Ospitiamo volentieri il commento dell’autorevole collega Umberto Aime, per molti anni notista politico della Nuova Sardegna, già pubblicato sul sito centrostudisardegna
I Cinque Stelle vorrebbero ridurre a litigio di condominio lo strappo con il Pd sulla nomina dei commissari delle Aziende sanitarie. Sbagliano, quelli del Movimento, con in testa la presidente della Regione. Perché Alessandra Todde è stata la prima ad affermare: “Non è uno strappo, gli strappi sono ben altra cosa”, nel suo primo commento a caldo dopo la mancata partecipazione degli assessori Dem (e quindi di tutto il partito) alla seduta in cui la Giunta ha approvato l’elenco dei traghettatori. Proprio perché, all’indomani dell’Aventino, in un comunicato ufficiale. i vertici del Pd hanno scritto che quelle nomine – testuale – sono da considerare “ imperfette sotto il profilo giuridico, tecnico e politico”. Quindi, il voler pretendere di ridurre il tutto a una bagattella tra condomini rischia di apparire come presunzione, o peggio un evidente distacco dalla realtà. Perché c’è scritto molto altro tra le righe in ognuno di quei tre “peccati capitali” sollevati, denunciati, dal Partito Democratico nel comunicato post nomine.
1) E’ evidente che il partito di maggioranza relativa, il Pd, si sia stufato dei metodi fin troppo spicci dei Cinque Stelle, quando il Movimento ha che fare con materie giuridiche, come potrebbe essere accaduto anche nell’ultima campagna elettorale, quella sfociata nell’ordinanza del Collegio di garanzia (super multa e conseguente decadenza a carico della presidente Todde) e ora pendente in Tribunale.
2) E’ poi evidente che, sempre il Pd., cominci a essere insofferente quando l’élite dei Cinque Stelle deve destreggiarsi tra le necessarie pieghe tecniche, finendo – è questo il tenore dell’accusa – per banalizzare tutto, mentre le regole andrebbero rispettate comunque anche quando sono fastidiose.
3) Infine, ancora il Pd, ha ricordato ai Cinque Stelle che la politica – da qualunque parte la si guardi – non può essere solo uno straccio con cui far credere che la trasparenza si debba limitare a ripulire semmai le vetrate di Villa Devoto. No, la politica meriterà d’ora in poi maggior considerazione, anche quando ci sono da assegnare fette di potere. In estrema sintesi, dopo aver studiato a fondo i tre “peccati capitali” contestati, mettendo nel mazzo anche chi li ha commessi, i peccatori, il Pd ha ribadito alla presidente e ai Cinque Stelle che così non si può andare avanti quando si fa parte di un Campo largo, ormai però slabbrato. Soprattutto sulla e nella sanità, capitolo delicatissimo (e anche pericolosissimo) in cui invece la maggioranza dovrebbe far proprio quest’obbligo minimo: apparire sempre compatta – se non esserlo e sarebbe meglio che lo fosse – almeno per evitarsi buona parte delle attuali critiche sul pessimo stato delle cose negli ospedali.
Per controbilanciare quanto scritto finora, va ricordato che il Pd, nello stesso comunicato, s’è premurato anche di scrivere: “Per evitare ogni azione dilatatoria, ovvero ostruzionistica, il partito ha limitato l’espressione del proprio dissenso con la mancata partecipazione a quelle scelte”, appunto le nomine dei commissari delle Aziende sanitarie, destinati a rimare in carica sei mesi più eventuali altri sei. Dunque, anche il Partito Democratico pare aver voluto confinare alla Sanità l’attuale strappo, non aprire una crisi politica vera e propria. Può essere vero anche questo, ma in ogni caso ha lanciato un avviso forte e chiaro al suo primo alleato: “Qualcosa, anzi molto, dovrà cambiare nei prossimi mesi sotto l’aspetto giuridico, tecnico e soprattutto politico”. Se poi come si augura tutto il Campo largo la presidente uscirà indenne dalla vicenda giudiziaria, basterà un rimpastino in Giunta per riportare il sereno? Può essere, ma non è sicuro. Molto dipenderà anche dall’esito delle Comunali di Nuoro a giugno. Dove, ancora una volta, il Pd ha scelto di cedere la casella del portabandiera ai Cinque Stelle, com’è già accaduto alle elezioni regionali. Perché se a Nuoro il Campo largo dovesse uscire sconfitto, i Dem potrebbero insistere anche con ancora maggior veemenza. Però, nel frattempo, lo stesso Pd dovrà chiarirsi al suo interno. L’elezione del nuovo vertice regionale non è più rinviabile: il doppio incarico di Piero Comandini (presidente del Consiglio regionale e segretario politico in Sardegna) non è più tollerabile. Anzi, rischia di essere un tappo se davvero presto il Pd vorrà chiarire, definire, i rapporti di forza con i Cinque Stelle, ma soprattutto con la Presidente. Perché se è vero, com’è vero, che nel 2024 è stata più Alessandra Todde che il Campo largo a sconfiggere gli avversari, oggi e fino all’ultimo giorno della legislatura non si potrà ancora andare avanti con la stagione di una sola donna al comando.

