Al Grand Hotel President di Olbia si è svolta di recente la cerimonia di consegna delle borse di studio, messe a disposizione dal Rotary Club “Olbia Centro”, per premiare due ricerche sulla storia nuragica del nostro territorio. Le borse di studio, del valore di mille euro ciascuna, sono state consegnate ai vincitori dal Presidente del Rotary Club “Olbia Centro”, Giovanni Forteleoni. Il riconoscimento è andato a Carlo Pittalis, studente della scuola media Armando Diaz di Olbia, Laura Serra, Isabella Solinas, Alessia Melis, Elisa Demuro, Emma Balloi, Anna Rita Maria Piredda, Lara Perniceni, e Massimo Careddu, tutti del Liceo Classico Antonio Gramsci di Olbia. Alla cerimonia, oltre ai soci del Rotary Club “Olbia Centro”, hanno partecipato il dirigente scolastico del liceo Gramsci Salvatorica Scuderi, i docenti dello stesso liceo che hanno seguito e coordinato il gruppo di lavoro e i familiari degli studenti premiati. Il Rotary Club “Olbia Centro” si sta impegnando a favore delle nuove generazioni olbiesi per stimolare le stesse verso un impegno attivo in ambito culturale, con particolare riferimento alla storia del nostro territorio ed alla valorizzazione dei beni storici ed artistici dello stesso, con l’obbiettivo di garantire la più precisa ricostruzione dei fatti storici che hanno caratterizzato la vita e l’evoluzione del nostro territorio e delle nostre comunità.

Gli studenti del “Gramsci” riscoprono il Pozzo Sacro di Sa Testa, un gioiello archeologico dimenticato

Nascosto tra la macchia mediterranea di Pittulongu, a pochi chilometri dal mare, si trova uno dei siti più suggestivi della Sardegna nuragica: il Pozzo Sacro di Sa Testa. Le classi VB e VC del Liceo Classico “Antonio Gramsci” di Olbia hanno deciso di raccontarlo, dopo averlo studiato, visitato e vissuto.


Un patrimonio a pochi passi da casa

In tanti, tra gli studenti, non avevano mai visto il sito prima. Eppure è lì da millenni, testimone silenzioso di una civiltà affascinante e ancora in gran parte sconosciuta. La visita è nata da un progetto scolastico, preceduto da un percorso di preparazione con i docenti delle discipline umanistiche e materiali sull’archeologia nuragica.

Obiettivo: non solo conoscere, ma anche raccontare, riscoprire, riflettere.


La civiltà nuragica e i pozzi sacri: un culto dell’acqua

I Nuragici – popolazione autoctona sviluppatasi in Sardegna tra il II e il I millennio a.C. – vivevano di agricoltura e pastorizia. In un contesto dove l’acqua era bene prezioso, i pozzi sacri divennero centri religiosi, oltre che risorse vitali.

Le caratteristiche dei pozzi:

  • vestibolo con sedute cerimoniali;
  • canaletta per lo scolo dell’acqua;
  • scala di accesso;
  • camera sotterranea coperta a tholos, dove l’acqua veniva conservata anche durante i periodi di siccità.

Il tutto era racchiuso in un recinto sacro, luogo di riti religiosi, offerte votive, e – secondo alcune ipotesi – anche cerimonie di purificazione e giudizio.


Sa Testa: geometria sacra tra le pietre di Gallura

Il Pozzo Sacro di Sa Testa, scoperto casualmente nel 1938, rappresenta un esempio emblematico di architettura nuragica religiosa. Restaurato negli anni Sessanta, è costruito con blocchi di granito squadrati a secco, perfettamente incastrati tra loro.

Scendendo la scalinata e osservando il riflesso dell’acqua nella camera buia, gli studenti hanno sperimentato un’emozione inaspettata: un contatto quasi spirituale con un passato che parla ancora.


Un luogo che unisce cielo e terra

Molti degli alunni hanno riflettuto sull’esperienza come un viaggio interiore:

“Scendere le scale ci è sembrato come scendere dentro noi stessi. Come se l’acqua, in fondo, riflettesse anche le nostre emozioni.”

Altri hanno immaginato le antiche cerimonie: uomini e donne nuragici che pregavano in silenzio, chiedendo pioggia o guarigione. Il pozzo diventa così un ponte tra la dimensione umana e quella divina, tra il presente e la memoria.


Un patrimonio dimenticato (e trascurato)

Nonostante la sua bellezza e importanza storica, il Pozzo Sacro di Sa Testa è oggi poco conosciuto, poco segnalato, scarsamente valorizzato. I cartelli informativi sono deteriorati, il sito è difficile da raggiungere e privo di adeguata promozione turistica.

“Ci siamo chiesti perché monumenti come Stonehenge siano famosi in tutto il mondo, mentre pochi sardi conoscono Sa Testa.”

Anche i siti vicini – come il Nuraghe Riu Mulinu o la Tomba dei Giganti di Su Mont’e S’Abe – soffrono dello stesso destino.


La Sardegna nuragica chiede ascolto

Per gli studenti del “Gramsci”, questa esperienza è stata più di una semplice visita scolastica: è diventata una missione di riscoperta e di consapevolezza.

“Il pozzo è vivo se lo attraversiamo con rispetto. È un’eredità da raccontare, custodire, trasmettere.”


Conclusione: un invito a guardare con occhi nuovi

Il Pozzo Sacro di Sa Testa è molto più che un monumento antico: è una voce che ci parla dal profondo della storia. Una voce che chiede attenzione, cura, memoria. Una voce che può ancora ispirare le nuove generazioni.

È ora che anche noi, sardi e italiani, impariamo a vedere la nostra terra con occhi più consapevoli. Non per nostalgia, ma per dignità.


Autori del progetto

Alessia Melis – Emma Balloi – Elisa Demuro – Laura Serra – Isabella Solinas – Lara Perniceni – Irene Demuro – Lucia Cubeddu – Massimo Careddu – Anna Rita Piredda – Luisa Sanna
Classi VB e VC – Liceo Classico “Antonio Gramsci”, Olbia