Si chiama Silverfuture il racconto scritto per Einaudi (acquistabile on line) da Alice Spano, un’autrice di Olbia, figlia di genitori olbiesi, che attualmente vive a Roma. Con una scrittura limpida e scorrevole nella quale non manca la giusta dose di sfumature ironiche, Spano tratteggia la figura di una donna stanca in una Roma opaca e di un lavoro che le lascia addosso solo noia e caldo, che approfitta dell’estate per scappare dalla capitale con destinazione Berlino, dove subaffitta l’appartamento di un fotografo. I giorni si susseguono in una nuova routine di solitudine e scoperta: la città è una vertigine orizzontale, i volti sfiorati nei locali e nei musei sono incontri mancati, e la donna si muove come in apnea, invisibile e senza meta. Tutto cambia quando, in un bar dal nome profetico – Silverfuture – incontra la Tigre: una creatura irresistibile, piena di vita, desiderio e forza. Quella notte segna l’inizio di un amore tenerissimo e feroce, fatto di sesso, quotidianità, litigi, progetti. Ma l’amore, come ogni organismo vivo, non è statico, ma evolve. Con il tempo emergono le paure, le differenze, i silenzi.

Quella di Alice Spano è un’opera prima che dà l’impressione di servire quasi d’assaggio per future creazioni letterarie, una sorta di “prova generale” in direzione del suo primo romanzo. La storia regge. All’originalità e al piacere di leggere, si somma il velo di malinconia che l’accompagna e anche questo è un elemento caratterizzante di un lavoro concepito per non passare inosservato.
(Alice Spano è nata a Olbia nel 1983. Lavora come editor, consulente editoriale, docente di scrittura. È stata autrice televisiva, e dal 2018 al 2022 ha curato il programma di Book Pride, la fiera nazionale dell’editoria indipendente).


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