Sarò stato parecchio distratto ma sino a qualche giorno fa non sapevo chi fosse Angelo Duro. Ho scoperto che è un attore di successo con numeri importanti al box office: dieci milioni di incassi nelle sale cinematografiche per un film, “Io sono la fine del mondo” che adesso è in proiezione sulla piattaforma principale per il cinema e naturalmente staziona al primo posto. Sono andato a sbirciare il film e ho visto che è costruito su una collana di gag, tipiche della tv più becera, con un umorismo che ricorda quello degli scolari delle medie inferiori in gita nelle ultime due file del bus. Tutto condito dal populismo degli odiatori che abitano nel web e si ribellano al rispetto dell’altro affermando: “Non possiamo più dire come la pensiamo, c’è troppo buonismo”! La mia domanda è semplice: perché ha successo un personaggio che deride le categorie più fragili, incarnando il cattivismo senza remore, che colpisce le persone con difficoltà, i disabili, gli anziani e ridicolizza persino i malati e che riserva alle donne un trattamento speciale visto che tutte sono definite puttane e l’epiteto viene affibbiato persino a una neonata. Che cosa è successo agli italiani che si beano di insulti e banalità? La prima risposta viene spontanea guardando la politica di oggi: piace la cattiveria pura! E non perché dietro ci sia un pensiero politico, è lo sfogo di chi confonde l’educazione e la sensibilità umana con il politicamente corretto. Angelo Duro è un attore e come tale ha capito che cosa vuole il pubblico; non stiamo discutendo l’uomo ma il personaggio che porta sulle scene e viene osannato “perché dice quello che non si può dire”. Ma il politicamente scorretto è un’arte sottile di cui erano dotati i nostri attori, cavalieri della satira e della commedia all’italiana. Alberto Sordi e Paolo Villaggio, a esempio, sono stati maestri di quell’arte sempre controcorrente; sono politicamente scorretti Antonio Albanese, Checco Zalone o Woody Allen tanto per fare dei nomi. Ma con Duro siamo precipitati in un’altra era. C’è una donna non particolarmente avvenente che, porgendogli un volantino ecologista, gli dà del menefreghista e gli chiede: “Tu cosa fai per salvare il mondo”? Duro la squadra e le risponde: “Non mi accoppio con te”. Al disabile che rivendica un parcheggio sulle strisce bianche peraltro avvistato in anticipo, il protagonista chiarisce: “Questo è un parcheggio per persone sane. L’unica cosa che ti funziona sono gli occhi perché non li usi? Vatti a cercare un altro posto”! Duro dà voce a chi vive una vita complicata e vede in tutti gli altri dei privilegiati magari anche perché da disabili hanno diritto al parcheggio riservato. È la filosofia illustrata dal generale Vannacci o da un barbuto giornalista, l’inquietante Cruciani, che, incurante di lavorare per una radio importante come 24 Ore, si limita a insultare tutti coprendo il prossimo di parolacce che non scandalizzerebbero più nessuno se fossero adoperate con un senso. Con mister Duro l’invidia sociale verso chi ha un po’ di più diventa una “rivolta” contro tutti. E c’è chi ride perché il personaggio del film obbliga la mamma con l’artrosi a salire interminabili scale; somministra al padre i biscotti del cane, prende in giro le persone grasse, e questo in realtà l’ha fatto pure Albano, il quale ha invitato una donna sentitasi male durante un suo inutile acuto, a dimagrire. Segno dei tempi. In aeroporto a Duro viene chiesto di pagare il sovrapprezzo per la valigia ma accanto a lui c’è una persona obesa e il nostro se la prende con la compagnia aerea: “Sto ciccione ha tre bagagli nello stomaco e non paga niente. Dovete pesare il corpo non la mia valigia”. Battute dello scavezzacollo della provincia italica che negli anni Sessanta e Settanta sedevano al bar della piazza o sui muretti accanto alla stazione. Il film, come avete capito, non ha una trama, non c’è coerenza nella sceneggiatura ma questo a noi interessa poco, non siamo qui a fare la recensione. Mi resta il dubbio: perché siamo passati dal Medico della mutua a “Io sono la fine del mondo”. È questa l’egemonia culturale di cui vaneggiano alcuni solerti ministri?
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Duro, un attore che deride i più fragili, offende le donne e ridicolizza malati e disabili. Questa non è arte ma un inno alla cattiveria
Nel film “Io sono la fine del mondo” non si contano gli insulti e le banalità nei confronti delle categorie più deboli pronunciati nel nome del “c’è troppo buonismo”, incarnando il “cattivisimo” senza remore. Ma il politicamente scorretto è un’altra cosa: l’abbiamo conosciuto con Sordi, Villaggio, Albanese e Zalone
3–4 minuti

L’attore Angelo Duro
