Non sono cattolico né credente né religioso. Se c’è un aspetto che mi ha colpito nel pontificato di Bergoglio, è stata l’irrefrenabile predicazione per la pace. Forse il suo tratto distintivo di maggiore rilievo sin dalla scelta del nome: Francesco, Francesco di Assisi. È stato rivoluzionario nel riproporre senza mai soste il messaggio di Cristo come testimonianza di solidarietà attiva tra i popoli sempre e comunque. Contro la guerra, contro tutte le guerre. Inascoltato dai leader europei e dalla gran parte dei politici italiani, lasciato privo di risposte da dittatori e apparati di governo delle super potenze, dopo la morte è stato tradito per l’ennesima volta. Insultato e sbeffeggiato da farisei mediatici, falsari professionisti, speculatori, mastini della guerra. Però una cosa è certa: non si sgretoleranno facilmente quei mattoni che da Santa Marta ha fatto uscire giorno giorno per costruire ponti di fratellanza. È già successo nel caso di altri campioni della pace. Succederà ancora.

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