino alla fine per non farsi scippare la terra da sotto ai piedi e poi ci sono i delusi, consapevoli della propria” inadeguatezza” davanti al potere dello Stato, pronti ad accettare inevitabilmente tutto ciò che arriva dall’alto. Ecco che anche un sanguigno attivista del romanzo si chiede fino a che punto potrebbe spingersi da solo dal momento che la popolazione non riesce ad essere compatta neanche davanti ad una situazione così grave. È recente la notizia in cui si legge che il Ministero ha dato il via allo svolgimento della procedura di valutazione ambientale strategica per la localizzazione e realizzazione delle sedi di stoccaggio delle scorie nucleari in Sardegna. Una delle zone chiamate in causa è quella della Marmilla, regione di cui fa parte l’area archeologica “Su Nuraxi” di Barumini, riconosciuta nel 1997 dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, un po’ come lo era già allora la chiesa di Curon edificata nel 1357, unica struttura non demolita (ma sommersa) prima che le macerie del paese venissero completamente inghiottite dall’ innalzamento del livello delle acque del lago artificiale. È vero che siamo solo alla valutazione ambientale strategica. È vero anche che dal Ministero sono arrivati segnali di collaborazione e di ascolto del popolo sardo, ma se ripenso alla storia di quel paese della Val Venosta, anche a quei contadini era stato detto di “stare tranquilli”, anche a quei contadini era stato promesso che il livello della diga non avrebbe superato i 5 metri. L’inganno era dietro l’angolo ma nessuno se ne accorse in tempo. Oggi Curon, chiesa romanica compresa, giace addormentato a 22 metri di profondità del lago artificiale di Resia.
Riflettiamo…

