“Non meritano rispetto, debbono stare zitti. La nobiltà è qualcosa che sta nel cuore, non nei titoli onorifici”. Settimo Nizzi (ri)sfodera la sua proverbiale grinta per muovere un duro attacco alla famiglia Donà dalle Rose, in particolare al conte Luigino e al figlio Leonardo. Non li nomina, ma il sindaco replica duramente alle accuse di cementificazione selvaggia arrivate dalla Fondazione di Porto Rotondo, e spiega – rispondendo a una considerazione del Dem Gianluca Corda che “non può esserci alcun braccio di ferro tra noi e loro”. Poco prima, i nobili veneziani erano stati tirati in ballo “per le loro polemiche inutili” anche dall’assessore all’urbanistica Bastianino Monni, durante la sua relazione al Piano da 20mila metri cubi che, appunto, riguarda il borgo turistico e in particolare sulle osservazioni presentate da alcuni proprietari per la bocciatura di quella volumetria. Nessuna bocciatura, invece, da parte del consiglio comunale che ha respinto (quasi con rabbia) tutte le osservazioni (illustrate dalla presidente della commissione urbanistica Cristina Mela) che invece hanno incassato il voto favorevole del gruppo Pd (che tra l’altro, come vedremo in un altro articolo, sta per perdere un pezzo). Il sì ai 20mila metri cubi previsti dal Puc è stato ampiamente spiegato dallo stesso sindaco. “Per anni abbiamo cercato un dialogo con chi oggi ci dà lezioni di tutela ambientale, dopo aver richiesto l’applicazione di ciò che era previsto dal 1998, quando la volumetria complessiva del Piano era di circa 40mila metri cubi”. Insomma, all’appello ne mancano appunto 20mila e “stranamente – ha rimarcato Nizzi – oggi protestano coloro che negli anni hanno costruito dove e quando volevano”.