Il 15 settembre 1830 può considerarsi la data in cui ha inizio l’era della ferrovia, in quel giorno venne inaugurata, alla presenza del Duca di Wellington, la Liverpool-Manchester, la prima linea ferroviaria del mondo progettata espressamente per la trazione a vapore. Da quel momento una vera e propria frenesia travolse i governi di numerosi Paesi, i più evoluti progettavano, approvavano e costruivano strade ferrate. Una ferrovia che attraversasse la Sardegna da sud a nord era un sogno accarezzato da tutti i sardi. Progettata e realizzata dall’Ing. Antonio Carbonazzi tra il 1822 e il 1829, svolgeva molto egregiamente il suo compito la strada “reale” Carlo Felice, che metteva in collegamento Cagliari con Porto Torres. L’opera, lunga 235 Km., larga 7 metri, era costata 4 milioni. Ma la Sardegna aveva bisogno del treno, costruire una ferrovia voleva dire cambiare abitudini secolari, dare un diverso impulso alle attività economiche, agricole, pastorali. In tutto il mondo il treno si era ormai affermato come sinonimo di progresso, il passaggio della sbuffante locomotiva rivoluzionava la vita delle genti, trasformava il territorio e la sua economia. Dopo lunghissime discussioni, prima in seno ai consigli provinciali di Sassari e Cagliari, poi in parlamento, finalmente a tarda sera del 12 agosto 1862 il progetto di legge è approvato dalla Camera con 156 voti a favore e 54 contrari e inviato al Senato. Il Senato inizia la discussione l’11 dicembre e il 18 dello stesso mese, il progetto passa con 68 voti a favore e 30 contrari: la legge sulla ferrovia è cosa fatta! L’11 ottobre del 1863 è la data della costituzione della società che prende il nome di “Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde”. La Compagnia aveva affidato all’Ingegner Benjamin Piercy l’incarico di rivedere, modificare e integrare i progetti di massima che a suo tempo erano stati preparati dalla Società Baratelli & Compagni. Dopo numerose traversìe, fallimenti delle imprese costruttrici, stipula di nuove convenzioni, scioperi, finalmente l’1 luglio 1880 si inaugura la linea Sassari-Cagliari. La permanenza di Piercy in Assam dal 1866 al 1868 ha dato origine a in India, col grado di colonnello dell’esercito di S. M. Britannica. Innamoratosi di una bella principessa di nome Kilivan, figlia di un potente e ricco marahjà, la rapì e la porto in Sardegna. Mentre la costruzione della ferrovia avanzava in mezzo a mille difficoltà, diretta a Terranova (Olbia), Kilivan era impegnata nella cura degli operai in un sanatorio allestito tra i boschi di Pattada, coadiuvata da altre pie donne. Ammalatasi anche Lei, la bella Kilivan sarebbe morta di tisi e alla sua memoria l’ing. Piercy avrebbe dedicato il suo nome indiano alla stazione di Ozieri che chiamò Chilivani. La fantasia popolare ha molto ricamato su questa storia tanto che ancora oggi qualcuno crede che sia vera. Bisogna dire subito che di ritorno dall’oriente, Piercy non aveva portato nessuno con lui né, tantomeno, una donna. La romantica storia non è altro che “una gentile invenzione” che non trova riscontro nella realtà per alcuni dati oggettivamente certi e incontrovertibili. Il primo: l’ing. Piercy era già sposato con Sarah Davies quando partì per l’Assam; il secondo l’ing. Piercy non è mai stato un ufficiale dell’esercito di S.M. Britannica; terzo e ultimo punto, il toponimo Chilivani già esisteva nel 1643 documentato “…su saltu de Quilivane”. (Archivio Capitolare, “liberu et manuale…” del notaio E. Apila, foglio 360; cfr. M.XXXVII, pag. 33). Nel Settecento sappiamo che dei pastori vivevano in “su saltu de Quilivane”. La favola della principessa indiana è nata dalla fantasia dell’illustre tisiologo pattadese Pietro Luridiana, desideroso di fare opera di divulgazione nella lotta contro la tubercolosi. Nasceva così il singolare romanzo “Satyagraha”, pubblicato a Cagliari nel 1930, nel quale si intrecciano, in un fitto intrigo, il fascino dell’India misteriosa, le difficoltà dell’imperialismo britannico, l’amore romantico fra due giovani diversi per razza e origine, i metodi di diagnosi e cura della febbre malarica, la costruzione delle ferrovie in Sardegna e l’elogio del clima e dei boschi del Goceano.