Protagonisti della storia che stiamo per raccontare sono tre medici, un Infermiere del Giovanni Paolo II e un medico che ha lavorato per tanti anni nell’ASL Gallura. Daniele Bertulu e Francesca Rizzuti, entrambi chirurghi, Chiara Solinas anestesista e rianimatrice, Franca Pischedda medico di emergenza operante fino a pochi mesi fa presso il 118 ed il Pronto Soccorso di Olbia e Andrea Lai infermiere di Pronto soccorso. Destinazione Africa, precisamente nella nazione del Togo. Le onlus grazie alle quali è stato possibile concretizzare questa missione sono L’AVIAT (Associazione Volontari Italiani Amici del Togo) ed “Emergenza sorrisi” che da numerosi anni si occupano concretamente del supporto sanitario alla popolazione locale essendo questo uno degli stati più poveri e rurali d’Africa. Franca Pischedda opera da diversi anni come volontaria per alcune onlus che organizzano missioni umanitarie in diverse parti del mondo, e per la missione nel Togo appena terminata ha organizzato qualcosa che non era ancora stato fatto: portare ad Afagnan una équipe chirurgica italiana, più precisamente sarda.

È stata la prima missione chirurgica italiana nel paese sede dell’ospedale Saint Jean de Dieu fondato nel 1964 da due frati infermieri italiani dell’Ordine di San Giovanni di Dio-Fatebenefratelli. Nel Togo il sistema sanitario e prevalentemente privato e consente l’accesso alle cure solo a chi ha le possibilità economiche. Ci sono pochi ospedali pubblici concentrati prevalentemente nella capitale e in poche altre città, tutte molto distanti rispetto ai tanti villaggi rurali decentrati, la maggior parte dei quali versano in difficili condizioni economico-sanitarie oltre a non avere mezzi a disposizione per raggiungere le strutture pubbliche. Anche l’ospedale dove hanno prestato il servizio i nostri medici e infermieri è privato: raccoglie una popolazione di circa 100 mila abitanti, ma è proprio grazie alla loro presenza che numerosi togolesi hanno potuto avere cure mediche e chirurgiche a costi irrisori , alleggeriti anche dal supporto economico elargito dalle due onlus grazie alle donazioni italiane.
“Le condizioni in cui si lavora non sono proprio semplici, ci sono state giornate in cui è mancata l’energia elettrica durante gli interventi chirurgici e abbiamo dovuto proseguire con il solo ausilio di candele e torce dei telefoni cellulari – racconta Daniele Bertulu – Avevamo un obbiettivo, e abbiamo fatto in modo di raggiungerlo nonostante le difficoltà, affinché nessuno, nel tempo in cui siamo stati li, rimanesse privo di cure, perché quelle persone non sono diverse da noi, soffrono, hanno i nostri stessi problemi, hanno sogni e desideri, e non c’e una persona che non vorrebbe cambiare la propria condizione senza dover lasciare il paese natale. È stato un periodo molto faticoso dal punto di vista lavorativo ma arricchente emotivamente ed abbondantemente ripagato dalla gioia e la riconoscenza di quelle persone che attendevano un intervento chirurgico e cure mediche da tanto tempo, talmente tanto che oramai avevano quasi perso la speranza”.

Nell’ospedale di Afagnan, che dispone di 269 posti letto e diversi reparti specialistici , le attività chirurgiche sono dirette da una suora italiana, suor Simona Villa, laureata in Medicina e specialista in Chirurgia, che da circa 15 anni lavora con équipe di chirurghi volontari provenienti da tutto il mondo. Sono solo 14 i medici che lavorano stabilmente nella struttura, supportati da diverse suore e pochi altri operatori sanitarii. Il bacino d’utenza è molto ampio, considerando che molti pazienti provengono dai paesi limitrofi e, nonostante i tanti posti letto e i numerosi servizi a disposizione, la domanda è sempre molto maggiore della capacità di offerta. Franca Pischedda, ad Afagnan, si occupa della parte sanitaria, ovvero dell’erogazione delle visite e cure in tutto il territorio attraverso una clinica mobile. Girano per tutti i villaggi della zona prestando cure e selezionando pazienti da sottoporre ad interventi chirurgici in regime di urgenza o elezione. Quando il giro dei villaggi termina, ha inizio l’attività di tipo sociale per il supporto della popolazione nell’ambito scolastico, alimentare e carcerario. “Sono molti – commenta – i bambini affetti da malattie che, non curate celermente ed in modo adeguato , evolvono in patologie gravi che spesso mettono a rischio la loro vita. Ci siamo presi cura di bambini con la malaria, con osteomieliti, con sindromi da malnutrizione, patologie virali e malformazioni , prendendo contatti anche con ospedali pubblici della capitale per trasferire quelli più gravi o che necessitavano di reparti non presenti nel san Giovanni di Dio di Afagnan”. La missione dei nostri medici e infermieri, dunque, non si è limitata alle sole prestazioni medico-chirurgiche, ma anche alle visite negli orfanotrofi, carceri e scuole per sostenere gli operatori locali nelle attività quotidiane quali somministrazione del cibo, attività di gioco per i bambini e cure personali. “Siamo andati li per aiutare questa popolazione, ma ci siamo resi conto che ciò che loro hanno dato a noi è stato di gran lunga superiore. L’esperienza ad Afagnan la porteremo sempre nel cuore”. La speranza dei medici ed infermieri che hanno partecipato alla missione è quella di poter strutturare una collaborazione con altri colleghi sardi attraverso le onlus, per fare in modo che anche la nostra regione possa dare un contributo in ambito sanitario alle popolazioni meno fortunate.