Il nuovo saggio di Filippo Pace, docente di lettere e critico letterario, su Sergio Leone è un viaggio profondo tra mito, violenza e nostalgia Nel cinema di Sergio Leone infatti convivono infanzia e morte, favola e ferocia, mito e Storia. Il suo linguaggio visivo ha riscritto le regole del western e ha saputo parlare all’inconscio collettivo con una forza rara. Il saggio Sergio Leone: mito e poesia di Filippo Pace esplora con lucidità e passione le radici più profonde di quest’opera cinematografica: l’oralità come ritorno alle origini, il corpo come sacrario della violenza, la nostalgia come traccia di un tempo perduto. Un’analisi critica originale e intensa, che restituisce al cinema leoniano la sua anima più inquieta e poetica. “Un tributo colto – è stato osservato -, intimo, necessario a un autore che ha saputo coniugare la violenza del mito con l’elegia dell’innocenza. Un libro che è al tempo stesso lettura tematica, proposta interpretativa sorprendente e meditazione esistenziale“.
L’autore
Filippo Pace, nato a Sassari, è docente di Lettere al Liceo Scientifico “Mossa” di Olbia. Critico letterario, saggista e narratore, è una voce fuori dagli schemi, capace di attraversare generi e linguaggi senza mai perdere coerenza stilistica.
Tra le sue pubblicazioni:
- C’era una volta la rivoluzione (2012)
- L’uomo che lottava contro i cani (2016)
- Sado lesbo rock. Epica del deviante (2019)
- La ballata della regina senza testa (2017)
- Raccontami ancora quell’ultima estate (2022)
Ha inoltre firmato i saggi Colte idiozie (2014) e Il romanzo esistenzialista del secondo Novecento italiano (2014), diretto il cortometraggio Sarà dolce per noi e cura il blog “Lettere dalla luna”.

