Riceviamo e pubblichiamo

Gentile redazione, ho letto con attenzione il vostro approfondito bilancio sulla stagione dell’Olbia e, pur comprendendo le critiche espresse, ritengo doveroso portare alcune precisazioni e riflessioni, soprattutto sul piano umano. Per quanto riguarda Lucas Gatti, è vero che il suo percorso in panchina è stato breve, ma occorre ricordare che ha affrontato quel periodo con sulle spalle un dolore immenso: la perdita di entrambi i genitori in soli otto mesi. Una circostanza che merita rispetto e comprensione, perché può spiegare anche alcune scelte o atteggiamenti apparentemente distaccati. Ridurre tutto a un semplice fallimento tecnico non renderebbe giustizia all’uomo prima ancora che al professionista.

In merito a Ze Maria, è corretto sottolineare il merito di aver condotto la squadra alla salvezza, dando continuità tecnica in una stagione turbolenta. Tuttavia, un episodio spiacevole merita una doverosa menzione: durante una rifinitura, l’allenatore ha allontanato un giornalista presente sul campo per registrare, senza una comunicazione preventiva. Un gesto che ha lasciato perplessi, soprattutto considerando l’importanza del rapporto con la stampa locale, fondamentale per il clima di trasparenza e rispetto reciproco che tutti dovremmo promuovere intorno alla squadra. Concludo con l’auspicio che, guardando al futuro, si possa costruire un ambiente più coeso e sereno, nel quale ognuno — giocatori, tecnici, giornalisti e tifosi — si senta parte integrante di un progetto autentico, solido e rispettoso delle persone.

(Profondo rispetto umano e solidarietà sincera per Lucas Gatti, un autentico galantuomo. E molte grazie a lei che ci ha spiegato i motivi per cui il tecnico ha dovuto lasciare, colmando un vuoto di informazione che ha contraddistinto tutta la tribolata stagione dell’Olbia. Precisiamo però di non aver mai parlato di “fallimento tecnico”. Quanto al giornalista “allontanato”, si tratta del direttore di questa testata giornalistica che, in oltre quarant’anni di professione al seguito di squadre di calcio (Cagliari in serie A e B, Olbia e Tempio in C tanto per citarne alcune), ha conosciuto almeno cinquanta allenatori con i quali ha sempre intrattenuto rapporti cordiali e corretti, in molti casi trasformatisi in amicizia, nel rispetto dei ruoli. Il tecnico dell’Olbia (che ha saputo trovare un equilibrio nella squadra tipo e dunque ha i suoi meriti per la salvezza raggiunta) non ha mai chiesto scusa per quell’episodio spiacevole in seguito al quale (e per questa ragione) il direttore di moroseduto ha smesso di rivolgergli la parola e di porgli domande nelle conferenze stampa. Va comunque precisato che non si è trattato di un “allontanamento” ma di un brusco, rude e ripetuto invito a non usare il telefonino, che il giornalista utilizzava solo per ingrandire la visuale e non per fotografare (!), mentre due bravi giocatori dell’Olbia come Daniele Ragatzu e Roberto Biancu calciavano le punizioni. Per amore di verità, nessuno della proprietà che fa capo alla Swiss Pro o dello staff (compreso l’addetto stampa, il desaparecido Massimiliano Varrucciu che ha assistito alla scena insieme con il direttore generale Manuel Gonzalez e a un altro collega giornalista) hanno mai preso posizione per non urtare la suscettibilità dell’allenatore di cui evidentemente avevano paura).