Scivolone di un’Olbia sciupona, che perde in casa contro la Sarnese (bella squadra) e si complica la vita. Al botta e risposta (Olbia due volte in vantaggio con le magie di Yanovskyy e Ragatzu, con replica di Matese e di uno strepitoso dell’ex Budoni Lagzir), gli ospiti hanno saputo interpretare meglio il match: anziché accontentarsi della spartizione dei punti, il tecnico Novelli ha inserito Munoz per dare più incisività e freschezza alla linea avanzata con il chiaro obiettivo di vincere per togliersi di mezzo il Cassino e occupare in solitudine il terzo posto in classifica. Delitto perfetto. Doppietta di Lagzir, tre punti in saccoccia, rafforzate ambizioni di aggredire la seconda piazza e tanti auguri di Buona Pasqua. Già, a proposito di Resurrezione, si attendeva quella dell’Olbia che invece ha toppato, pur regalando sprazzi di buon calcio. Governare il 2-2 per agguantare un punticino (preziosissimo): doveva essere questa la mission dei bianchi, ma l’obiettivo non è stato centrato per una serie di responsabilità che vanno divise tra la conduzione tecnica e la scarsa precisione in zona gol. Quel che ha dichiarato il tecnico a fine gara è vero: per quante occasioni crea, l’Olbia dovrebbe avere l’attacco più prolifico del torneo, ma questa sproporzione tra gioco sviluppato, confezione di palle gol e finalizzazione non è un difetto emerso oggi: è già un po’ di tempo che va avanti così, e in qualche modo bisognava porvi rimedio. Senza voler essere cinici, c’è da osservare che il bottino delle ultime cinque gare è di soli cinque punti su quindici a disposizione e nelle ultime tre partite casalinghe sono arrivate due scoppole che ora incasinano la vita e la classifica. La distanza nei confronti della zona pericolosa si è assottigliata di brutto, e ora, nei due ultimi impegni della stagione (derby con l’Atletico Uri il 27 aprile, e chiusura in casa contro la corazzata Gelbison, che potrebbe trovarsi nella condizione di dover giocare la partita della vita proprio contro i bianchi) bisognerà decuplicare gli sforzi. Non è il. caso di fasciarsi la testa prima di essersela rotta, ma è evidente che qualcosa andrà corretto in previsione degli ultimi 180′ della stagione. I volti oscuri notati a fine partita di Benno Raeber, Guido Surace e Manuel Gonzalez rappresentano più di ogni parola lo stato d’animo che si sta vivendo in queste ore da parte della dirigenza.
Tornando alla partita, vanno messe in risalto alcune considerazioni. Il primo tempo dell’Olbia è stato eccellente: scambi di prima, efficacia negli inserimenti, voglia di graffiare e di perforare la porta di Bonucci (ottimo portiere). Però, il vento a favore – come sanno anche i bambini – andava sfruttato molto di più di quanto non sia stato fatto. Paradossalmente, Eolo è venuto in soccorso più ai salernitani che all’Olbia. Eppoi, i cambi. Togliere Ragatzu – anche se Daniele non è ancora al top, ha firmato un gol d’autore (conclusione a giro: specialità della casa) – non è sembrata una mossa azzeccatissima, tanto più che l’ìngresso di Furtado e Della Salandra non ha fornito quel valore aggiunto che l’allenatore sperava di ottenere. Soprattutto il primo, è apparso un po’ su di peso e non ha neanche avuto il tempo di ambientarsi al clima della partita. Ultima cosa sulle dichiarazioni del tecnico che, in apertura di conferenza stampa, si è scagliato contro la ultime direzioni di gara, sottolineando che “oggi ci è stato negato un rigore netto, così come era accaduto a Terracina”. Senza entrare nel merito, anche questo giudizio sul valore degli arbitri è frutto della categoria in cui si milita. Tra serie D e serie C, anche tra i direttori di gara, c’è un abisso sul piano tecnico, lo stesso abisso che si riscontra tra i calciatori.

