In molte immagini (come quella pubblicata qui sotto) si può vedere la ripartizione in regioni storiche della Regione italiana dell’Emilia Romagna. Esiste una zona ampiamente predominante per estensione – l’Emilia – e una residuale, ugualmente però meritevole di menzione e visibilità, la Romagna. Senza fare bischerate, si è deciso di citarle entrambe nella denominazione ufficiale! Ciò perché in quei territori la politica locale vede di buon occhio l’equa visibilità tra le due anime, il lieto e quieto vivere tra le due popolazioni, non esistono istinti di prevalenza e supremazia. Anzi – essendo questi ultimi atteggiamenti infantili e sintomo di poco sale in zucca – le contrapposizioni di tipo tribale al fine puerile di appendersi medagliette di primato al petto, sono state bandite fin da subito.

Nell’immagine pubblicata qui sopra invece si può ammirare la bellezza del nord-est sardo, caratterizzato in prevalenza da due distinte anime territoriali, culturali e linguistiche, spesso anche esistenti in contemporanea nello stesso spazio fisico e mai in reale contrapposizione tra le pieghe della storia, vista l’intelligenza e il buon senso dei nostri antenati. Il problema è che dei politici ottusi di oggi – che probabilmente sono rimasti come livello mentale alle lotte tra bande di asilesca memoria – al momento in cui c’è stato da riesumare una provincia abrogata da un referendum popolare, con un colpo di mano last minute, senza consultare e far decidere le singole comunità coinvolte, hanno deciso in maniera bambinesca di imporre come denominazione solo quella di una delle due anime, lasciando nel dimenticatoio l’altra, che rappresenta il 40-45% dell’intero territorio, mica bruscolini! Siamo lontani anni luce dalla civiltà e dal buon senso della politica emiliana-romagnola: qua siamo ancora alle lotte di supremazia, dove chi è più forte, più furbo, cerca di sovrastare gli altri. E lo fa con vero gusto sadico e da ciò ne acquisisce viva soddisfazione!

Ora, in sede di creazione di una lista unitaria per le prossime elezioni provinciali, pare che il Montacuto (non Monte Acuto, che è invece il monte che ha dato il nome alla regione storica, ma è bene non ingenerare confusione) sia stato citato assieme all’immancabile Gallura. È un bel passo, bisogna ammetterlo, ma non ci si può accontentare della “quarta di copertina”. La pari visibilità tra i due territori deve essere garantita sempre, non solamente nelle occasioni estemporanee e di secondo piano. A partire dalla denominazione ufficiale della Provincia: o si dà visibilità alla città più rappresentativa dell’intero territorio – come succede per la stragrande maggioranza delle province della Repubblica – o se si vuol proseguire nella bella intenzione di evidenziare le regioni storiche presenti, si citano ambedue, la Gallura e il Montacuto. AGGIUNGERE E NON TOGLIERE, regola aurea di buon senso e che non scontenta nessuno. Ergo, togliere la definizione Nord-Est Sardegna – che aveva una sua valenza solo se in solitaria, come elemento di neutralità – e aggiungere MONTACUTO!

Lo stesso stemma provinciale è da emendare. Il Montacuto non può essere rappresentato da una torretta anonima, che nessuno mai abbinerà a tale regione storica. Il simbolo del Montacuto è la morfologia stilizzata del Monte Acuto, come è presente nello stemma del Comune di Berchidda, e ancor meglio in quello del Comune di Oschiri. Vediamo se la nuova provincia vorrà partire con il passo giusto, ovviando al grave errore politico di voler far primeggiare solo una casacca tra le due presenti! Vediamo pure se sindaci ed amministratori del territorio del Montacuto vorranno finalmente prendere una posizione seria e netta su questa questione di giustizia ed equità: non esistono comunità di Serie A e altre di Serie B, non esistono territori bellissimi ed altri meno belli, tanto da dover citare solo i primi! Bisogna avere orgoglio ed attributi per far valere le proprie ragioni.

A bìdere istamus….