Basta con le parole. Da gennaio a oggi ne sono state dette anche troppe, spesso fuori luogo, se non esagerate, sparate da una parte e dall’altra della barricata. Domani, giovedì 22 maggio, sarà il Tribunale civile di Cagliari a decidere sull’ordinanza di decadenza (o meno) di Alessandra Todde dalla carica di Presidente della Regione, per presunte irregolarità nella campagna elettorale del 2024. Il Collegio elettorale di garanzia, all’inizio di quest’anno, l’ha condannata a una multa di 40mila euro, per poi inviare il tutto al Consiglio regionale, che, a sua volta, dovrebbe dichiararla decaduta, mettendo così fine a una legislatura appena agli inizi. Ma la governatrice ha ricorso, l’Assemblea poi ha sollevato anche una questione di legittimità davanti alla Corte costituzione ed ecco perché il fascicolo è finito sulla scrivania di altri giudici e finirà anche su quella della Consulta. Ipotizzare come finirà questa disputa è impossibile, perché la sfera di cristallo non è tra le mani di nessuno. In aula sarà battaglia fra le parti in causa sul filo del diritto e delle reciproche interpretazioni di una legge elettorale, corollari compresi, scritta male a suo tempo e poi applicata peggio. Aspettando la nuova sentenza del Tribunale civile, che tra l’altro non dovrebbe essere neanche definitiva, qui a farla da padrone è quanto accaduto invece da gennaio in poi.
È esplosa una rissa verbale senza precedenti, aspra e cattiva, e anche i fatti che da lì in poi si sono avvicendati hanno contribuito a far sprofondare l’intera vicenda in un corpo a corpo esagerato. Dove? Nelle stanze universitarie, negli studi legali, nelle aule giudiziarie, nei palazzi della politica e persino nei salotti più o meno privati. Tutti, proprio tutti, si sono sentititi in dovere di lanciare sospetti su questo o quello, con congetture su possibili complotti perpetrati a danno o a favore delle diverse fazioni, con addirittura l’ipotesi di un golpe attuati per sovvertire l’esito elettorale delle Regionali di oltre un anno fa. Molti di questi che purtroppo si sono fatti avanti in questi mesi convulsi, invece, avrebbero fatto bene a non avventurarsi nel ginepraio, visto che le loro esternazioni hanno solo aggiunto confusione alla confusione, polvere al polverone già esistente. Anche la magistratura, organo supremo e indipendente in cui bisogna comunque, affidarsi se si crede nella democrazia, ci ha messo del suo. Con scelte contraddittorie, con improvvise revoche di mandati in difesa delle sue precedenti decisioni, oppure con richieste destinate a indirizzare il processo ancora prima che cominciasse la discussione in aula. Al caos, in altre parole, ognuno ha contribuito con qualcosa di suo. Soprattutto lo ha fatto la politica, arrivando a scandagliare nella vita privata di giudici, avvocati e cittadini, con il tentativo di avvelenare i pozzi come se non fossero già malsani. Può sembrare presuntuoso, però, va scritto: in molti hanno sbagliato a buttare in caciara l’intera vicenda. A questo punto la domanda era e rimane una sola: la legge che regola le campagne elettorali è stata rispettata o meno dal comitato a sostegno di chi ha vinto le Regionali seppure per una manciata di preferenze? Se è stata rispettata, a deciderlo sarà il Tribunale civile di Cagliari, bisognerà prenderne atto e per forza dovranno andare oltre. Guardare al futuro, sia la maggioranza di centrosinistra (alle prese con diversi problemi al suo interno) sia le opposizioni di centrodestra (in confusione anche loro). Perché – va ricordato a tutti i partiti – esiste prima di tutto una Sardegna in crisi che va portata fuori dalla tempesta. Dalla sanità ai trasporti, dall’energia allo spopolamento sono sempre queste alcune delle molte matasse che devono essere ancora sbrogliate. Se, invece, la legge non è stata rispettata, bisognerà lo stesso prenderne atto, preparandosi a vivere una nuova campagna elettorale. Allora sì che ne vedremo delle belle (o meglio delle brutte) ancora una volta.

