Chissà quanti miei coetanei, e con quanta nostalgia, si ricordano di quando le spiagge erano libere. Bastava fare qualche decina di metri di sentiero di campagna e ci si poteva spaparanzare dove si voleva, senza nessuno che ti cacciasse da quel pezzo di arenile. Poi, non mi ricordo quando, improvvisamente, la parola d’ordine diventò “Privatizzare è bello” e si cominciò a dare ai privati tutto ciò che prima apparteneva allo stato e cioè tutti noi, dalle spiagge, agli specchi d’acqua, dalle autostrade, alle ferrovie, dall’energia alle reti telefoniche. Ci fu uno stimato presidente del Consiglio che, in un battibaleno, mise in vendita tutta l’industria nazionale, almeno tutta quella che produceva profitti.
I giovani neanche se l’immaginano quel mondo, non bisognava avere la laurea in ingegneria o economia e commercio per capire qual’era l’offerta telefonica migliore. Bastava rivolgersi alla SIP, Società italiana per le telecomunicazioni, che era l’unica compagnia telefonica esistente e, dopo aver stipulato il contratto, nessuno ti chiamava ogni mezzora per sottoporti un’ altra, più favorevole offerta.
Ma così va il mondo. Ci dicono che le privatizzazioni favoriscono la concorrenza e quindi anche noi consumatori, e, poiché ce lo dicono tutti, mass media e classi dirigenti, dobbiamo crederci per forza.
Per fortuna abbiamo il Servizio Sanitario Nazionale, che appartiene ancora allo Stato, almeno fino a quando ti serve veramente. Spesso se chiediamo un esame un po’ complicato, ci dicono che non ci sono né medici né attrezzature disponibili, però se telefono ad una clinica privata li ci sono sia i medici che le strumentazioni più sofisticate. Con un sospiro di rassegnazione guardo il cielo stellato, almeno quello non ce lo possono togliere. Invece no, anche i cieli sono privatizzati. C’è un signore che ha in orbita qualche migliaio di satelliti ed è in grado di controllare tutto e tutti, mentre i suoi concorrenti, anche se si sono mossi un po’ più tardi, hanno programmi tali da saturare completamente i nostri cieli.
Allora respiriamo con sempre maggiore ansia per la paura che prima o poi venga privatizzata anche quella.
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“Privatizzare è bello”: con questa scusa ci stanno togliendo le spiagge e anche il cielo stellato
Chissà quanti miei coetanei, e con quanta nostalgia, si ricordano di quando le spiagge erano libere. Bastava fare qualche decina di metri di sentiero di campagna e ci si poteva spaparanzare dove si voleva, senza nessuno che ti cacciasse da quel pezzo di arenile. Poi, non mi ricordo quando, improvvisamente, la parola d’ordine diventò “Privatizzare…
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