Era in pensione, don Delogu. Ma il Signore – senza che ll sacerdote lo sapesse – coltivava altri progetti per lui. Don Giuseppe si stava riposando, dopo una vita da pastore di anime, trascorsa in mezzo alla gente, ai giovani, i suoi giovani, di cui è stato guida illuminata per molti decenni. Forse stava ripercorrendo come in un film le immagini affastellate nella sua mente, lucida e colma di contenuti e di ricordi da custodire gelosamente nel forziere della memoria. Poi, i casi della vita e il suo profondo senso del dovere gli hanno suggerito di obbedire al richiamo del suo superiore, il vescovo. E così alla tenera età di 94 anni, don Giuseppe Delogu, è tornato… al lavoro. Il suo lavoro. Da pochi giorni infatti è stato (ri)nominato parroco della chiesa di Santa Teresa di Gesù Bambino di Lu Bagnu, a due passi da Castelsardo, il comune che gli ha dato i natali, presso il quale si era rifugiato nella casa paterna, per coltivare le sue note passioni: la scrittura, in primis, ma anche la pittura, senza tralasciare – non sia mai – il canto, la musica. Oggi si ritrova nel suo dolce eremo della “frazione dormitorio” senza aver previsto di essere richiamato: ma un soldato, un vero soldato di Cristo, non discute gli ordini. Li esegue e basta. Perché questo richiamo alle armi? La risposta è a dir poco originale, ma la storia merita di essere raccontata.

Alcuni mesi fa, don Giuseppe Delogu, laurea in teologia conseguita a Cuglieri, 46 anni di sacerdozio a Olbia (dal 1964 al 2010: a San Paolo prima, alla Salette nella seconda fase della sua missione pastorale: per due volte cittadino onorario del centro più importante della Gallura), si dimise per destinare l’ultima fase della vita terrena alla meditazione e allo studio, ma un incidente al suo successore don Pietro Denicu, già parroco di Castelsardo, gli ha cambiato la vita. Don Denicu aveva una visione diversa, anche dal punto di vista estetico, della chiesa plasmata dal sacerdote castellanese, il quale, nel libro “Un’esperienza pastorale”, aveva ben spiegato i motivi alla base della sua decisione d’imboccare un nuovo cammino, in una piccola comunità alla quale si presentò – famiglia per famiglia – per illustrare il suo progetto di riforma della parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino inaugurata con questo nome il 1 ottobre 2014.

Il coro Teresiano fu un fiore all’occhiello, un segno distintivo del suo lavoro: del resto don Delogu era… recidivo, essendo stato il fondatore e il direttore dei cori di San Paolo e della Salette, i cui componenti ancora oggi ricordano con immensa gioia un’esperienza di aggregazione sociale unica, irripetibile, al di là del valore artistico raggiunto dalle performance canore di quei ragazzi. A don Denicu, le strutture a corredo dell’attività canora dei seguaci del parroco “innovatore” evidentemente non andavano a genio e dunque decise di smantellarle. Così come al nuovo parroco non andava a genio un’opera ispirata alla Misericordia (frutto di una donazione dopo una visita a Cracovia, la città di Giovanni Paolo II) esposta nella chiesa. Tant’è che lui stesso si arrampicò per togliere di mezzo il quadro alto almeno un paio di metri e non proprio leggerissimo. Le conseguenze di quella rovinosa caduta continuano oggi a creare non pochi problemi a don Denicu. Al punto che Roberto Fornaciari, il vescovo di Tempio, dopo una prima chiamata a don Delogu per chiedergli di rientrare provvisoriamente nella “sua” casa, pochi giorni fa gli ha ufficialmente riaffidato l’incarico questa volta sine die, una sorta di (ri)assunzione a tempo indeterminato. Don Giuseppe, forse un po’ frastornato, ma illuminato dalla fede e dalla convinzione che il Signore avesse stabilito i contorni del suo nuovo cammino spirituale, ha accettato senza batter ciglio, con umiltà e nessuna vena polemica nei confronti del suo successore, nei confronti del quale (anche col sottoscritto) ha speso parole di elogio. Ha posto una sola condizione: di poter contare su un collaboratore che gli desse una mano, per via di qualche problemuccio derivante dal fatto di essere nato nel 1931. Il vescovo lo ha accontentato, e ora per Lu Bagnu e la sua comunità religiosa comincia una nuova vita. Un inchino, a questa straordinaria persona che ha cambiato la vita di alcune generazioni di giovani che magari negli anni 60 volevano cambiare il mondo e, dopo non esserci riusciti, si sono cibati del suo sapere e della sua inimitabile capacità di unire, anziché dividere. Chapeau.
P.S. A scanso di equivoci, tengo a precisare senza che nessuno me l’abbia chiesto (non si fa mai, ma in questo caso è un’eccezione) che la fonte di questa notizia non è stata e non è don Delogu, ma una persona affidabile. Con don Delogu ho parlato, ma solo per ottenere la conferma di quanto mi era stato raccontato con dovizia di particolari. Del resto, negli ambienti diocesani, la vicenda è nota e i commenti sono stati i più disparati. Noi preferiamo non farli. Per rispetto a don Delogu, ai credenti e alla chiesa.


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