Non so quanti anni avesse, Martine Frey. Non gliel’ho mai chiesto (non si fai mai con le signore, ma non era questo il motivo), e non lo voglio sapere neppure ora che se n’è andata, in un letto d’ospedale, dove era stata ricoverata ieri per un problema serio, che spesso non ti dà scampo. Il dispiacere è enorme e questo sentimento è fortemente condiviso tra chi ha avuto la fortuna di conoscerla e frequentarla, ma anche tra coloro che l’hanno incrociata nel suo lungo cammino di cronista. Ha cominciato alla Rai, Radio 1. Una pioniera dal tratto gentile, inconfondibile. Era stato determinante, il forte legame con suo marito Achille D’Amelia, giornalista di razza, mitico inviato di guerra della Rai, venuto a mancare una quindicina di anni fa. Alcuni decenni a Roma, poi la Sardegna l’aveva stregata e negli ultimi quarant’anni, questa belladonna dagli occhi dolci non si è mai più separata dall’isola che spesso ammalia e cattura i cuori sensibili. E Martine militava fieramente nella virtuale associazione di quelle persone votate ad amare il prossimo, gli amici, i colleghi, a preoccuparsi delle loro condizioni di salute, del loro stato d’animo, delle loro preoccupazioni. Una signora buona d’animo, ingentilita da quella erre arrotata che ne rappresentava la cifra. La ricorderanno in tanti, quando ha lavorato a Teleregione (ex Cinquestelle, intesa come tv), a Sardegna 1 (con direttore Sandro Angioni), all’Unione Sarda. Telegenica e immediata, aveva messo volentieri a disposizione i piacevoli tratti del suo volto per numerose trasmissioni tv, ma poi aveva modulato la sua voce attraverso la radio (Radiolina, per esempio), un mezzo che conosceva bene e che si prestava in maniera sublime a valorizzare il suo accento francese che non aveva mai abbandonato, nonostante si sentisse sarda molto più di tanti sardi, e gallurese molto più di tanti galluresi. Viveva nell’eremo di Porto San Paolo, e ne era lieta. Tante volte, ha preso il telefono per chiamare il sottoscritto, così, giusto per sentirsi, come si fa tra vecchi amici che si conoscono da una vita, che si stimano e si vogliono bene. Non più tardi di un paio di settimane fa, oltre ai saluti sinceri, mi aveva proposto un pezzo da pubblicare su questo blog per denunciare una palese ingiustizia alla quale aveva assistito, e aspettava una conferma, peraltro arrivata dopo un nanosecondo. “Scrivi quanto e quando vuoi”, le dissi. Peccato, quel pezzo non è mai arrivato, ma l’avrei aspettato x tutta la vita. Un immenso abbraccio a Dominique.