Dov’eravamo rimasti? Per riannodare il filo (un po’ sdrucito) della memoria, c’è voluta una maratona di due ore, in una sauna come la sala stampa del “Nespoli”. Bisognava spiegare all’universo mondo quali sono i programmi e le ambizioni dell’Olbia calcio, che sarà guidata dalla panca da quel galantuomo di Lucas Gatti, per la serie: “A volte ritornano“. Riassumere il contenuto di quello che doveva essere un semplice incontro con i giornalisti (che poi si è trasformato in una serie infinita di interventi), è un’impresa titanica. Cercheremo di farlo in modo schematico.

La squadra. Si punterà sull’ossatura della stagione passata. Il direttore Manuel Gonzalez ha provato a fare l’omertoso, ma poi è stato costretto ad anticipare i nomi dei calciatori ritenuti essenziali per “l’approdo in serie B in quattro anni”. Ragatzu, Biancu, De Grazia, Buschiazzo, Arboleda, Costanzo. Si ripartirà da questi, come ha confermato lo stesso Gatti (il cui vice sarà Matias Mantilla), il quale che ha ammesso di “aver seguito l’Olbia da lontano, tra Londra e l’Argentina” e aver verificato che, rispetto alla rosa a sua disposizione, era tutt’altra roba. E infatti la salvezza è arrivata soprattutto grazie agli innesti degli atleti citati poc’anzi.

Il tecnico. Gatti si è scusato per essere andato via improvvisamente e ha spiegato che la sua decisione era stata dettata dalle precarie condizioni di salute del padre che non potevano essere rivelate. “Era un personaggio pubblico, potete capire il motivo. Poi, ad aprile, è venuto a mancare. Il sistema di gioco? Non sono innamorato di un modulo particolare, ma faccio in modo di attuarlo in base alle condizioni e alle caratteristiche dei calciatori che ho a disposizione. La società sta lavorando per la conferma di alcuni elementi base, ma credo che per esempio occorra un altro Maspero, qualche innesto in difesa e in mezzo al campo. Vorrei portare l’Olbia dove merita di essere, ci proveremo con tutte le forze, e mi rivolgo in particolare ai giocatori. Conosco il valore dei soldi ed è giusto che chi lavora debba essere pagato, ma non mi piacciono coloro che giocano per i soldi”.

La proprietà. La conferenza si è aperta con una lunga e articolata relazione di Benno Räber, quello che sembra essere il vero “deus ex machina” del club (il presidente Guido Surace ha seguito i lavori in mezzo agli ospiti), il quale ha sottolineato la “portata internazionale di un progetto destinato a durare nel tempo, con affiliazioni, sponsor, tornei, inclusione sociale, calcio femminile (il progetto è quello di approdare in serie B in due stagioni, partendo dall’Eccellenza, attuale categoria delle ragazze)”.

I campi. Il “Nespoli” sarà disponibile per altri due anni, ma dovrà essere utilizzato con attenzione, per preservarlo. Nel frattempo, bisognerà trovare un’altra struttura (il Geovillage non è più disponibile dopo lo “sfratto” intimato all’Olbia dal Cipnes per gravi inadempienze), così come dovrà essere individuata la sede del ritiro “da fare in Sardegna” dal 23 luglio a Ferragosto. L’ipotesi più probabile è Monti. In proposito Gonzalez pare abbia preso i primi contatti con l’amministrazione comunale.

Da sinistra Fabrizio Lucidi, Francesco Checco Milia, Nino Sanciu, il tecnico Lucas Gatti e Benno Räber

Rapporti col Comune di Olbia. Forse questa è la novità più rilevante. Oltre alla presenza della responsabile della comunicazione del sindaco Settimo Nizzi, Cristina Marino (in pratica l’ombra del primo cittadino), c’era anche Nino Sanciu, consigliere comunale di Forza Italia (nonché responsabile cittadino del partito), il quale ha preso la parola in rappresentanza di Nizzi per rimarcare “il legame tra l’Olbia e l’amministrazione, e le congratulazioni per la scelta di valorizzare i giovani”. Benno ha poi spiegato (in inglese) che è indispensabile “proseguire su questa strada”. Il club si è finalmente reso conto che tutto il cammino dell’Olbia sarebbe stato sempre più complicato se non ci fosse stato il “placet” di Nizzi, che non tollera (gli viene l’orticaria) chi tenta di scavalcarlo o, peggio, di ignorarlo e di non informarlo preventivamente su tutto ciò che accade in città, anche se si tratta di facezie. All’incontro – va segnalato – sarebbe stato invitato anche l’assessore al Turismo e ai Grandi Eventi Marco Balata che però non si è visto.

Il settore giovanile. Anche questo è stato un aspetto non secondario. Ne ha parlato con dovizia di particolari il responsabile Fabrizio Lucidi (sono previsti i campionati under 10, 11, 12, 13, 14, 15, 17 e 19). “Quattro giovani di Olbia (classe 2007 e 2008- ha sottolineato Lucidi – come Bertini, Vacca, Cubeddu e Cassitta saranno aggregati alla prima squadra”. Si è soffermato a lungo sempre sull’importanza di valorizzare i giovani talenti Francesco Checco Milia, ex giocatore dell’Olbia, genero di quel Bruno Selleri (gloriosa bandiera dell’Olbia, da calciatore e da presidente) che dà il nome alla società presieduta dalla figlia Emanuela, che si fa il mazzo da 15 anni per occuparsi dei giovani. In un intervento appassionato, Milìa ha ripetuto “che noi siamo l’Olbia, siamo cresciuti nell’Olbia, nel settore giovanile guidato da Francesco Sotgiu (presente alla conferenza), abbiamo mangiato Pane e Olbia e dunque la nostra collocazione è questa”.

I rapporti con Marino e l’Olbia 1905 Academy. Alla precisa domanda sulla composizione societaria, Benno Rãber ha dichiarato che “tutto è rimasto come sapete”. Cioè Alessandro Marino e gli altri due soci continuano a essere titolari del 30 per cento delle quote sociali. Quanto alla seconda questione, il massimo dirigente dell’Olbia ha consegnato alla stampa (ma anche a uno dei leader dei sostenitori dell’Olbia della Curva Olbiamare Emiliano Giagnoni) un documento nel quale si tira in ballo un accordo firmato “il 27 settembre 2021 tra Alessandro Marino e Gianni Spanu valido fino al 30 giugno 2025, che si rinnova automaticamente, salvo disdetta di una delle parti, per altri cinque anni. L’Olbia calcio fino a oggi non ha ricevuto alcuna disdetta e non ha ricevuto alcune parti dei compensi che i genitori dei giocatori hanno versato all’Olbia 1905 Academy”. Insomma, ci sarebbero diverse violazioni contrattuali (compresa quella della sponsorizzazione da parte della Mizuno e dell’utilizzo del marchio “Olbia” e “Academy“. Si ha l’impressione che la vicenda non si chiuda qui.