Giù il cappello, innanzitutto. Sì, per fare un primo bilancio dell’Olbia, cominciamo dal gol numero 100 di Daniele Ragatzu: un magico tocco a giro da 25 metri che meritava da solo il prezzo del biglietto, ieri. Una specialità della casa. Ieri e oggi Daniele ha fatto festa, dopo essersi commosso perché nel giorno del suo record, c’è stato un ampio spazio nel suo cuore per ricordare la sorella, venuta a mancare tempo fa proprio il 4 maggio. Ragatzu è un fulgido esempio di quei (molti) calciatori che sono passati da queste parti, si sono trovati talmente bene che alla fine hanno scelto la città gallurese come la propria residenza ideale. Lui, l’estroso attaccante di Quartu, l’ha sempre detto, ed è d’accordo anche sua moglie, una donna dolcissima alla quale tocca anche… l’ingrato compito di fargli da autista perché lui – se si tratta di guidare – preferisce mettersi al volante della sua squadra, in campo aperto, piuttosto che sedersi in quello spazio troppo angusto come quello di una vettura.

Finita l’avventura in questo tribolatissimo campionato di serie D, sarebbe sciocco affermare che nell’Olbia – raggiunta la salvezza – “è andato tutto bene madama la Marchesa”. Oltre che sciocco, significherebbe raccogliere tutta la montagna di polvere accumulata, e sistemarla così, alla rinfusa, sotto il tappeto. Forse altri si comporteranno in questo modo, regalando lodi sperticate a destra e a manca senza neanche porsi il problema di evidenziare le tante criticità di questa stagione, ma noi, finché esiste la libertà di pensiero, non faremo così. La Swiss Pro, al di là delle buone intenzioni dichiarate, deve obbligatoriamente fare autocritica per aver creato una marea di illusioni sull’obiettivo vero di una squadra che doveva raggiungere l’Everest (la serie C, almeno) e che ha invece rischiato di non essere in grado di superare la sommità di una mezza collina. Per arrivare a un momento interessante, con una squadra dal tasso tecnico decisamente superiore rispetto all’inizio della stagione, si è promesso molto ma si è mantenuto poco. Si è cambiato molto, ci si è lasciati andare in una bella dose di bugie e la quadra giusta è arrivata alla fine di un percorso accidentato, come una strada piena di buche che nessuno sapeva (o poteva perché mancava la materia prima: cioè il denaro) riparare. Si è cambiato senza disporre di un progetto strategico ben definito. Spesso al buio, fino a giungere a una rosa di oltre 30 giocatori. Carta bianca a Ninni Corda, all’inizio. Assunzione di un tecnico di richiamo come Marco Amelia (che ha salvato il Sondrio), e licenziamento dello stesso. Arrivo, al posto dell’ex portiere della Nazionale, di Lucas Gatti, una meteora rimasto in carica per un mese (9 ottobre-9 novembre 2024), dimissionario ufficialmente “per motivi familiari” che nessuno ha mai svelato. Ingaggio del brasiliano Ze Maria, che oggi va fiero della salvezza raggiunta senza considerare che la società gli ha garantito non solo l’arrivo di pezzi del calibro di Ragatzu, Biancu, Buschiazzo (che andavano ad aggiungersi agli ottimi Arboleda, De Grazia e Costanzo) ma anche di altri elementi che hanno allargato la rosa, arricchendola sul piano tecnico. All’allenatore va dato atto di aver individuato un assetto e di averci creduto, quindi la sua missione può dirsi compiuta. Ma, per favore, non ci si venga a dire che sul piano personale sia un esempio di socievolezza ed empatia. Come hanno rimarcato anche numerosi suoi colleghi (ed ex colleghi), sta sempre e comunque sulle sue. Non dà confidenza. Con i calciatori, va a corrente alternata passando dalle pacche sulle spalle, ai cazziatoni per un ritardo di cinque minuti (salvo poi non rispettare lui stresso gli orari fissati per gli appuntamenti). Alla vigilia del ritorno di Ragatzu, si distinse per una dichiarazione scioccante e assolutamente incomprensibile: “Prima che arrivi, ci devo parlare io”. Non si è mai capito poi se ci ha parlato davvero e soprattutto che cosa avrebbe dovuto (o voluto) dirgli. Con gli stessi tifosi che lo salutano a fine gara, si limita a ringraziarli da lontano, con un semplice applauso, senza andare sotto la curva mare insieme con la squadra. Ora, tutti sanno (anche perché lo ha dichiarato lui) che spera nella riconferma perché “a Olbia si sta bene”, ma sembra di capire che corra qualche rischio perché agli attuali padroni del vapore non sarebbero andate a genio le sue esternazioni sui mancati pagamenti, alla vigilia dell’ultima partita con la Gelbison.

A proposito di proprietà, la Swiss Pro (Benno Raeber è molto attivo) sta pensando a come impostare la prossima stagione, incurante delle voci secondo le quali esisterebbero dei gruppi pronti a rilevare l’Olbia. Uno di questi gruppi sarebbe completamente locale e farebbe capo a un ex dirigente del Tavolara. Un altro invece sarebbe continentale (romano, per l’esattezza), il terzo sarebbe formato da un gruppo imprenditoriale sardo nel campo alimentare che ha interessi a Olbia e da alcuni operatori economici locali che oggi stanno sostenendo finanziariamente il Tavolara. Ma per comprare e vendere bisogna essere in due. Se l’uomo d’affari turco Murat Yiliz vorrà sobbarcarsi ancora l’onere di proseguire a supportare la Swiss Pro come ha fatto fino a oggi, per i potenziali acquirenti non ci sarà nulla da fare.


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.