Era venuto da molto lontano a cercare l’uomo nella sua singolarità. Papa Francesco, latino-americano, gesuita, pensava a un’economia che non mettesse a repentaglio la coesione sociale e per questo è stato insultato da molti politici che parteciperanno ai funerali. Ci sarà il presidente argentino che lo definì “demonio nella casa di Dio”, non mancherà Trump che lo derideva per le battaglie contro le disuguaglianze, e poi Salvini che girava con la maglietta su cui aveva stampato “il mio Papa è Benedetto”. In prima fila, ovviamente, troveremo la Meloni, la quale assicura di muoversi nella stessa direzione indicata da Bergoglio anche se poi fa l’esatto contrario. Sono queste le tregue della politica: tutti a celebrare oggi “l’uomo di pace”, per calzare l’elmetto aspetteranno domani. Papa Francesco ha detto poche cose ma precise, basta leggere le sue encicliche nelle quali c’è molto di nuovo e qualcosa di antico. Nella globalizzazione lui ha visto la degenerazione del capitalismo sfrenato ma anche l’avanzare della privatizzazione delle esistenze. Sul piano economico e sociale tutte le encicliche sono documenti che mettono sotto accusa il sistema finanziario e il paradigma tecnocratico, la commistione tra politica, economia, scienza e tecnologia di cui abbiamo tanti esempi sulla scena internazionale di questi giorni. Nella parabola del ricco Epulone che passa la vita tra spreco e stravizi, Franciscus si schiera dalla parte di Lazzaro che raccoglie le briciole del pane sotto la tavola imbandita. E poi le prese di posizione nette: nessuno si salva da solo oppure il pastore deve avere addosso l’odore delle pecore. La domanda che mi faccio è se la gente lo abbia capito. C’è chi lo descrive come un leader rivoluzionario ma in fondo ha solo interpretato il Vangelo con una traduzione francescana; non un’utopia ma una speranza reale anche per l’economia.

Non voglio e non ho gli strumenti per entrare nel ruolo che ha avuto sulla Chiesa ma ritorno sulla critica al capitalismo. Francesco ha posto alcuni paletti certi: il primo è che il mercato da solo non basta, servono regole. La famigerata “mano invisibile” che in economia aggiusterebbe tutto, come vediamo, è diventato un artiglio che graffia i più poveri. Poi ci ha detto di evitare che l’economia produca “scarti”, gli esclusi dalla tavola, “i lazzari”, quelle disuguaglianze che sono sotto gli occhi di tutti: il dieci per cento della popolazione mondiale sfrutta il novanta per cento delle risorse e, di contro, il novanta per cento della gente si deve accontentare del dieci per cento della ricchezza. Papa Francesco è stato profeta, non solo nel senso di chi parla con Dio ma di chi guarda avanti. Lo ha fatto dieci anni fa prefigurando uno scenario di “guerra mondiale a pezzi”, come puntualmente avvenuto, e lo ha fatto ancora prima sul cambiamento climatico affermando che bisognava abbandonare le fonti fossili. Insomma, ha dimostrato le contraddizioni del capitalismo diventato improvvisamente un fatto mondiale: l’America è capitalista ma lo sono anche la Cina e la Russia. L’antagonismo esiste per ragioni nazionaliste ma la forma economica è uguale per tutti. “Quanto dico e scrivo sul potere dell’economia e della finanza”, si legge nella prefazione di Francesco al libro “Potere e denaro” di Michele Zanzucchi, “vuol essere un appello affinché i poveri siano trattati meglio e le ingiustizie diminuiscano. In particolare, costantemente chiedo che si smetta di lucrare sulle armi con rischio di scatenare guerre che, oltre ai morti e ai poveri, aumentano solo i fondi di pochi, fondi spesso impersonali e maggiori dei bilanci degli Stati che li ospitano, Fondi che prosperano sul sangue innocente”. Non siamo lontani dal giorno in cui le imprese di armi, raccolte in un Fondo speculativo, finanzieranno gli ospedali per curare i bambini mutilati dalle bombe. Sì, il capitalismo ha soppresso il comunismo e un bene però ora il capitalismo divora sé stesso. Il mondo è un mercato come il tempio di Gerusalemme contro il quale si scagliò Gesù. Qualcuno direbbe che anche Cristo era comunista.


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